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"Laura Codruta Kövesi deve andarsene"

OCCHI SULL'EST/ROMANIA - La Corte costituzionale ha pubblicato le motivazioni che chiedono la testa del capo del DNA - La decisione di licenziare il supermagistrato tocca al presidente Iohannis - Confermati i sei anni di carcere per Elena Udrea

CdT/AC
Il capo del DNA Laura Codruta Kövesi, simbolo della lotta alla corruzione in Romania.
 
08
giugno
2018
12:40
Andrea Colandrea

BUCAREST - È alle battute finali lo scontro istituzionale in corso in Romania per la lotta alla corruzione. Dopo le continue pressioni dell'Unione europea e i reiterati scontri al vertice del Paese, in particolare tra il ministro della Giustizia Tudorel Toader e il capo del Dipartimento nazionale anticorruzione (DNA) Laura Codruta Kövesi, della quale il primo ha ripetutamente chiesto le dimissioni, quest'oggi la Corte costituzionale rumena ha pubblicato le motivazioni che obbligano il presidente Klaus Iohannis a dimettere la stessa procuratrice capo, che egli ha invece sempre strenuamente difeso.

Ma perché Kövesi, paladina della giustizia rumena - instancabile magistrato che negli anni alla direzione del suo ufficio ha firmato centinaia di decreti di carcerazione contro politici, magistrati e rappresentanti delle istituzioni e della società civile ritenuti corrotti - dovrebbe ora essere licenziata? La risposta è semplice quanto complessa. Avrebbe dato il la ad una pericolosa deriva: una giustizia ad orologeria. Un pericoloso giustizialismo, che il mondo politico e istituzionale rumeno, ha ritenuto controproducente per il Paese. Che ora, in attesa della decisione del presidente Klaus Iohannis, ironia della sorte, è spaccato tra innocentisti e colpevolisti, proprio sulla donna divenuta un simbolo della giustizia del Paese che 29 anni fa si è liberato del più sanguinoso regime comunista della storia. 

Nel documento della Corte costituzionale - di 133 pagine - i giudici, quale punto cardine, rilevano che in Romania è diventato urgente lo scioglimento del "conflitto giuridico" di natura costituzionale che si è creato ai vertici dello Stato, segnatamente tra il presidente Klaus Iohannis e il ministro della Giustizia Tudorel Toader. Il primo, che ha sempre strenuamente difeso Codruta Kövesi e il suo operato; il secondo che, come detto, ne ha chiesto le dimissioni per evitare le turbolenze istituzionali che si sono create ormai da troppo tempo nel Paese e che sarebbero, a suo dire, state provocate proprio dall'inflessibile operato del Dipartimento nazionale anticorruzione. È agli sgoccioli anche la Tangentopoli rumena?

ELENA UDREA CONDANNATA DEFINITIVAMENTE A SEI ANNI DI RECLUSIONE 

Con un singolare tempismo, intanto, è di alcuni giorni fa la notizia che un'altra donna simbolo dello scandalo corruzione, ancorché sul fronte opposto, l'ex ministra del turismo regionale Elena Udrea, è stata condannata in secondo grado dall'Alta corte di Cassazione e giustizia di Bucarest a sei anni di carcere nell'ambito dell'inchiesta "Gala Bute". La pena, per l'avvenente e chiacchierata ex ministra e parlamentare indipendente, prevede anche il versamento di tre milioni di euro. La nota politica rumena, che da qualche tempo si trova in Costa Rica, è incinta di due gemelli e poco prima di leggere il verdetto della Corte aveva dichiarato di voler tornare quanto prima in Patria per lavorare nella "dirigenza della Romania". 

 

 

Edizione del 19 novembre 2018
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