Nessuna esecuzione, Attanasio e Iacovacci uccisi nella sparatoria

Africa

Sono i primi risultati delle autopsie eseguite al Policlinico Gemelli di Roma sui corpi dell’ambasciatore e del carabiniere uccisi lunedì in Congo

Nessuna esecuzione, Attanasio e Iacovacci uccisi nella sparatoria
Il luogo in cui il convoglio dell’ONU è stato attaccato. © AP/Justin Makangara

Nessuna esecuzione, Attanasio e Iacovacci uccisi nella sparatoria

Il luogo in cui il convoglio dell’ONU è stato attaccato. © AP/Justin Makangara

Non è stata un’esecuzione a sangue freddo, nessun colpo sparato a bruciapelo. Luca Attanasio e Vittorio Iacovacci sono stati colpiti a morte, da due proiettili ciascuno, nello scontro a fuoco tra i loro assalitori e i ranger congolesi, intervenuti in soccorso nella foresta di Virunga.

Sono i primi risultati delle autopsie eseguite al Policlinico Gemelli di Roma sui corpi dell’ambasciatore e del carabiniere italiani, uccisi lunedì in un’imboscata nella Repubblica democratica del Congo.

Le loro salme sono rientrate martedì sera in Italia, accolte dai familiari, dal premier Mario Draghi e dai ministri Lorenzo Guerini e Luigi Di Maio, in una cerimonia che il capo della Farnesina, in Senato per un’informativa sull’accaduto, ha definito «straziante». Domani si svolgeranno i funerali di Stato nella basilica di Santa Maria degli Angeli, poi i feretri partiranno per i loro comuni di origine: Attanasio a Limbiate, Iacovacci a Sonnino.

I primi risultati autoptici avvalorano dunque l’ipotesi di un tentativo di sequestro finito male - e non di un attacco mirato ad uccidere - mandato all’aria dall’arrivo inatteso dei ranger. Ma non chiariscono ancora da quali armi siano partiti i colpi. In sostanza non è ancora chiaro se i due italiani siano rimasti o meno vittime del fuoco amico.

Attanasio è stato ferito all’addome, i colpi hanno trapassato il corpo da sinistra a destra, senza tuttavia lasciare residui bellici: sono stati infatti individuati sia i fori di entrata che quelli di uscita. Il diplomatico, come è ormai noto, è morto un’ora dopo all’ospedale della missione Onu Monusco di Goma.

Iacovacci, che invece è morto sul posto, è stato raggiunto prima da uno sparo nella zona del fianco, poi da un secondo colpo che ha toccato prima l’avambraccio, fratturandolo, per poi fermarsi alla base del collo. Ed è qui che è stato individuato un proiettile di AK-47, un Kalashnikov.

Secondo il governo di Kinshasa - che accusa gli hutu delle Forze democratiche di liberazione del Ruanda (Fdlr) di tentato sequestro «a scopo di estorsione» - i sei assalitori erano armati di «cinque kalashnikov e di un machete». Ma gli stessi fucili automatici sarebbero in dotazione anche alle guardie del parco nazionale dove è avvenuto l’agguato.

Per questo i carabinieri del Ros, a Goma da ieri, intendono controllare le armi dei ranger e compararle al proiettile trovato nel corpo di Iacovacci e a quelli rinvenuti sulle auto del convoglio del Programma alimentare mondiale, assaltato nella provincia del Nord Kivu infestata da milizie.

Nell’imboscata è rimasto ucciso anche l’autista congolese, Mustapha Milambo, mentre gli altri 4 membri del Pam, inizialmente portati nella foresta dai rapitori insieme ai due italiani, sono in salvo. Tra loro il vicedirettore Rocco Leone, rimasto al momento in Congo.

Ed è proprio al Pam, all’Onu e al segretario generale Antonio Guterres che l’Italia chiede «risposte chiare ed esaustive» sull’accaduto, ha spiegato Di Maio in aula a Palazzo Madama.

In particolare, Roma vuole un’inchiesta sul «dispositivo di sicurezza utilizzato» e che chiarisca «a chi fossero in capo le decisioni» in merito al viaggio da Goma e Rutshuru, in una missione cui l’ambasciatore partecipava su invito della stessa agenzia Onu che avrebbe dovuto quindi garantirne l’incolumità, in un Paese che la Farnesina considera «in terza fascia di rischio (su quattro)», e cioè di «livello di minaccia alto».

Proprio dopo la tragedia di lunedì il governo di Kinshasa ha stabilito che tutti i diplomatici stranieri presenti sul territorio nazionale congolese siano obbligati d’ora in avanti a segnalare al governo qualsiasi spostamento all’interno del Paese.

Le autorità locali, nelle ore seguenti l’attacco, avevano fatto sapere di essere all’oscuro del fatto che Attanasio fosse in quella zona, e quindi di non averlo potuto proteggere. Mentre in mattinata il consigliere diplomatico di Palazzo Chigi Luigi Mattiolo ha ricevuto dalle mani di un inviato congolese una lettera personale del capo di Stato Félix Antoine Tshisekedi indirizzata al premier Draghi.

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