«Nessuna mutazione del coronavirus ne ha aumentato la contagiosità»

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Gli esperti di un team internazionale guidato dall’University College di Londra hanno sottolineato l’importanza di continuare il monitoraggio: «Dobbiamo restare vigili, perché l’arrivo del vaccino potrebbe aumentare la pressione selettiva sul virus favorendo la comparsa di nuove forme mutanti»

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Nessuna delle mutazioni osservate finora nel coronavirus ne ha aumentato la trasmissibilità: lo indica l’analisi dei genomi virali raccolti entro luglio da oltre 46.000 persone ammalate di COVID-19 in 99 Paesi.

I risultati sono pubblicati sulla rivista Nature Communications da un team internazionale guidato dall’University College di Londra, ed evidenziano l’importanza di continuare il monitoraggio soprattutto in vista dell’imminente arrivo del vaccino.

In questa fase «dobbiamo restare vigili», spiegano gli esperti, perché il vaccino potrebbe aumentare la pressione selettiva sul virus favorendo la comparsa di nuove forme mutanti. «Siamo convinti che riusciremo a individuarle prontamente in modo da adattare i vaccini per tempo, se necessario», rassicura il coordinatore dello studio, François Balloux dell’University College di Londra.

Finora sono 12.706 le mutazioni documentate nel genoma del coronavirus: di queste, 398 si sono sviluppate in più occasioni e in maniera indipendente. I ricercatori ne hanno esaminate in particolare 185 che nel corso della pandemia sono comparse almeno tre volte in modo indipendente. Collocandole nell’albero evolutivo del coronavirus, si è potuto osservare che nessuna di queste ha dato un particolare vantaggio ai virus portatori. Nessuna mutazione ne ha aumentato la trasmissibilità, neppure la famosa mutazione D614G della proteina Spike.

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