Biden, ramoscello d’ulivo a Teheran

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Il presidente statunitense ha ordinato un taglio significativo della presenza militare in Medio Oriente

Biden, ramoscello d’ulivo a Teheran
Joe Biden. ©EPA/Tasos Katapodis

Biden, ramoscello d’ulivo a Teheran

Joe Biden. ©EPA/Tasos Katapodis

Biden taglia batterie antimissile in Medio Oriente

WASHINGTON - Joe Biden tende un ramoscello d’ulivo a Teheran nei negoziati sul nucleare, sullo sfondo delle elezioni presidenziali iraniane vinte dall’ultraconservatore Ebrahim Raisi.

Dopo aver disposto il ritiro dalle truppe Usa dall’Afghanistan entro l’estate, il commander in chief ha ordinato un taglio significativo della presenza militare americana in Medio Oriente, che era stata rafforzata nel 2019 e nel 2020 per le tensioni con l’Iran, il principale avversario degli Stati Uniti (e di Israele) nella regione.

Secondo il Wall Street Journal, il Pentagono ha cominciato a ritirare otto batterie antimissili Patriot da Iraq, Kuwait, Giordania e Arabia Saudita e, in quest’ultimo Paese, anche uno scudo antimissile Thaad.

Via anche migliaia di soldati che operavano questi armamenti, mentre vengono ridimensionati gli squadroni di caccia assegnati alla regione. Nel frattempo Washington ha già dimezzato le sue truppe in Iraq portandole a 2.500, nonostante il rischio di nuovi attacchi con droni da parte delle milizie sciite filo iraniane.

La difesa Usa ha confermato sostanzialmente l’operazione senza fornire dettagli, spiegando che alcuni equipaggiamenti torneranno in America per manutenzione e altri verranno dispiegati in altre regioni.

Una portavoce del Pentagono, la capitana Jessica McNulty, non ha precisato se sono destinati alla zona indo-pacifica, ma è questa l’area dove la Casa Bianca intende concentrare i suoi sforzi per contenere la minaccia cinese. In ogni caso, ha assicurato, «manterremo una presenza militare robusta nella regione, appropriata alla minaccia, e la flessibilità di inviare rapidamente delle forze in Medio Oriente se necessario».

La decisione di Biden è un segnale di distensione e, nello stesso tempo, una mossa per riposizionare la presenza militare americana sullo scacchiere globale, disimpegnandosi almeno parzialmente dal Medio Oriente per far fronte al Dragone, oltre che alla Russia.

I Patriot erano stati inviati dopo i lanci di razzi contro le basi americane in Iraq, in risposta all’uccisione del generale iraniano Qassem Soleimani in un controverso blitz a Baghdad deciso da Donald Trump.

L’anno prima gli Usa avevano installato lo scudo Thaad in Arabia Saudita dopo che droni iraniani avevano colpito una maxi raffineria saudita. Ma nel frattempo Riad ha rafforzato le sue capacità difensive e con Biden sono ripresi i negoziati per resuscitare l’accordo del 2015 sul nucleare seppellito da Trump.

L’esito delle presidenziali iraniane non sembra facilitare le trattative ma sembra improbabile che Raisi faccia saltare un tavolo indispensabile per revocare le sanzioni americane e ridare fiato all’economia del Paese. Gioca a favore anche il mutato quadro politico in Israele, con l’uscita di scena del falco anti Iran Benyamin Netanyahu.

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