Tikhanovskaya sfida Lukashenko e gli lancia l’ultimatum

Bielorussia

«Entro il 25 ottobre liberi tutti i prigionieri o sarà sciopero generale con blocchi stradali in tutta la nazione»: la crisi bielorussa entra in una nuova fase ed è a rischio escalation – Il presidente incontra i membri dell’opposizione in carcere per studiare la riforma della Costituzione

Tikhanovskaya sfida Lukashenko e gli lancia l’ultimatum
Svetlana Tikhanovskaya durante la sua recente visita in Germania, dove ha ottenuto sostegno alla causa democratica nel suo Paese. ©AP/Kay Nietfeld

Tikhanovskaya sfida Lukashenko e gli lancia l’ultimatum

Svetlana Tikhanovskaya durante la sua recente visita in Germania, dove ha ottenuto sostegno alla causa democratica nel suo Paese. ©AP/Kay Nietfeld

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Tikhanovskaya sfida Lukashenko e gli lancia l’ultimatum

Le prossime settimane saranno cruciali per capire che piega prenderà la Bielorussia. Quest’oggi la «presidente» del popolo Svetlana Tikhanovskaya, ricercata dal regime di Lukashenko e dalla Russia di Putin, ha lanciato una sorta di ultimatum all’ultimo dittatore d’Europa. Dopo due mesi di crisi politica, di manifestazioni, di violenze da parte degli OMON (la famigerata polizia anti-sommossa del despota) che hanno arrestato migliaia di persone dopo averle percosse in piazza e ripercosse tra le mura delle carceri di Stato, la stessa Tikhanovskaya si è rivolta direttamente al dittatore dal suo esilio lituano. Rigorosamente via Twitter. Il cinguettio della leader dell’opposizione bianco-rossa (dalla bandiera simbolica del «libero» popolo bielorusso) ha voluto mettere in chiaro che “la misura è colma. Annunciamo l’ultimatum del popolo con scadenza il 25 ottobre”. Entro quella data la richiesta della leader dell’opposizione è perentoria: «1. Lukashenko deve andarsene. 2. La violenza deve essere fermata. 3. I prigionieri politici devono essere liberati». In caso contrario «nel Paese saranno bloccate le strade, le fabbriche si fermeranno, saranno boicottati i negozi dello Stato. Se attendete il mio ordine, è questo».

«Stop allo Stato di terrore»

Insomma, «basta allo Stato di terrore» che nelle ultime ore, spiega la ex docente-casalinga che vuole traghettare il Paese verso libere elezioni (dopo quelle del 9 agosto scorso definite truccate in linea con la posizione espressa dalla comunità internazionale), ha ulteriormente alzato il tiro. È di oggi stesso la notizia del Ministero dell’interno bielorusso, che in un videomessaggio dei più inquietanti letti sullo schermo da un alto funzionario, ha annunciato di non escludere di autorizzare l’uso da parte delle forze dell’ordine di armi da fuoco e «attrezzature speciali» contro i manifestanti se le proteste continueranno. Un avvertimento che non tiene evidentemente conto delle minacce di sanzioni al regime, Lukashenko incluso, pronunciate negli scorsi giorni dai 27.

Le immagini giunte da Minsk, ma anche da altre città, da inizio settimana – e rimbalzate via social media sui telegiornali e sugli smartphone di mezzo mondo – hanno mostrato uomini dei diversi corpi della polizia bielorussa prendere a botte ed arrestare in modo palesemente pretestuoso manifestanti di ogni età. Uomini e donne, perfino bambini e pensionati, senza risparmiare i VIP e i loro famigliari, com’è accaduto agli sportivi Sergey Kazeka, attaccante del Krumcachy Minsk, e al fratello di Darya Domracheva (icona del biathlon nazionale) Nikita, solo per citarne alcuni. «Chi acconsente è complice di queste azioni», ha chiosato Tikhanovskaya.

Ma la recente cronaca bielorussa registra almeno altri due fatti rilevanti di cui si è saputo con qualche giorno di ritardo. Alexander Lukashenko si è recato in carcere per incontrare alcuni rappresentanti politici dell’opposizione dietro le sbarre e alcuni imprenditori. Nel centro di detenzione del KGB, il 10 ottobre scorso ha organizzato una sorta di «tavola rotonda» con Viktor Babariko (oligarca già candidato alle presidenziali), il figlio Eduard, avvocato, e una serie di altri rappresentanti della Giustizia (passati all’opposizione) e imprenditori, due dei quali sono stati liberati. Il pretesto sarebbe stato quello di delineare una riforma della Costituzione. In carcere, Lukashenko ha incontrato anche il blogger Sergei Tikhanovsky, coniuge di Svetlana Tikhanovskaya.

Maria Kolesnikova rifiuta di incontrare il dittatore

Infine, la pasionaria bionda Maria Kolesnikova, che l’8 settembre aveva rifiutato di essere espulsa dalla Bielorussia strappando i suoi documenti sul confine ucraino, ha risposto picche al presidente Lukashenko rifiutando di volerlo incontrare. Eloquenti le sue motivazioni rimbalzate sui media e sui social. «Perché comunicare ora?». Nel reparto carcerario di Zhodino, sarebbe “più sicuro”. Meglio non andare con gli sconosciuti, soprattutto se incappucciati.

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