Cresce il fronte anti-Lukashenko, Tikhanovskaya ora è «presidente»

Bielorussia

Proteste di massa non stop nelle strade del Paese che chiede la fine della dittatura

Cresce il fronte anti-Lukashenko, Tikhanovskaya ora è «presidente»
Un fiume di persone in strada a Minsk per chiedere la fine della dittatura di Lukashenko. ©AP/TUT.by

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Un fiume di persone in strada a Minsk per chiedere la fine della dittatura di Lukashenko. ©AP/TUT.by

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La premio Nobel bielorussa Svetlana Alexievich si trova all’estero. ©EPA/Stringer

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La premio Nobel bielorussa Svetlana Alexievich si trova all’estero. ©EPA/Stringer

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La protesta dei bielorussi contro l’elezione del presidente Alexander Lukashenko lo scorso 9 agosto, che l’opposizione non ha esitato da subito a definire falsificata, ha superato il giro di boa dei cinquanta giorni ininterrotti. Domenica centomila persone sono tornate in piazza a protestare contro l’elezione farsa che ha portato Lukashenko ad iniziare il sesto mandato da capo dello Stato bielorusso con una maggioranza dichiarata dell’80 per cento dei voti (dopo aver fatto incarcerare, con vari pretesti, tutti i rappresentanti dei partiti d’opposizione che si erano candidati alla corsa). Soprattutto, a Minsk, sotto un cielo cupo e piovoso, domenica stessa ha avuto luogo l’«inaugurazione del popolo» dell’ex docente e casalinga Svetlana Tikhanovskaya, oggi interlocutrice ufficiale del dissenso bielorusso anche presso l’UE. Una sorta di investitura ufficiale della leader dell’opposizione, che, come noto, è stata costretta a trasferirsi in Lituania dal regime dell’«ultimo dittatore d’Europa» per ragioni di sicurezza (il marito, il blogger Sergej Tikhanovsky, resta tuttora in carcere). Un’investitura che ha manifestamente voluto fare da contraltare a quella autocelebrativa di Lukasennko della settimana precedente.

Marce non stop

I manifestanti – da Minsk a Mogilev, da Grodno a Vitebsk, da Brest a Soligorsk, da Molodechno a Baranovich – anche ieri hanno continuato a marciare nelle strade gridando slogan antigovernativi e brandendo le bandiere biancorosse ormai diventate il simbolo della Bielorussia democratica. Ancora una volta, temerariamente, in migliaia hanno sfidato la polizia, i famigerati OMON e i temibili uomini in borghese che qualche settimana fa, sul confine con l’Ucraina, avevano arrestato anche la pasionaria bionda Maria Kolesnikova, che pur di restare in patria, aveva stracciato i propri documenti.

Se le manifestazioni contro il despota bielorusso, con migliaia di donne in testa, non si sono fermate, non sono terminati neppure gli arresti da parte della polizia.

Centinaia di nuovi fermi

Nel fine settimana ne sarebbero stati eseguiti almeno 340, come ha riferito il Centro per i diritti umani Viasna. In base a uno dei giornalisti più attivi a sostegno della rivoluzione, Franak Viacorka, «la brutalità della polizia - ha scritto in un recente post su Twitter - è nuovamente aumentata. Finora, durante le proteste, sono state arrestate 12 mila persone (minorenni inclusi), almeno 76 risultano disperse e 450 hanno subito torture». I processi contro gli arrestati, inoltre, durerebbero al «massimo dieci minuti» e i diritti degli accusati, molti dei quali sono finiti in ospedale per le percosse subite, sarebbero sistematicamente violati.

Partenza pianificata

È sempre di ieri, inoltre, la notizia secondo cui Svetlana Alexievich, premio Nobel per la letteratura e membro dell’ufficio presidenziale del Consiglio di coordinamento dell’opposizione, ha lasciato il Paese in direzione della Germania (gli altri cinque membri dell’orga nismo che riunisce la protesta democratica sono stati arrestati o fatti uscire dalla Bielorussia con la forza) . Le motivazioni della giornalista-scrittrice sono state spiegate dalla sua assistente al sito indipendente Tut.by. La partenza di Alexievich sarebbe dovuta a ragioni «personali e legate al suo lavoro» tra cui una «fiera del libro in Svezia e la consegna di un premio in Sicilia». Il rientro in patria della più conosciuta intellettuale bielorussa dipenderà però «da come evolvono gli eventi qui e dal suo stato di salute».

Fronti opposti

Con il passare dei giorni è sempre più chiaro che la Bielorussia resta un Paese chiuso tra due realtà politico-istituzionali opposte: la Russia di Putin (che ha garantito a Lukashenko l’appoggio delle forze di sicurezza in caso le manifestazioni dovessero degenerare ) e un fronte allargato di nazioni Est-europee e occidentali. Intanto, proprio oggi, il presidente francese Emmanuel Macron incontrerà Tikhanoveskaya nell’ambito di una tournée diplomatica nel Baltico.

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