Zelensky chiude ai separatisti sul futuro nel Donbass

Ucraina

Il presidente ha auspicato un incontro con Putin davanti agli alleati dell’UE e agli USA – Ma i filorussi rivendicano trattative dirette

Zelensky chiude ai separatisti sul futuro nel Donbass
La ministra degli Esteri dei separatisti di Donetsk, Natalia Nikonorova (foto mid-dnr.su)

Zelensky chiude ai separatisti sul futuro nel Donbass

La ministra degli Esteri dei separatisti di Donetsk, Natalia Nikonorova (foto mid-dnr.su)

KIEV/DONETSK - A quasi tre mesi dal ballottaggio del 21 aprile scorso, nel quale l’ex comico Volodimir Zelensky è stato eletto presidente ucraino al posto dell’uscente Petro Poroshenko, lunedì a Kiev, lo stesso capo dello Stato ha ospitato i vertici dell’UE per trovare l’appoggio internazionale sui suoi obiettivi prioritari: il nodo della Crimea e la guerra nel Donbass. Gli alleati dell’Ucraina, Paese aiutato massicciamente dall’estero (è uno dei maggiori beneficiari del Fondo monetario internazionale ed è sostenuto anche dal miliardo di coesione erogato dalla Confederazione), hanno prontamente rilanciato l’importanza del Paese per l’Unione ribadendogli la propria vicinanza. Eloquenti, in proposito, le affermazioni del presidente del Consiglio dell’UE Donald Tusk, che ha sottolineato come «il coraggio e la determinazione dell’Ucraina hanno conquistato il rispetto e il riconoscimento di molti europei, e oggi tra loro ci sono sempre più alleati». E ancora: «Ai miei occhi, siete tutti degli eroi. Il popolo ucraino è sopravvissuto a guerre, crisi, ed eventi storici come la rivoluzione della dignità a Maidan nel 2014, difendendo la propria sovranità e integrità, costruendo uno Stato moderno con standard democratici e realizzando difficili riforme».

Il presidente ucraino Volodimir Zelensky, fedele alle sue dichiarazioni in campagna elettorale, nella capitale si è detto pronto a incontrare a Minsk il leader del Cremlino Vladimir Putin in un vertice nel quale, ha auspicato, dovrebbero partecipare a suo fianco anche i leader di Francia, Germania, Gran Bretagna e Stati Uniti. La proposta è stata anche diffusa in un video su Facebook. Ha già risposto anche la Russia tramite il portavoce Dmitri Peskov, che per ora ha scelto una posizione attendista, ribadendo «disponibilità» ma anche la necessità di dover approfondire la «nuova iniziativa». Scarso o nessun risalto è stato conferito alla posizione espressa dalle entità territoriali secessioniste su questa presa di posizione: la Repubblica popolare di Donetsk (DNR) e quella di Lugansk (LNR), entrambe non riconosciure dall’ONU e dagli organismi internazionali, che l’Ucraina ritiene illegali e in mano ai «terroristi». Se Kiev non manca di rimarcare alla comunità internazionale che dietro agli «invasori» vi sia il sostegno politico e militare di Mosca (le parole di Zelensky lo dimostrano), sul fronte opposto si ritiene che l’esercito nazionale ucraino – così come accadeva durante la presidenza Poroshenko – continui a rendersi responsabile dei massacri a danno di un numero elevato di civili e militari ribelli in un’area territoriale ad alta tensione, dov’è in corso una guerra in nome dell’indipendenza e della libertà (nel Donbass sarebbero morte 20 mila persone, ma la convinzione diffusa nel Paese è che il numero delle vittime sia molto più elevato).

A prendere posizione sull’auspicio di un colloquio con la Russia per la pace nell’area orientale dell’Ucraina – di cui, appunto, si è reso promotore il presidente Volodimir Zelensky – è stata ieri Natalia Nikonorova, responsabile del Ministero degli affari esteri della regione filorussa sul sito dell’organismo. La ministra rileva che «la mancata disponibilità di Vladimir Zelensky che emerge dalla sua affermazione di non voler condurre colloqui diretti con le Repubbliche, mentre procede il lavoro di Minsk, dimostra chiaramente che il presidente dell’Ucraina non capisce l’essenza degli stessi trattati di Minsk». Inoltre, «l’insieme delle misure sostenute dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU prevede negoziati diretti tra le parti in conflitto, le Repubbliche e l’Ucraina. La leadership di Kiev cerca di evitare questa condizione chiave, che conduce a risultati deludenti dei negoziati sulla piattaforma di Minsk». Critiche a Zelensky dalla ministra filorussa riguardano anche le affermazioni dello stesso presidente ucraino sulla dichiarata volontà di voler osservare il cessate il fuoco: «parole particolarmente ipocrite se si considera il riscontrato aumento degli attacchi condotti dalle forze di sicurezza ucraine». In quest’ottica, «il compito più importante» sarebbe «reinstaurare la pace nel Donbass» ponendo fine alla «politica delle provocazioni sulla linea di confine, rispettando gli obblighi imposti dai trattati di Minsk».

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