Italia-Svizzera

Frontalieri, «l’accordo fiscale sia equo»

Salvini auspica una soluzione rapida - «Con la Svizzera la collaborazione è ottima» - Oggi in piazza Duomo ha luogo il vertice sovranista che chiude la campagna per le Europee

Frontalieri, «l’accordo fiscale sia equo»
Foto Keystone.

Frontalieri, «l’accordo fiscale sia equo»

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MILANO - «L’accordo sui frontalieri è uno dei temi sui quali mi auguro si possa fare più in fretta. È comprensibile l’esigenza della Svizzera di fare in fretta, ma noi naturalmente – dal nostro punto di vista – dobbiamo tutelare la previdenza e il risparmio dei lavoratori italiani». Risponde così il vicepremier italiano Matteo Salvini a una nostra domanda sulla fiscalità dei frontalieri e del relativo accordo (è ancora in vigore quello del 1974), nel corso di un conferenza stampa con i corrispondenti stranieri svoltosi ieri a Milano alla Stampa Estera in previsione del comizio in piazza Duomo di questo pomeriggio. Al quale, secondo lo stesso capo della Lega, «parteciperanno anche undici delegazioni straniere di altrettanti movimenti politici per siglare l’accordo della Nuova Europa a difesa dei confini e della sicurezza e al diritto al lavoro».

Elogio alla Confederazione
Un incontro durante il quale il ministro dell’Interno ha anche elogiato la collaborazione con le forze di sicurezza elvetiche: «Devo dire che la Svizzera dal punto di vista del ministero degli Interni è una delle realtà con le quali c’è maggiore collaborazione di polizia e a livello di frontiere per quanto riguarda i controlli, le riammissioni etc. Avessimo con gli altri Stati lo stesso rapporto che abbiamo con la Svizzera saremmo a cavallo», ha aggiunto Salvini che poi è tornato a parlare di UE. «Vogliamo tornare allo spirito originario che animò i padri della Comunità europea tradito da questi decenni di burocrazia e tecnocrazia per mantenere una comunione di Stati sovrani nazionali che mantengono le loro peculiarità, storie, identità ed economie, che mettono insieme alcune competenze ed energie. Il contrario di quello che è accaduto».

E ancora: «Crediamo fortemente nell’Europa ma è nell’interesse di tutti cambiare alcune regole europee che stanno strangolando l’economia continentale», ha aggiunto il leader leghista sfoderando un insolito spirito europeista. «Per me gli antieuropeisti sono proprio quelli che hanno governato l’Europa fino ad ora e cioè i socialisti e i popolari che hanno trasformato un sogno in un incubo. Io tornerei a prima di Maastricht con regole economiche e fiscali normali quando si parlava di benessere e piena occupazione. Le regole imposte da Bruxelles invece stanno portando alla piena disoccupazione». Tra i temi toccati dal vicepresidente del Consiglio leghista anche le questioni legate all’economia e al lavoro: «La disoccupazione è una vera preoccupazione: se un Paese non lavora non ripaga il debito. Penso che sia convenienza di tutto il Continente rilanciare il tema occupazione lasciando che i Paesi investano». E sulla crescita ha sostenuto: «Se il debito italiano e il deficit rispetto al PIL caleranno allora ripartiranno il lavoro e la produzione. Bisogna rivedere alcune politiche di blocco finanziario e di rigore fiscale in modo che anche per le aziende straniere investire in Italia sia più semplice».

Infine, immancabile, il tema dei migranti. «Dovremmo scegliere un’immigrazione a noi più affine per cultura e tradizioni come quella proveniente dal Sudamerica rispetto a quella africana e siamo disponibili ad accogliere e far rientrare gli emigrati italiani che vivono in quel Continente».

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