HONG KONG

Lam: «Non alle ingerenze nei nostri affari interni»

La governatrice ha auspicato che la gente non solleciti il Congresso americano ad approvare una legge che permetterebbe di imporre sanzioni ai funzionari dell’ex colonia per le violazioni dei diritti umani

Lam: «Non alle ingerenze nei nostri affari interni»
Foto Keystone

Lam: «Non alle ingerenze nei nostri affari interni»

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La governatrice Carrie Lam esprime «rammarico per le interferenze» di parlamenti stranieri negli «affari interni» di Hong Kong.

Parlando in conferenza stampa, Lam ha auspicato che la gente non solleciti il Congresso Usa ad approvare l’Hong Kong Human Rights and Democracy Act, che permetterebbe di imporre sanzioni ai funzionari dell’ex colonia per le violazioni dei diritti umani.

«Abbiamo obblighi e doveri nell’assicurare diritti e libertà nel rispetto della Basic Law - ha aggiunto -. Per questo le interferenze esterne sono del tutto inutili».

Il leader democratico al Senato Usa, Chuck Schumer, ha solleciato l’approvazione di una legge bipartisan per l’approvazione annuale dello speciale trattamento concesso da Washington a Hong Kong, tra cui alcuni speciali privilegi in termini di commercio e business, sotto la Us Hong Kong Policy Act del 1992.

La proposta di legge, l’Hong Kong Human Rights and Democracy Act, darebbe anche gli strumenti per sanzionare i funzionari dell’ex colonia e della Cina colpevolidi «minare l’autonomia e le libertà» della città.

«Secondo la Basic Law (la costituzione locale, ndr), Hong Kong gode di un alto livello di autonomia nella gestione degli affari esterni», ha osservato Lam. «Ma questi affari esterni sono certamente di mutuo beneficio per entrambe le parti. Ogni accordo che abbiamo o ogni particolare misura applicata a Hong Kong dagli Usa non sono nell’esclusivo benefici di Hong Kong. Sono anche reciproci», la continuato la governatrice, citando le quasi 1.400 compagnie Usa base a Hong Kong. «Noi stessi abbiamo obblighi o doveri da rispettare verso la Basic Law».

Le valutazioni della governatrice seguono la grande marcia di domenica con decine di migliaia di partecipanti fino al consolato Usa, al fine di sollecitare l’amministrazione di Donald Trump ad approvare l’Hong Kong Human Rights and Democracy Act.

Nel corso dell’iniziativa sono stati scanditi slogan invocando l’intervento di «liberazione» di Trump dalla morsa cinese, tra lo sventolio di bandiere a stelle e strisce e l’intonazione dell’inno nazionale americano.

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