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Iohannis al Governo: "Strategia suicida"

OCCHI SULL'EST/ROMANIA Sotto tiro a Camere unite la decisione del premier Sorin Grindeanu di varare il decreto "salva-corrotti" provocando una crisi appena insediato

Keystone
Il presidente di origini tedesche Klaus Iohannis in Parlamento.
 
07
febbraio
2017
13:10
Andrea Colandrea

BUCAREST - Lo ha fatto più di una volta in occasione di decisioni politicamente importanti per il Paese, era inevitabile tornasse a farlo anche questa volta, dopo le proteste di massa durate sette giorni, che hanno avuto luogo in Romania a seguito del decreto "salva corrotti" varato e poi ritirato dal governo di Sorin Grindeanu. Il presidente Klaus Iohannis, questa mattina a Camere riunite, è nuovamente intervenuto proprio per esprimersi sul contestato provvedimento svuota-carceri proposto dal premier socialdemocratico e per criticare, in particolare, le sue finalità, che tanta indignazione hanno provocato a livello nazionale e internazionale.

Mettere in atto una crisi di governo in questo momento, ad incarico appena assunto, ha affermato risoluto indirizzato a Grindeanu, è stata una mossa irresponsabile, una "strategia suicida". "La vostra priorità, in questo caso, non è stata quella del bene dei rumeni, ma di occuparvi di sollevare le pene inflitte a chi ha violato la legge, per questa ragione il popolo vi si è rivoltato contro".

Come noto, proprio il neo insediato premier Grindeanu, nonostante la dura opposizione della piazza, è rimasto fermamente intenzionato, nonostante tutto, a far votare il Parlamento sul provvedimento; ragion per la quale, in Piata Victoriei a Bucarest, fino a ieri, sono nuovamente scese in piazza fino a 300 mila persone per protestare e chiedere le dimissioni del Governo (si è registrato il maggior numero di manifestanti da quando è crollato il regime di Ceausescu nel dicembre 1989. Secondo Le Monde e altri organi informativi i manifestanti sarebbero stati addirittura mezzo milione). Nelle prossime ore sapremo se la proposta del premier di rielaborare un testo di legge da riproporre in ultima analisi a pubblica consultazione sia una misura ritenuta accettabile da tutte le parti in causa, premesso che, a quanto pare, rimarrebbe esclusa sicuramente la depenalizzazione dei reati inferiori a un valore di 44 mila euro.

Klaus Iohannis, ancora una volta, quest'oggi, ha rimarcato che la lotta alla corruzione che egli stesso aveva posto alla base del proprio mandato presidenziale nel novembre 2014, resterà uno dei pilastri attorno a cui il Paese, che quest'anno festeggia il primo decennio in seno all'UE, dovrà giocarsi il proprio futuro. Il Governo, dal canto suo, ha ribadito che non si dimetterà, non foss'altro che per ottemperare al proprio mandato ottenuto nelle recenti elezioni politiche. Resta un fatto che il problema del sovraffollamento delle carceri dovrà essere affrontato quanto prima, anche alla luce delle ripetute critiche giunte proprio su questo fronte da Bruxelles, che monitora molto da vicino quanto avviene nel Paese.

Lo stesso Iohannis, in Parlamento, ha escluso che il popolo possa tornare alle urne per nuove elezioni, ribadendo a sua volta che il neoeletto premier e il suo Esecutivo devono restare dove sono. In questo modo l'ex sindaco di Sibiu di origini tedesche, con ogni probabilità, ha definitivamente disinnescato una bomba che avrebbe potuto detonare con effetti ancora più devastanti per il futuro della Romania.

PER UN APPROFONDIMENTO SUL NODO DELLA CORRUZIONE IN ROMANIA LEGGI LA MIA INTERVISTA ALLA DIRETTRICE DEL DNA LAURA CODRUTA-KOVESI PUBBLICATA IN "OCCHI SULL'EST" DEL 23 SETTEMBRE 2016. 

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