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Il Cremlino tuona: il mancato visto ad Abramovich è un atto ostile

 
21
maggio
2018
20:30
ats

MOSCA - L'epopea Abramovich continua. Il caso del mancato rinnovo del visto all'oligarca patron del Chelsea da parte delle autorità britanniche ha infatti raggiunto il Cremlino, che l'ha definito come l'ultimo episodio di una catena di atti "ostili" nei confronti delle imprese russe. Insomma, Londongrad dasvidanja. D'altra parte proprio oggi la commissione Affari Esteri dei Comuni ha pubblicato un rapporto in cui accusa la City di chiudere un occhio su 'soldi sporchi' russi e così facendo mette a rischio "la sicurezza nazionale".

Abramovich, in tutto questo, ha reagito scorrazzando sul suo gigantesco aereo privato (un Boeing 737), pizzicato negli scali di New York e Monaco (più un non meglio precisato aeroporto svizzero). D'altra parte uno che vale almeno 10 miliardi di euro non è certo a corto di opzioni. Londra, peraltro, non gli ha (ancora) dato ufficialmente il benestare: stando al Financial Times, la sua pratica - come i comuni mortali - "è allo studio". Non un'eresia visto e considerato che, avverte l'esperta Victoria Grignova, il periodo necessario a vidimare tutti i documenti allegati per ottenere il visto da investitori è "raddoppiato da 3 a 6 settimane" negli ultimi tempi. Conseguenza, ovviamente, delle tensioni esplose in seguito al caso Skripal.

Ed è proprio su questo punto che il Cremlino torna a puntare il dito. Con una "messinscena" - ha tuonato il portavoce di Vladimir Putin, Dmitri Peskov - Londra ha dato il la alla caccia alle streghe, una sorta di "mania per la russofobia" che non ha nulla a che fare con la realtà. Il rapporto dei Comuni, 'Moscow's Gold: Russian Corruption in the UK', rientra per Peskov in questo filone. "Gli investitori di qualsiasi paese potranno dover affrontare una situazione simile, quando i loro investimenti saranno denominati 'soldi sporchi'", ha detto lasciando intendere che alla fine, a soffrire, sarà lo status di Londra di piazza finanziaria globale.

Abramovich, in tutto questo, non è neppure considerato un oligarca 'militante' del Cremlino, semmai uno dei molti che ha aderito al patto di non belligeranza offerto da Putin al tempo dell'ascesa al potere. Però il suo idillio con la Gran Bretagna è forse giunto al termine: dal 2014 tenta infatti di ottenere la cittadinanza svizzera. Quest'anno ha rifiutato quella di Jersey, capitale delle Isole del Canale, paradiso fiscale dal pedigree particolarissimo poiché "dipendenze della Corona" britannica. Forse, per un Paperone del suo calibro, soluzione fin troppo plebea: il passo successivo sarebbe abbassarsi ad acquistare un passaporto maltese o cipriota come un faccendiere qualunque.

Edizione del 17 agosto 2018
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