«La Polonia non cerca la via solitaria, ma non ammette ingerenze dall’UE»

L’intervista

Lorenzo Berardi, giornalista residente a Varsavia e cofondatore di Centrum Report, fa il punto in vista del ballottaggio del 12 luglio

«La Polonia non cerca la via solitaria, ma non ammette ingerenze dall’UE»
Il presidente uscente Andrej Duda è in pole position per un secondo mandato. ©EPA/Adam Warzawa

«La Polonia non cerca la via solitaria, ma non ammette ingerenze dall’UE»

Il presidente uscente Andrej Duda è in pole position per un secondo mandato. ©EPA/Adam Warzawa

Il presidente uscente Andrej Duda ha chiuso davanti a Rafal Trzaskowski il primo turno delle elezioni di domenica. Una sfida che si concluderà il 12 luglio al ballottaggio e che ha sullo sfondo due visioni opposte della Polonia. Intervista a Lorenzo Berardi, giornalista residente a Varsavia e cofondatore di Centrum Report, organismo che studia l’Europa centrale.

Il giornalista Lorenzo Berardi.
Il giornalista Lorenzo Berardi.

Il presidente uscente Andrej Duda si è dunque aggiudicato il primo turno con il 43,7% delle preferenze rispetto a Rafal Trzaskowski (30,3). È in gioco la contrapposizione tra il sovranismo e la liberaldemocrazia europea. Una fetta consistente dei polacchi si conferma contraria all’UE. Qual è la sua chiave di lettura?

«Il risultato del primo turno è stato secondo le attese. Ci si aspettava un’affermazione di Duda e si sapeva che si sarebbe andati al ballottaggio con Rafal Trzaskowski, l’attuale sindaco di Varsavia. Il voto ha confermato quanto la società polacca sia fortemente polarizzata, ma credo che questa divisione non avvenga fra chi è favorevole all’UE e chi è contrario ad essa. Gli elettori di Duda e di Diritto e Giustizia (PiS) non detestano Bruxelles, ma quelle che ritengono ingerenze dell’UE sulle controverse riforme di giustizia e media varate in questi anni dal Governo polacco. È innegabile che gli elettori di Coalizione Civica (Ko) e Trzaskowski sono sicuramente più sensibili ai valori europei e ai timori provenienti da Bruxelles sul mantenimento dello Stato di diritto nel Paese. Questo scenario però potrebbe presto cambiare. Va sottolineato come il secondo candidato a presidente più votato dagli under 30, a un’incollatura da Trzaskowski, sia stato Krzysztof Bosak di Confederazione, un partito della destra radicale antieuropeista (e anti USA). Ha ottenuto il triplo dei voti del candidato del centrosinistra Robert Biedron, un europeista convinto. Questo evidenzia come, almeno fra le nuove generazioni, cresca una forte sfiducia verso l’UE».

La Polonia guidata dal PiS del premier Ladislav Kaczynski sembra voler rimarcare la linea dura dei quattro Stati di Visegrad, a partire dall’Ungheria di Viktor Orban. Quali sono le ragioni di questo scetticismo verso l’UE?

«Nonostante i rapporti fra il Governo polacco e Bruxelles siano spesso burrascosi, Diritto e Giustizia non ha mai minacciato apertamente di lasciare l’UE. Kaczynski sa che farlo sarebbe rischioso per l’economia polacca, cresciuta molto in questi anni anche grazie a generosi fondi europei spesi bene da Varsavia. Ciò nonostante, il leader de facto del PiS non ha alcun timore a sfidare l’Europa su molti temi a lui cari (famiglia, giustizia, media) e a chiedere che alla Polonia sia lasciato più spazio legislativo. Quello fra Bruxelles e Varsavia è uno scetticismo reciproco».

Nella Polonia del post COVID c’è stata una forte affluenza alle urne, molto più elevata rispetto al 2015. Come lo spiega?

«L'affluenza alle urne ha sfiorato il 63%, una delle più alte in 30 anni di democrazia polacca. Il dato è ancora più rilevante visto che le elezioni erano state spostate il 10 maggio scorso nel pieno dell’emergenza coronavirus ma in maniera molto confusionaria e questo avrebbe potuto disaffezionare gli elettori. E invece sia Duda sia Trzaskowski hanno saputo mobilitare il proprio elettorato. Difficile dire chi abbia premiato l’affluenza alta: lo capiremo il 12 luglio».

Quali sono le maggiori preoccupazioni tra i cittadini polacchi? Esiste la libertà di critica?

«Il lavoro, l’economia, la casa, la salute; a maggior ragione dopo la COVID-19. Eppure nella campagna elettorale tutti i principali candidati, Duda e Trzaskowski inclusi, di questi temi hanno parlato poco. Vi è un problema legato alla radiotelevisione pubblica apertamente pro-PiS con derive propagandistiche molto evidenti in questa campagna elettorale».

La strada per Trzaskowski resta in salita. Un fronte antisovranista potrebbe ancora fermare Duda?

«La campagna elettorale di Trzaskowski è stata brevissima, ha ricevuto l’investitura del suo partito solo il 15 maggio scorso. In queste sei settimane ha recuperato terreno su Duda, il quale però non ha perso consensi, restando al 45% circa nei sondaggi. Ora ha due settimane per colmare un divario di due milioni e mezzo di voti. Un compito quasi impossibile. Un fronte sovranista? Improbabile, ma non sarebbe comunque sufficiente a Trzaskowski per sconfiggere Duda».

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