L’appello di Greta al Congresso: «Ascoltate la scienza»

CLIMA

La giovane attivista svedese prima di lanciare il suo ennesimo appello per aggredire una volta per tutte l’emergenza climatica, bacchetta i legislatori con una durezza inaspettata

L’appello di Greta al Congresso: «Ascoltate la scienza»
© Epa/Erik Lesser

L’appello di Greta al Congresso: «Ascoltate la scienza»

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L’appello di Greta al Congresso: «Ascoltate la scienza»

L’appello di Greta al Congresso: «Ascoltate la scienza»

Risparmiate pure i vostri complimenti: piuttosto agite, fate qualcosa prima della catastrofe. Nonostante la sua giovane età, Greta Thunberg non ha peli sulla lingua, né alcuna soggezione davanti a senatori e deputati che incontra nelle austere aule del Congresso americano. Anzi, prima di lanciare il suo ennesimo appello per aggredire una volta per tutte l’emergenza clima, bacchetta i legislatori con una durezza inaspettata.

«Non vogliamo i vostri elogi e non vogliamo essere invitati per sentirci dire quanto siamo bravi e fonte di ispirazione. Risparmiateci tutto questo senza poi fare niente», il rimprovero della giovane attivista ai membri della task force sul clima istituita al Senato Usa, che incassano le parole della timida, composta ma determinata sedicenne svedese tra sconcerto e imbarazzo. E quando un senatore chiede di avanzare delle proposte, la risposta è ancor più tagliente: «Non dovete chiedere consigli a me, io sono solo una studentessa. Li dovete chiedere agli esperti, agli scienziati, sono loro che dovete ascoltare».

Greta non fa sconti nemmeno quando qualche ora dopo, alla testa di un gruppo di giovani attivisti come lei, si presenta davanti alle commissioni affari esteri e clima della Camera. Il messaggio dei ragazzi a chi in Congresso appoggia lo scetticismo del presidente degli Stati Uniti i Donald Trump è chiaro: «Caro presidente, i cambiamenti climatici sono un’emergenza reale». «Basta inazione - ribadisce Greta guardando in faccia democratici e repubblicani - dovete unirvi dietro alla scienza. È la scienza che dovete ascoltare». Quella scienza secondo cui oramai si è vicini ad un punto di non ritorno. «È inutile che continuate a dirci che abbiamo davanti un futuro radioso. Il pianeta è vicino al collasso», tuona una delle tante Greta statunitensi, Jamie Margolin, 17 anni, di Seattle.

Non suggestioni campate per aria, visto il monito che nelle stesse ore lancia il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, alla vigilia del summit sul clima in occasione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, in programma la prossima settimana a New York: «Il mondo sta perdendo la sfida per evitare il disastro climatico», il suo grido di allarme.

Per Guterres comunque gli obiettivi di riduzione dei gas serra non sono ancora fuori portata, «ma i governi devono muoversi più velocemente». E se in grandi paesi come gli Usa al momento trionfa l’immobilismo, l’invito è quello di agire anche «a livello sub-nazionale», attuando le promesse di riduzione delle emissioni di carbonio in stati come New York o la California.

Ma l’ultimo affondo di Trump è proprio contro il Golden State, reo aver introdotto vincoli più severi di quelli federali per le emissioni inquinanti delle automobili. Una disputa che dura da tempo e che ora il presidente americano vuole chiudere ordinando all’Epa, l’agenzia federale ambientale, di revocare quei poteri grazie ai quali la California può decidere autonomamente i propri standard. L’ennesima picconata all’ambiente da parte di una Casa Bianca dove per ora le parole di Greta sembrano destinate a cadere nel vuoto. Mentre sui social è virale la foto con l’ex presidente Barack Obama che l’ha ricevuta nella sede della sua fondazione a Washington, accogliendola come «una dei più grandi difensori del nostro pianeta».

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