«Nei ristoranti la situazione è catastrofica»

Milano

Gli effetti sul settore dopo il varo dei più recenti provvedimenti anti-COVID del Governo Conte e del presidente della Regione Lombardia Fontana illustrati dal presidente del Club imprese storiche (Confcommercio) Alfredo Zini

«Nei ristoranti la situazione è catastrofica»
Timori di un lockdown natalizio in un centro città semideserto. ©EPA/Paolo Salmoirago

«Nei ristoranti la situazione è catastrofica»

Timori di un lockdown natalizio in un centro città semideserto. ©EPA/Paolo Salmoirago

«Nei ristoranti la situazione è catastrofica»
Duro colpo anche per i ristoratori nella zona dei Navigli. ©CdT/AC

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Duro colpo anche per i ristoratori nella zona dei Navigli. ©CdT/AC

«Nei ristoranti la situazione è catastrofica»

«Nei ristoranti la situazione è catastrofica»

«Nei ristoranti la situazione è catastrofica»
Pochi passanti in galleria Vittorio Emanuele. ©EPA/Matteo Corner

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Pochi passanti in galleria Vittorio Emanuele. ©EPA/Matteo Corner

«L’Italia è oggi in una situazione ben diversa rispetto a quella del mese di marzo, anche se questa si sta rivelando molto critica. Saremo pronti a intervenire nuovamente se necessario». Parole del premier Giuseppe Conte, che ieri alla Camera dei deputati ha fatto il punto sull’emergenza coronavirus a pochi giorni dal suo ultimo decreto ministeriale, che insieme ad altre restrizioni, tra cui l’introduzione di un coprifuoco alle 23 è stato adottato anche dal presidente lombardo Attilio Fontana, per cercare di arginare l’impennata dei contagi. Tra i settori che soffrono di più dalla crisi della COVID c’è in prima fila, quello della ristorazione. Ne abbiamo parlato con Alfredo Zini (nella foto), ristoratore milanese e presidente del Club imprese storiche (Confcommercio).

«Nei ristoranti la situazione è catastrofica»

La ristorazione italiana è in difficoltà. Qual è l’attuale situazione in Lombardia - e a Milano in particolare - alla luce degli ultimi decreti del Governo Conte e delle ordinanze del governatore Fontana per far fronte all’emergenza coronavirus?

«È una situazione disastrosa. Dall’inizio dell’anno abbiamo perso oltre il 65% di fatturato, un dato che naturalmente si ripercuote sulle nostre attività e sui nostri collaboratori ma anche su tutta la filiera dell’agroalimentare italiano. L’equazione è: meno consumi, meno fatturato e quindi più crisi».

Lo Stato, lo scorso mese di maggio, aveva promesso una serie di aiuti economici mirati per rilanciare il ramo della ristorazione, tra gli ultimi a riaprire dopo il lockdown. Che cosa è arrivato in cassa e che cosa vi attendete?

«Per due-tre mensilità non c’è stato alcun sostegno, soltanto una parte minoritaria di imprenditori ha avuto la fortuna di poter accedere ad un mutuo agevolato, ma si tratta evidentemente di soldi da restituire, non erogati a fondo perduto. C’è stato un mese nel quale è stato riconosciuto il 10% del fatturato rispetto a quello conseguito l’anno scorso (questo sì a fondo perduto). Oggi è stato invece istituito il bonus ristoranti, ovvero un bando che a determinate condizioni dà la possibilità ai ristoratori di recuperare da 1.000 a 10.000 euro netti per l’acquisto di prodotti della filiera agroalimentare italiana (inclusi i vini). Certo, poca cosa. Anzitutto bisogna capire chi ha la possibilità di comperare i prodotti, dato che i fatturati sono comunque ridotti all’osso. Spesso e volentieri, poi, sappiamo che il prodotto cui ci si riferisce non è più neppure autenticamente italiano, è un provvedimento che lascia il tempo che trova».

«Nei ristoranti la situazione è catastrofica»

I nuovi provvedimenti restrittivi, in particolare l’introduzione di un coprifuoco alle 23 con la stesura obbligatoria di un’autocertificazione per validi motivi e la chiusura dei centri commerciali nel fine settimana (salvo le attività di prima necessità), cosa comportano per il settore e chi ne soffrirà di più tra gli addetti alla ristorazione?

«Queste misure, per cominciare, hanno creato il panico nei cittadini e nei consumatori e questo, già dai primi giorni della settimana in corso, ha fatto ulteriormente calare i fatturati di tutta la categoria. I nuovi decreti cosiddetti ’coprifuoco’ creeranno ancora maggiore preoccupazione tra le persone, che saranno costrette a rientrare a casa molto presto e quindi consumeranno ancora meno. Oltre ai ristoranti saranno però particolarmente penalizzati i locali che aprono alle 18 e che prima di queste nuove misure restavano aperti fino alle 3 del mattino: oggi saranno costretti a chiudere alle 22.30. Lavoreranno cioè soltanto tre ore o poco più e l’incasso, di conseguenza, sarà inesistente».

Il nuovo decreto Conte resta in vigore fino alla metà di novembre ma le autorità non escludono un ulteriore giro di vite, con l’introduzione di un nuovo lockdown se la situazione nelle terapie intensive degli ospedali dovesse superare i 2300 ricoveri.

«Il fatturato dei ristoratori risulta ancora in calo, tenuto conto che siamo stati fermi nei mesi di marzo e aprile. E da febbraio, prima del carnevale, stiamo lavorano al 30-35%. Per i ristoranti tradizionali come il mio, la perdita è ancora maggiore. Nelle zone del centro città, dove si vive di turisti – che ora sono spariti - di business e di clienti d’albergo, tutto è fermo. Vi sono ristoratori che hanno perso fino all’80-85% del fatturato oppure che non hanno riaperto del tutto dopo il primo lockdown».

Una situazione dunque allarmante anche in una metropoli importante come Milano.

«Sono stati commessi diversi errori. Per cominciare non vi sono state le dovute compensazioni. A Milano la categoria degli esercenti (con i suoi 5.000 ristoranti, 15.000 se si aggiungono le attività di chi vende bevande e fa l’asporto) è stata lasciata sola. Non sono stati riconosciuti né aiuti, né sgravi fiscali. Gli imprenditori, pur avendo subito pesanti perdite, devono pagare le tasse locali e nazionali e versare i contributi per i dipendenti come nei tempi pre-COVID. A fine anno, in questo modo, rischiamo di perdere molte altre imprese e posti di lavoro. Altri errori sono stati commessi nel mancato controllo del numero dei tavoli esterni ai locali, dove c’è chi ha approfittato. Non si è intervenuti e sono mancati i dovuti provvedimenti, aumentando i rischi di contagio».

I weekend e i festivi sono essenziali per i bilanci di ogni impresa della ristorazione. Cosa vi attendete realisticamente dal Natale?

«Dipenderà tutto da come proseguirà la pandemia. Tutti gli eventi sono stati bloccati e il fatto di limitare i coperti a sei persone per nucleo familiare è una cosa davvero assurda: significa che una famiglia di otto persone deve essere suddivisa e distanziata in tavoli separati. Il dramma, ovviamente, colpisce ancora di più chi gestisce i locali di piccola dimensione. Tutti noi applicavamo già scrupolosamente l’insieme dei protocolli di sicurezza dopo aver dimezzato l’occupazione dei tavoli per garantire il distanziamento sociale, ora si va perfino oltre. Molti imprenditori sono allo stremo e ciò che è peggio è che non si riesce a vedere la luce in fondo al tunnel».

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  • 1 Andrea Colandrea
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