«Navalny è coraggioso
ma anche astuto»

L’intervista

Le valutazioni di Eleonora Tafuro Ambrosetti dell’ISPI sull’arresto dell’oppositore russo

«Navalny è coraggioso<br />ma anche astuto»
Il leader dell’opposizione russa Alexey Navalny nella stazione di polizia di Khimki, nella periferia di Mosca. © @Kira_Yarmysh /via AP

«Navalny è coraggioso
ma anche astuto»

Il leader dell’opposizione russa Alexey Navalny nella stazione di polizia di Khimki, nella periferia di Mosca. © @Kira_Yarmysh /via AP

Alexey Navalny lunedì si è visto convalidare in arresto il fermo di domenica. È stato il giudice ad andare da lui, alla stazione di polizia del sobborgo di Khimki, dov’era detenuto. Uno strappo alla prassi giudiziaria. Qual è la posta in gioco? Ne parliamo con Eleonora Tafuro, ricercatrice dell’ISPI (Istituto per gli studi di politica internazionale) di Milano.

Come mai Navalny è tornato in Russia sapendo che lo avrebbero arrestato?
«Perché è coraggioso, ma anche furbo in quanto ha messo Putin alle strette. Infatti quando ha annunciato che sarebbe tornato a Mosca, ha messo il Cremlino di fronte a due opzioni. Putin poteva ignorarlo, ma in questo modo Navalny avrebbe ripreso a fare politica in Russia, rappresentando una spina nel fianco per il regime in vista delle elezioni di settembre per il rinnovo della Duma (la Camera bassa del Parlamento russo ndr), viste le difficoltà che incontra l’economia russa e le proteste in Siberia che continuano dalla scorsa estate. La seconda opzione che ha valutato Navalny è che con una sua incarcerazione (come è avvenuto lunedì ndr) Putin mostra di temerlo».

Le accuse del Cremlino nei confronti di Navalny sono molto pretestuose. Cosa denota tale atteggiamento da parte di Putin?
«Putin non è certo il primo leader autocratico che usa l’accusa di corruzione come arma nei confronti dei suoi oppositori politici. Tuttavia il fatto che l’accusa di corruzione venga usata contro Navalny, che è un oppositore ma anche un attivista anticorruzione, un avvocato specializzato proprio nell’ambito della lotta alla corruzione fa ancora più specie che sia la corruzione l’arma usata dal Cremlino contro di lui. Putin pensa che sia proprio la corruzione l’arma più efficace contro Navalny (Navalny è accusato di aver incassato denaro raccolto dai suo sostenitori ndr)».

Secondo l’Alto rappresentante UE per la politica estera Josep Borrell la politicizzazione della giustizia è inaccettabile. I rapporti tra Russia e UE rischiano di deteriorarsi ulteriormente?
«A livello di Unione europea si sta già discutendo di un possibile inasprimento delle sanzioni nei confronti di Mosca (erano già scattate dopo l’invasione della Crimea e dopo l’avvelenamento di Navalny ndr). Per la Russia la sanzione più dolorosa sarebbe l’interruzione definitiva del gasdotto Nord Stream II. Una ritorsione che aveva già paventato Angela Merkel dopo l’avvelenamento di Navalny la scorsa estate. Ma tale provvedimento non è andato in porto perché anche per la lobby economica tedesca sarebbe un disastro interrompere questo progetto mastodontico».

Quindi per il futuro cosa possiamo attenderci?
«La Germania in Europa è un Paese chiave per le relazioni con la Russia, per cui bisognerà attendere l’esito delle elezioni tedesche di settembre. Bisognerà inoltre vedere come si comporterà il presidente eletto USA Biden in questa vicenda. Trump aveva minacciato delle sanzioni contro la Germania per il progetto Nord Stream II. Penso però che Biden farà un uso più sensato delle sanzioni rispetto a Trump. Biden comunque è più determinato nella difesa dei diritti umani e infatti ha già twittato delle dichiarazioni a sostegno di Navalny. Per il futuro bisognerà dunque tenere sott’occhio queste due variabili».

Cosa pensa l’opinione pubblica russa di Navalny dopo l’avvelenamento con il Novichok?
«Secondo un sondaggio condotto dal Centro Levada alla fine di settembre, il 20% degli intervistati approvava le attività di Navalny. La sua popolarità è in aumento, visto che nel 2019, il suo indice di gradimento era al 9%. Putin però è intorno al 65-70%. Nello stesso sondaggio si chiedeva cosa pensassero dell’avvelenamento di Navalny e il 55% ha risposto di non credere che si sia trattato di un atto deliberato. Va ovviamente tenuto presente il contesto mediatico russo dove non vi sono dei media particolarmente liberi sui quali le critiche al Cremlino possono essere diffuse senza problemi. Ci sono dei mezzi d’informazione liberi, alcuni giornali ma soprattutto siti online. Ma nelle zone remote del Paese una certa fascia di età guarda la tv per informarsi e la televisione è fondamentalmente legata alla narrativa del Cremlino».

Pandemia e crisi economica stanno facendo calare la popolarità di Putin?
«C’è stato un forte crollo della popolarità di Putin soprattutto dopo la riforma delle pensioni, ossia dopo l’innalzamento dell’età pensionabile. La sua popolarità restava alta ma sotto il minimo storico della media dei sondaggi d’opinione. È evidente che i problemi economici sono quelli che possono causare una diminuzione della popolarità di Putin, però d’altro canto si vede come la popolarità del presidente oggi sia di nuovo in crescita, intorno al 65%. Putin è molto bravo a scaricare le responsabilità sul Governo, mentre lui si occupa dell’aspetto strategico del Paese, invece tutto quello che riguarda l’economia e la gestione ordinaria del Paese è affidato al Governo, quindi ciò influisce sulla popolarità del premier russo Michail Mishustin».

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