Obiettivo ricostruzione post COVID-19

G7

«Building back better»: è lo slogan con cui si è aperto il vertice in Cornovaglia

Obiettivo ricostruzione post COVID-19
© EPA/Hollie Adams

Obiettivo ricostruzione post COVID-19

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«Building back better»: è all’insegna di questo slogan, improntato all’impegno di lavorare per una ricostruzione in meglio del mondo dopo lo tsunami della pandemia, il vertice dei capi di Stato e di governo del G7 che si apre oggi sotto presidenza britannica a Carbis Bay, in Cornovaglia.

Vertice segnato dalle consuete misure di sicurezza - particolarmente strette attorno alla zona rossa di Carbis Bay e St.Ives - a cui si affiancano le precauzioni sanitarie: fino all’isolamento di un intero albergo che ospita giornalisti americani e membri della delegazione tedesca in seguito alla scoperta di un piccolo focolaio di contagi Covid tra alcuni dipendenti della struttura.

L’arrivo dei leader (inclusi i vertici Ue) si sta completando in queste ore e il via è previsto alla 14 locali - le 15 in Svizzera - con le foto di rito. Poi scatterà la prima sessione di lavoro dedicata in particolare all’economia e alla giustizia sociale sotto il titolo «Building Back Better: Recovery for All» (Ricostruire in meglio: una ripresa per tutti)

Seguiranno domani sessioni incentrate sulla flessibilità, sulla politica estera, su sanità e vaccini, e domenica sulla società aperta e infine sul clima e una politica più verde.

Le ultime tre sessioni saranno allargate ai leader ospiti di Australia, Corea del Sud, India e Sudafrica.

La vigilia è stata dominata ieri dalla presenza del nuovo presidente americano Joe Biden, e dal suo bilaterale con il padrone di casa Boris Johnson: incontro a margine del quale è stata svelata l’ambizione di dar vita a una nuova Carta Atlantica per sancire la nascita di «un fronte delle democrazie» dinanzi alla sfida di Paesi come Cina o Russia.

Ma soprattutto è stata annunciata la donazione di un miliardo di dosi di vaccini anti Covid ai Paesi meno ricchi del pianeta fra quest’anno e la prima metà del 2022. Con 500 milioni di dosi messe sul piatto dagli Usa (come una sorta di «arsenale» per sconfiggere la pandemia e «senza richiesta di contropartite», ha giurato Biden), 100 milioni dal Regno Unito e altri 400 milioni fra Giappone, Canada, Germania, Francia e Ue.

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