Autonomia lombarda? È già arrivata la doccia fredda

Roma non molla: nessuno statuto speciale, sono in discussione soltanto singole materie su cui non ci sono tuttavia certezze - Maroni: entro gennaio spuntare un accordo per maggiori finanziamenti

Autonomia lombarda? È già arrivata la doccia fredda

Autonomia lombarda? È già arrivata la doccia fredda

MILANO - È passato esattamente un mese dalla votazione del 22 ottobre sul referendum consultivo per l'autonomia della Lombardia e del Veneto, e già, nonostante i continui e roboanti proclami politici dei governatori leghisti Roberto Maroni e Luca Zaia, la cruda realtà ha fatto inevitabilmente breccia nelle rispettive sedi istituzionali. Roma, infatti, non ha nessuna intenzione di concedere più ampi margini istituzionali ai "motori" del Nord Italia. In altre parole, l'agognata autonomia è ferma al palo in entrambe le regioni.

"Questo è assolutamente impossibile", sono le stesse - chiare - parole pronunciate martedì a Milano da parte di Giancarlo Bressa, sottosegretario agli Affari Regionali ed Autonomie, intervenuto nell'ambito del tavolo di lavoro autonomista  indetto al Palazzo Lombardia. In concreto, la discussione si è articolata sulle ventitré materie elencate dalla Costituzione italiana in materia. Il messaggio di Roma in proposito è cristallino: nessuna autonomia completa su tutti gli oggetti, forse (ma il condizionale è d'obbligo) soltanto alcune concessioni per quanto riguarda singoli settori. Del resto, parlando specificatamente di Lombardia, una relativa autonomia esiste già: per esempio sul fronte sanitario. Ma tant'è. Ha proseguito Bressa rivolgendosi a Maroni: "Preferisco anche un accordo limitato su poche materie, che poi non escludo possa essere esteso ad altre". Insomma, un'autonomia ridotta. Non sarebbe immaginabile, del resto, che la Lombardia possa godere di altri margini specifici, anche perché non lo permette la Costituzione italiana (la Corte costituzionale, del resto, ha già emesso sentenze che non lasciano spazio a fraintendimenti).

Lo statuto speciale che caratterizza cinque regioni - Valle d'Aosta, Veneto, Friuli, Sardegna e Sicilia - per ora, dunque, è fuori discussione. Referendum o non referendum. E che ne è rimasto dell'accordo quadro che rivendica il presidente lombardo entro gennaio, prima che la Penisola dia ufficialmente inizio alla campagna elettorale per le Politiche di aprile o maggio? Lo stesso governatore Maroni non sembra volersi rassegnare. L'obiettivo, per il momento, è spuntare risorse aggiuntive per poter finanziare i settori nei quali punta ad un'autonomia estesa. Un sogno duro a morire, soprattutto alla luce di un'altra doccia fredda: quella recentissima della mancata istituzione dell'Agenzia del farmaco europeo (EMA) a Milano, in virtù di uno sfortunato sorteggio che è andato a vantaggio di Amsterdam e che ha bruciato con un lancio di dadi di pochi secondi, complessivi 1,7 miliardi di euro. Mancati incassi che per Milano pesano come macigni e che psicologicamente impongono idee di rilancio a trecentosessanta gradi.

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