Negoziati tra USA e talebani vicini a una svolta

Afghanistan

Dopo oltre un anno di trattative, l’intesa potrebbe essere siglata entro questa settimana

Negoziati tra USA e talebani vicini a una svolta
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I negoziati tra Stati Uniti e talebani hanno segnato un «notevole progresso». Parola, via Twitter, del presidente afghano Ashraf Ghani. Il presidente statunitense Donald Trump ha dato un’approvazione condizionata ad un accordo di pace con i talebani, scrive il New York Times, mentre la CNN rilancia sostenendo che l’amministrazione Usa vuole annunciare un accordo con i talebani entro questa settimana per ridurre le violenze e arrivare ad una tregua.

Un’intesa tra Stati Uniti e talebani, dopo oltre un anno di difficili negoziati svolti in territorio neutrale, in Qatar, sembra dunque questa volta davvero a portata di mano. Resta tutto però da vedere lo spessore di tale intesa, e quello che finora trapela non è particolarmente incoraggiante.

Innanzitutto si parla genericamente di una «riduzione della violenza» e non di un cessate il fuoco. E questo perché, ha spiegato il generale John Hyten, vice capo di stato maggiore interforze statunitense, l’Afghanistan «è così dispersivo e le comunicazioni sono così difficili che ci saranno sempre problemi».

Secondo il New York Times, l’accordo sarà del resto firmato solo se i talebani dimostreranno il loro impegno per una riduzione duratura della violenza applicando «un periodo di prova di circa sette giorni alla fine di questo mese». Nel caso tutto funzionasse, gli Stati Uniti inizierebbero allora un graduale ritiro dei loro 12-13’000 soldati e i talebani inizierebbero negoziati con i leader afgani sul futuro del loro paese.

I protagonisti ostentano un certo cauto ottimismo: «Oggi ho ricevuto con piacere una chiamata del segretario di Stato Pompeo che mi informava dei notevoli progressi raggiunti nei negoziati, che continuano, con i talebani», ha scritto il presidente Ghani sul suo account di Twitter. Pompeo, ha aggiunto, «mi ha riferito delle proposte dei talebani, che offrono una significativa e durevole riduzione della violenza».

Anche il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg ha fatto sentire la sua voce, dando «il benvenuto a qualsiasi passo che possa portare a una riduzione della violenza in Afghanistan» e aggiungendo che i talebani «non vinceranno sul campo di battaglia, devono sedersi al tavolo negoziale ed impegnarsi in vere trattative di pace».

Certo negoziare con i talebani non è facile. Trump ci ha provato sin dall’inizio della sua presidenza, e a settembre dello scorso anno era stato trovato un accordo, «in linea di principio», che poi è naufragato quando Trump ha interrotto i colloqui di pace e ha reso noto di aver annullato un vertice segreto di Camp David con il gruppo militante, dopo che questo aveva rivendicato un attacco in cui era morto un americano.

Con l’approssimarsi delle presidenziali di novembre, Trump intende davvero più che mai mettere fine alla più lunga guerra d’America, costata, dal 2001 ad oggi, la vita a decine di migliaia di afghani, e ad oltre 3’500 americani.

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