Nuova ondata di terrorismo, l’Ue ripensa Schengen

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Al centro della discussione, la necessità di rafforzare le frontiere esterne - In caso di fallimento il rischio è che si riporti alla luce il vecchio progetto di una mini-Schengen, solo per pochi eletti

Nuova ondata di terrorismo, l’Ue ripensa Schengen
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A cinque anni dagli attacchi di Parigi, quando un commando di attentatori kamikaze colpì sei volte in 33 minuti sparando all’impazzata sulla folla, nei locali e in strada, lasciando dietro di sé 130 morti - 89 di questi al teatro del Bataclan -, i ministri dell’Interno dell’Unione si sono riuniti per mettere a punto un piano di fronte alla nuova ondata di violenza che sta assediando il Vecchio continente.

Al centro della discussione, la necessità di rafforzare le frontiere esterne per difendere l’area Schengen. Il rischio, in caso di fallimento, è che qualcuno possa voler tirare fuori il vecchio progetto di una mini-Schengen, solo per pochi eletti.

La commissaria Ue Ylva Johansson ha capito «l’urgenza» e si è impegnata a presentare una nuova agenda per la lotta al terrorismo, il 9 dicembre, e una strategia per riformare Schengen a maggio, avviando un forum specifico già dal 30 novembre.

Una riforma chiesta soprattutto dal presidente francese Emmanuel Macron, che nei giorni scorsi, dopo la decapitazione di Samuel Paty e l’attacco nella basilica di Notre Dame, ha blindato il confine con Italia e Spagna, raddoppiando i poliziotti in servizio.

Intanto i ministri si sono trovati concordi sulla necessità di sfruttare al massimo le misure già disponibili per salvaguardare l’area di libera circolazione, come il Sistema di informazione Schengen, ma di volerne migliorare le prestazioni, alimentandolo con un maggiore numero di dati per avere un quadro preciso di chi si muove nel territorio dell’Unione, e spingendo al tempo stesso sul pedale dell’interoperabilità dei database per agevolare lo scambio di informazioni tra forze dell’ordine.

Di cruciale importanza la registrazione dei migranti, con Johansson che ha ricordato come «il 22%» di quanti arrivano nel nord Europa non sono segnalati all’entrata.

Di iniziative sul tavolo ce ne sono svariate, tutte elencate in una dichiarazione congiunta dei 27 ministri decisi a dare «una risposta globale» agli attentati messi a segno da estremisti - talvolta foreign fighter - che si muovono con disinvoltura da un capo all’altro dell’Europa.

Si va dal partenariato permanente delle polizie ad un rafforzamento di Europol ed in particolare della sua unità antiterrorismo, ad accordi con le piattaforme online per la rimozione dei contenuti terroristici e di incitazione all’odio «entro un’ora al massimo».

Lo scorso luglio, in un giorno, sono stati individuati 22mila siti web, con manuali su come commettere attentati e restare anonimi dopo averli compiuti. E durante la pandemia, avverte Europol, «è aumentata la propaganda pubblicata e consumata su Internet» ed è salita la ricerca di «nuovi obiettivi, che potrebbe concretizzarsi in trame più sofisticate».

Ma mentre l’Austria di Sebastian Kurz, dopo l’attentato a Vienna del 2 novembre, prevede di creare un «reato di Islam politico», i 27 ministri hanno tenuto a precisare che «la lotta al terrorismo non è diretta contro credenze religiose o politiche, ma contro l’estremismo fanatico e violento».

Nella versione definitiva della dichiarazione qualsiasi riferimento all’Islam è stato sfumato. «Dobbiamo concentrarci su misure nel pieno rispetto dello stato di diritto», ha suggerito il presidente di turno, il tedesco Horst Seehofer.

Intanto la Tour Eiffel, nella notte del ricordo, si è accesa scintillando ogni ora in memoria delle vittime del 13 novembre 2015. Parigi ‘fluctuat nec mergitur’, Parigi è sbattuta dalle onde ma non affonda, recita lo storico motto latino della città.

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