Johnson rivendica in Parlamento i meriti dell’accordo sulla Brexit

Gran Bretagna

A Westmister nel pomeriggio il voto sull’accordo raggiunto dal primo ministro con l’Unione europea

Johnson rivendica in Parlamento i meriti dell’accordo sulla Brexit
Il premier Boris Johnson stamattina mentre lascia la residenza di Downing Street. © AP Photo/Kirsty Wigglesworth

Johnson rivendica in Parlamento i meriti dell’accordo sulla Brexit

Il premier Boris Johnson stamattina mentre lascia la residenza di Downing Street. © AP Photo/Kirsty Wigglesworth

(Aggiornata alle 12.14) - Quella di oggi sarà una giornata campale a Londra con la seduta straordinaria del Parlamento britannico, riunito di sabato - come in passato solo in tempo di guerra - per votare appunto sull’accordo sul divorzio dall’Ue raggiunto in extremis dal premier Boris Johnson con Bruxelles.

Aprendo il dibattito sul deal alla Camera dei Comuni, il primo ministro conservatore ha ricordato come l’aula non sia stata «in grado di trovare» una soluzione per oltre tre anni dopo il referendum del 2016. Johnson ha difeso il suo deal come «un nuovo accordo» che va ratificato per «riunire il Paese».

Johnson ha rivendicato i meriti dell’accordo sulla Brexit, indicato come «un nuovo modo per andare avanti». Accordo, ha detto, che «rimuove il backstop», «ci ridà il controllo» e che in particolare garantisce sia l’intesa di pace irlandese del Venerdì Santo sia il legame fra l’Irlanda del Nord e il resto del Regno Unito. Il premier Tory ha notato inoltre come esso rispetti il referendum del 2016 e i sentimenti dei britannici: storicamente «scettici sull’Ue», ma desiderosi di m6.antenere i legami con l’Europa.

«Questo governo non può essere creduto e noi non ci faremo ingannare», ha replicato in seguito il leader dell’opposizione laburista Jeremy Corbyn, secondo cui l’accordo ottenuto da Johnson è dannoso «per l’economia» del Paese, per «i diritti dei lavoratori e per l’ambiente». Logicamente, ha invitato il Parlamento a respingerlo, avanzando inoltre il sospetto che non garantisca neppure con sicurezza di scongiurare in ultimo un possibile no deal.

Un no è pure giunto dagli unionisti nordirlandesi del Dup, il cui vice-leader Nigel Dodds ha rinfacciato a Johnson di aver in sostanza tradito la promessa di garantire all’Irlanda del Nord lo stesso trattamento del resto del Regno Unito nei rapporti futuri con l’Ue. Dodds ha affermato che Belfast - pur destinata a restare nell’unione doganale britannica - «sarà di fatto allineata a tutte le regole doganali» europee.

Johnson ha negato che questo sia il caso, parlando di un allineamento limitato a «poche regole» e comunque temporaneo, il cui rinnovo o meno sarà «soggetto al consenso» dell’assemblea parlamentare locale nordirlandese.

Il sostegno dei Tory euroscettici

In precedenza Johonson si era assicurato il sostegno ufficiale all’accordo sulla Brexit raggiunto due giorni fa con l’Ue dalla corrente degli euroscettici ultrà del suo Partito Conservatore, il cosiddetto European Research Group (Erg). L’annuncio era arrivato stamattina da parte di Steve Baker, l’ex viceministro che guida questo raggruppamento, a cui aderiscono diverse decine di deputati Tory.

L’ostruzionismo dell’Erg era stato uno dei fattori che avevano portato nei mesi scorsi alla bocciatura del precedente deal sulla Brexit, presentato dall’allora premier Theresa May. Il via libera di oggi tiene invece vive le speranze di Johnson, anche se da solo potrebbe non essere sufficiente per garantirgli la vittoria finale.

Da segnalare inoltre che l’ex premier laburista Tony Blair ha attacccato in un’intervista alla Bbc il «Boris deal» e si dice convinto che possa passare solo se prevarrà un atteggiamento di «stanchezza», a ormai oltre tre anni dal referendum del 2016.

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