Nuova stretta del Cremlino su social e oppositori

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Arriva un ulteriore inasprimento alla libertà di manifestare e alla legge sugli agenti stranieri, che ora potrà colpire sia i corrispondenti delle testate estere sia gli attivisti dell’opposizione russa, nonché un bell’attacco ai social occidentali colpevoli di censurare i media russi

Nuova stretta del Cremlino su social e oppositori
© EPA/ALEXEI NIKOLSKY/SPUTNIK

Nuova stretta del Cremlino su social e oppositori

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Una raffica di disegni di legge illiberali ha ingolfato le commissioni della Duma, la Camera bassa della Federazione russa. La pioggia è tanto copiosa - e la materia trattata più che coerente ed estesa - da far pensare a un disegno preciso. Dunque coordinato dall’alto.

Ecco allora l’inasprimento delle già draconiane restrizioni alla libertà di manifestare, un altro giro di vite alla legge sugli agenti stranieri, che ora potrà colpire sia i corrispondenti delle testate estere sia gli attivisti dell’opposizione russa, nonché un bell’attacco ai social occidentali colpevoli di censurare i media russi. Presto, infatti, l’accesso ai loro siti potrebbe essere limitato o bloccato (in Russia) come rappresaglia per l’uso di filtri penalizzanti nei confronti delle testate in odor di fake news.

Insomma, un fuoco di sbarramento notevole. Nel dettaglio, il primo disegno di legge (ddl) propone di considerare manifestazioni di massa anche le proteste individuali in cui le persone si mettono in fila per partecipare a un picchetto solitario. Le autorità russe infatti spesso negano il permesso ai cortei antigovernativi.

Per aggirare questo ostacolo, da anni in Russia si svolgono allora picchetti di protesta di una sola persona. «Chi stiamo prendendo in giro?», ha detto senza giri di parole l’autore del ddl, Dmitry Vyatkin, deputato del partito del presidente Vladimir Putin Russia Unita.

Non solo. La proposta di legge prevede d’impedire le manifestazioni nei pressi degli edifici della polizia e dei servizi di sicurezza. Vyatkin ha inoltre avanzato una secondo ddl per vietare agli organizzatori delle manifestazioni di ricevere finanziamenti da enti stranieri, da cittadini russi sotto i 16 anni o da donatori anonimi o persone giuridiche registrate meno di un anno prima della manifestazione.

E qui si passa oltre. Ovvero alla possibilità, contenuta in un altro ddl, di vietare agli individui considerati agenti stranieri di ricoprire cariche pubbliche, sia a livello locale che federale. Espandendo così la legislazione vigente che già bolla come agenti stranieri - limitandone l’azione - organizzazioni non governaative (ong), persone fisiche e giuridiche russe, testate estere (che operano in lingua russa).

Il marchio infamante sinora era stato evitato ai corrispondenti stranieri accreditati. Non più. «Se un giornalista straniero accreditato in Russia svolge attività legata alle funzioni di agente straniero incompatibile con la sua attività professionale» verrà incluso nella lista nera. Infine i social. Mettere la museruola alla propaganda potrà costare il traffico, con lo sblocco - proposto dall’autorità per le telecomunicazioni Roskomnadzor al procuratore generale - solo in caso di accertata «interruzione» delle limitazioni.

«Probabilmente i primi coinvolti saranno i seguaci di Alexey Navalny e le articolazioni regionali del suo movimento, nonché Open Russia di Mikhail Khodorkovsky», scrive il quotidiano Nezavisimaya Gazeta. Il partito socialdemocratico Yabloko ha subito collegato questa salva di misure con le elezioni parlamentari di settembre 2021, rese ancora più importanti dalla riforma costituzionale approvata nel luglio scorso.

Ma c’è anche un’altra pista. Leonid Volkov, braccio destro di Navalny, crede infatti che l’ondata repressiva vada letta anche alla luce dell’arrivo di Joe Biden alla Casa Bianca. Dato che «i democratici» hanno vinto, spiega, al Cremlino si aspettano «intromissioni negli affari interni della Russia». Ovvero le famigerate rivoluzioni colorate.

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