Nuove norme a tutela dei rider

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Bruxelles stila una lista di criteri per inquadrare i lavoratori della gig economy come dipendenti e spingere la loro assunzione

Nuove norme a tutela dei rider
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La Commissione europea lancia le nuove regole a tutela dei rider e dei lavoratori delle piattaforme come Uber, Deliveroo e Glovo. Dalla definizione del livello di retribuzione e dell’orario di lavoro al codice di abbigliamento: nella sua comunicazione odierna Bruxelles stila una lista di criteri per inquadrare i lavoratori della gig economy come dipendenti e spingere la loro assunzione.

Secondo una prima valutazione d’impatto UE, con le nuove norme fino a 4,1 milioni di rider e lavoratori delle piattaforme digitali potrebbero veder cambiare il loro status tra i 5,5 milioni considerati autonomi in modo erroneo.

«Nessuno sta cercando di uccidere, fermare o ostacolare la crescita delle piattaforme, siamo tutti impegnati nello sviluppo di questa economia perché corrisponde a una domanda nella nostra società, e vogliamo che prosperi. Ma questo modello di business dovrebbe anche adattarsi ai nostri standard, compresi quelli sociali». Lo ha detto il commissario europeo al Lavoro, Nicols Schmit, presentando il pacchetto di norme UE a tutela dei rider e dei lavoratori della gig economy. «Dobbiamo portare l’economia delle piattaforme dentro al modello sociale UE», ha ribadito.

Con la proposta di direttiva, Bruxelles intende garantire il riconoscimento del corretto status legale alle persone che lavorano attraverso le piattaforme digitali - in tutto 28 milioni, destinate a raggiungere i 43 milioni nel 2025. Se la piattaforma soddisfa almeno due dei criteri stilati da Bruxelles, si presume che sia legalmente un datore di lavoro e debba regolarizzare i suoi lavoratori come dipendenti.

Questo garantirebbe agli stessi quei diritti occupazionali e sociali che ne derivano: il diritto a un salario minimo (ove previsto), alla contrattazione collettiva, all’orario di lavoro e alla tutela della salute, il diritto a ferie retribuite o un migliore accesso alla protezione contro gli infortuni sul lavoro, la disoccupazione e le indennità di malattia, così come il diritto ai contributi pensionistici. L’onere della prova per contestare o confutare la nuova ri-classificazione cadrà interamente sulle multinazionali, che dovranno eventualmente provare in tribunale che non sussiste alcun rapporto di lavoro subordinato.

La proposta UE include anche una sezione sull’uso dell’intelligenza artificiale e degli algoritmi per valutare e programmare il lavoro, dando ai lavoratori (sia dipendenti che autonomi) la possibilità di impugnare le decisioni determinate in modo automatizzato e garantendo il controllo umano sul rispetto delle condizioni di lavoro.

Bruxelles punta anche a imporre obblighi di trasparenza alle piattaforme nei confronti delle autorità nazionali: le aziende saranno tenute a mettere a disposizione le informazioni chiave sulle loro attività e sul personale impiegato.

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