Parla il paziente uno di Codogno: «Mi pesano le bugie sul mio conto»

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Mattia, il 37.enne primo contagiato in Italia, si racconta in un’intervista a Sportweek: «La cena con un cinese, le due maratone in una settimana: tutto falso»

Parla il paziente uno di Codogno: «Mi pesano le bugie sul mio conto»
© EPA/GIUSEPPE LAMI

Parla il paziente uno di Codogno: «Mi pesano le bugie sul mio conto»

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«L’etichetta di paziente 1 non mi è mai pesata, le bugie sì. La cena con un cinese, le due maratone in una settimana: tutto falso. Mi è pesata la popolarità che ne è conseguita, devo continuamente respingere le richieste di interviste o di ospitate televisive». Mattia Maestri si racconta in un’intervista a Sportweek, in edicola sabato con la Gazzetta dello Sport, a tre mesi dalla notte in cui a Codogno il trentasettenne è diventato il primo italiano a cui è stato diagnosticato il coronavirus, prima del ricovero all’ospedale San Matteo di Pavia.

Maestri parla delle due settimane in terapia intensiva, della figlia nata pochi giorni dopo le sue dimissioni, e della sua voglia di tornare a correre, passione condivisa con la moglie e con un gruppo di fedelissimi, i compagni del Gruppo Podistico Codogno ‘82 che ha voluto coinvolgere nell’intervista.

«Nel periodo del mio ricovero - ha spiegato, come si legge in un’anticipazione del servizio - hanno sostenuto la mia famiglia. Si sono anche iscritti ai social per difendermi».

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