A Mariupol Poroshenko perde pezzi

L'APPROFONDIMENTO - Il filorusso indipendente Vadim Boychenko, nominato nuovo sindaco domenica, opera in un territorio altamente instabile

A Mariupol Poroshenko perde pezzi
Mariupol, appena andata alle urne, resta un'area ad alta tensione per la sua vicinanza al Donbass. Molti civili nella zona sono pronti al peggio.

A Mariupol Poroshenko perde pezzi

Mariupol, appena andata alle urne, resta un'area ad alta tensione per la sua vicinanza al Donbass. Molti civili nella zona sono pronti al peggio.

A Mariupol Poroshenko perde pezzi
Mariupol, appena andata alle urne, resta un'area ad alta tensione per la sua vicinanza al Donbass. Molti civili nella zona sono pronti al peggio.

A Mariupol Poroshenko perde pezzi

Mariupol, appena andata alle urne, resta un'area ad alta tensione per la sua vicinanza al Donbass. Molti civili nella zona sono pronti al peggio.

A Mariupol Poroshenko perde pezzi
Mariupol, appena andata alle urne, resta un'area ad alta tensione per la sua vicinanza al Donbass. Molti civili nella zona sono pronti al peggio.

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Mariupol, appena andata alle urne, resta un'area ad alta tensione per la sua vicinanza al Donbass. Molti civili nella zona sono pronti al peggio.

A Mariupol Poroshenko perde pezzi
Mariupol, appena andata alle urne, resta un'area ad alta tensione per la sua vicinanza al Donbass. Molti civili nella zona sono pronti al peggio.

A Mariupol Poroshenko perde pezzi

Mariupol, appena andata alle urne, resta un'area ad alta tensione per la sua vicinanza al Donbass. Molti civili nella zona sono pronti al peggio.

A Mariupol Poroshenko perde pezzi
Mariupol, appena andata alle urne, resta un'area ad alta tensione per la sua vicinanza al Donbass. Molti civili nella zona sono pronti al peggio.

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Mariupol, appena andata alle urne, resta un'area ad alta tensione per la sua vicinanza al Donbass. Molti civili nella zona sono pronti al peggio.

MARIUPOL - Nella strategica città portuale di Mariupol, in Ucraina orientale, domenica scorsa, in un clima estremamente teso, si sono tenute importanti elezioni locali per il rinnovo del Consiglio comunale. In gioco, evidentemente, con un'ottica di breve-medio termine, non vi sono soltanto le politiche amministrative per lo sviluppo locale o lo scontro tra le grandi formazioni partitiche nazionali, bensì anche il futuro stesso della città, la quale è situata lungo la linea di contatto tra le milizie combattenti nel Donbass e il cui controllo è conteso da più di un anno dalle forze governative e dai separatisti filorussi della Repubblica Popolare di Donetsk.

Le elezioni, in realtà, erano state programmate per il 25 ottobre come per ogni altra città e regione del paese sotto il controllo diretto delle autorità di Kiev, ma furono rimandate a causa di irregolarità registrate nelle schede elettorali e dalla paura di gravi incidenti armati ai danni della popolazione. Domenica, nonostante i timori per la sicurezza derivanti dal conflitto armato nell'Est del paese, i cittadini dell'ultimo grande centro abitato del Donbass sotto il controllo di Kiev si sono dunque recati alle urne, facendo tuttavia registrare un'affluenza piuttosto bassa pari a circa il 34% degli aventi diritto.

L'esito della consultazione ha sancito la netta vittoria del Blocco di opposizione, formato principalmente dai sostenitori del fu Partito delle Regioni dell'ex presidente Viktor Yanukovich, e assegnando la carica di sindaco al candidato indipendente e filorusso Vadim Boychenko, il quale ha ottenuto più del 70% dei voti (VD SUGGERITI). Oltre al Blocco di Opposizione, che si aggiudica 45 posti su 54, nel Consiglio Comunale siederanno altri due partiti: il Partito del Popolo con cinque seggi e Terra Nostra con 4. Eclatante è quindi la sconfitta della formazione partitica del presidente Poroshenko, la quale non è stata in grado di raggiungere la soglia minima del 5%.

Nella fortificata e altamente militarizzata città industriale del Mar d'Azov, che già alle elezioni politiche del 2014 rimarcò le proprie simpatie filorusse negando il proprio sostegno all'attuale governo, Petro Poroshenko ha registrato una vera e propria disfatta. I residenti, recandosi alle urne attraversando posti di blocco presidiati dall'esercito ucraino, ha sottolineato il proprio disappunto nei confronti dell'operato dell'attuale governo esprimendo così il desiderio di un ritorno ad una pacifica normalità.

Non è da escludere che i votanti abbiano deciso di sostenere Boychenko nella speranza di una ripresa della produzione industriale siderurgica della Ilyich Steel and Iron Works (controllata dall'holding Metinvest dell'uomo più ricco d'Ucraina, il filorusso Rinat Akhmetov), nella quale il neo-sindaco ricopre cariche dirigenziali, confidando così in un aumento dell'occupazione. Del resto l'azienda di dolciumi Roshen, appartenente al presidente Poroshenko, negli ultimi mesi ha bloccato i propri impianti produttivi situati a Mariupol trasferendo altrove i macchinari: gli elettori potrebbero averne tenuto conto. È certo che tutta l'area ha un suo ruolo importante nella stabilità della zona che si trova peraltro prossima alla "russa" Transnistria, che ha appena rieletto il suo Soviet Supremo decidendo di insediare gli oppositori al moderato Shevchuk.

A distanza di dieci mesi dall'increscioso bombardamento di un quartiere ad opera dei ribelli filorussi che causò una trentina di vittime civili, i separatisti della Repubblica Popolare di Donetsk potrebbero vedere accresciuta la possibilità di "controllare" Mariupol dall'interno, conquistando così un prezioso accesso sul Mar d'Azov, essenziale per il futuro del proprio export. Tuttavia, temendo scenari che portino la città sotto l'influenza ribelle, movimenti ultranazionalisti ucraini e famigerati battaglioni paramilitari potrebbero intensificare ulteriormente la propria presenza armata stringendo la città in una morsa di paura e stagnazione economica.

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