Per SuperMario priorità a giovani e digitalizzazione

prospettive

Una volta superato il problema della maggioranza politica in Parlamento l’ex banchiere centrale deve sciogliere il nodo del Recovery Fund per traghettare il Belpaese fuori dalla crisi che potrebbe mandare in fumo 2 milioni di impieghi

Per SuperMario priorità a giovani e digitalizzazione

Per SuperMario priorità a giovani e digitalizzazione

«Posso solo dire che Mario Draghi alla BCE ha svolto un ruolo straordinario e di questo tutti ne sono consapevoli. Non solo in Italia. Ma adesso bisogna lavorare senza sosta». Sta in queste poche parole, asciutte ma dirette, pronunciate dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen la missione del premier incaricato italiano. Ora alle prese con il compito più difficile: trovare un’ampia maggioranza politica che lo sostenga in Parlamento, come auspicato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel discorso d’investitura in cui ha affidato la guida di un Paese piegato dalla crisi economica e dal Covid all’ex presidente della BCE. Per ora è sicuro l’appoggio del Partito democratico e di Forza Italia, mentre dopo gli incontri di oggi scioglieranno le riserve la Lega e i Cinque Stelle. Contro, solo Fratelli d’Italia.

Che la soluzione alla crisi politica più inopportuna di sempre sia a portata di mano lo stanno certificando i mercati finanziari, i più attenti a fiutare gli umori. Piazza Affari in tre giorni dall’incarico a Draghi ha registrato una crescita del 4,6%, toccando i nuovi massimi dell’anno. Bene le banche e i titoli industriali, segno che da SuperMario, come lo chiamano gli amici, gli investitori si aspettano nuove aggregazioni nel credito e più sostegno al tessuto produttivo del Paese, che ha chiuso lo scorso anno con un calo dell’8,8% delPIL, il peggior dato dal Dopoguerra. Anche l’altro termometro dei mercati, lo spread tra i Btp italiani e i Bund tedeschi a dieci anni, volge al bello: ieri ha toccato i 94 punti base. Il che significa che dalla chiusura di martedì 2 febbraio, giorno in cui il premier ha accettato il mandato con riserva, il differenziale è calato del 18%, dopo che non scendeva sotto quota 100 dal 2015.

Quei fondi da allocare

Ma appena superato l’ostacolo dei partiti (ancora non è chiaro se sarà un esecutivo solo di tecnici o anche con alcuni politici della futura coalizione) ne spunta subito un altro: il Recovery Fund. Il richiamo a fare presto della von der Leyen è forte e chiaro. Così come lo è la determinazione di Draghi nello spendere bene i 209 miliardi che l’Europa ha in serbo per l’Italia, di cui 82 miliardi a fondo perduto e 127 di prestiti da restituire. Entro il 30 aprile, infatti, vanno presentati i progetti, dopo di che la Commissione ha due mesi di tempo per valutarli. Per cui se l’Italia vuole incassare la prima tranche (il 13% del totale) deve fare in fretta. Ma c’è un altro vincolo imposto dalla UE per ottenere il denaro e si chiama riforme. Su tutte quella della giustizia, della pubblica amministrazione, delle pensioni e del lavoro. E l’ex presidente della BCE è qui per questo e non lo nasconde. Dai primi colloqui avuti con le forze politiche filtra il Draghi-pensiero: i soldi dell’Europa vanno spesi bene, con saggezza e intelligenza, su progetti mirati perché se l’Italia affonda è a rischio l’intera UE. Come nel 2012 quando pronunciò il suo storico «Whatever it takes» per difendere l’euro dalla speculazione che lo stava affossando.

Il primo banco di prova sarà la fine del blocco dei licenziamenti che scade il 31 marzo. Il crollo del PIL e il rallentamento dell’economia potrebbe spazzare via fino a 2 milioni di posti di lavoro. Finora ne sono stati persi 600 mila e lo scorso anno lo Stato italiano ha erogato 4 miliardi di ore di cassa integrazione Covid per sostenere le imprese in difficoltà. Un’enormità. Ma si sa che Draghi è contrario ai sussidi. Lo ha ribadito nel suo discorso al 41. Meeting di Rimini lo scorso agosto, manifesto attualissimo del suo futuro programma. In quella occasione parlò di «debito buono», sottolineando che «questo debito sarà sostenibile, continuerà a essere comprato in futuro, se utilizzato a fini produttivi, ad esempio investimenti in capitale umano, nelle infrastrutture cruciali per la produzione, nella ricerca». Ma toccò anche un tema sempre trascurato dai politici, sottolineando che «c’è anche una ragione morale che deve spingerci a questa scelta e a farlo bene: il debito creato con la pandemia è senza precedenti e dovrà essere ripagato principalmente da coloro che oggi sono giovani». Una pietra tombale posta sul precedente esecutivo che nel 2020 ha varato cinque manovre correttive per oltre 140 miliardi di euro senza risolvere un solo problema strutturale dell’Italia. I giovani, insieme alla digitalizzazione del Paese, quindi saranno al centro del suo programma perché come ha aggiunto «privare un giovane del futuro è una delle forme più gravi di diseguaglianza». Per questo ora il futuro dell’Italia è nelle mani di SuperMario.

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