RUSSIA

Perquisizioni a tappeto contro Navalny

Gli agenti a volto coperto sono entrati anche nelle abitazioni di numerosi attivisti sequestrando cellulari e computer

Perquisizioni a tappeto contro Navalny
Foto Shutterstock

Perquisizioni a tappeto contro Navalny

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Il Cremlino torna ad accanirsi contro l’opposizione russa. Stamattina la polizia ha compiuto perquisizioni a tappeto praticamente in tutti gli uffici di Aleksey Navalny nel Paese: da Kaliningrad, sul Baltico, fino a Vladivostok, in estremo oriente. Gli agenti a volto coperto sono entrati anche nelle abitazioni di numerosi attivisti sequestrando cellulari e computer.

I raid sono stati compiuti nell’ambito di una controversa inchiesta per riciclaggio di denaro contro la Fondazione Anticorruzione di Navalny. Pare che abbiano interessato in tutto oltre 200 locali in 43 città e vi abbiano partecipato oltre mille esponenti delle forze dell’ordine.

«E’ la più grande operazione di polizia della Russia moderna», ha denunciato il dissidente sul suo blog spiegando questa ennesima stangata con la «isteria» del Cremlino dopo il flop elettorale del partito di Putin alle elezioni di Mosca di domenica scorsa: una sonora sconfitta politica alla quale potrebbe aver contribuito proprio una nuova tattica promossa da Navalny, quella del «voto intelligente».

Il carismatico trascinatore delle manifestazioni anti-Putin ha invitato i suoi sostenitori a votare in ogni collegio uninominale il candidato con più chance di battere quello del Cremlino. «Perché questa isteria? Solo due parole: voto intelligente», ha scritto su internet Navalny, che da tempo entra ed esce dal carcere. Nella capitale, pur mantenendo la maggioranza, ‘Russia Unita’ ha perso un terzo dei suoi seggi al Consiglio comunale, che sono scesi da 38 a 25 su un totale di 45.

La batosta per il presidente russo arriva dopo la violenta repressione delle proteste antigovernative di questi mesi a Mosca, le più massicce degli ultimi otto anni, scatenate dalla decisione delle autorità di impedire la candidatura a numerosi oppositori.

Il Fondo Anticorruzione di Navalny ormai da anni pubblica inchieste sulle ricchezze sospette e spesso difficilmente spiegabili degli alleati di Putin. Per questo è più che probabile che sia finito nel mirino degli investigatori russi per motivi politici. L’accusa, lanciata ad agosto, è di riciclaggio di denaro per circa un milione di euro, prima si parlava di 13,8 milioni.

I conti del Fondo sono già stati congelati e le persone oggetto delle perquisizioni sono state convocate per essere interrogate come testimoni nel caso. Per la portavoce di Navalny, Kira Yarmish, i raid sono un colpo «senza precedenti» al Fondo Anticorruzione, ma anche «un atto di intimidazione» da parte del governo.

L’operazione di polizia non ha risparmiato neanche l’ong Golos, che ha scoperto brogli elettorali alle amministrative di domenica. Le elezioni non si sono svolte solo a Mosca, ma in 85 regioni, dove 56 milioni di russi sono stati chiamati alle urne per scegliere governatori, sindaci, consiglieri regionali e comunali.

I candidati filogovernativi hanno vinto in molte elezioni, ma Golos ha denunciato l’uso di «strumenti illegali in stile anni ‘90», ovvero casi in cui le persone erano «costrette a votare», venivano «pagate o portate in gruppo alle urne». E così oggi la polizia ha perquisito le abitazioni di tre coordinatori regionali dell’ong. A quanto pare sempre nell’ambito del caso sui «finanziamenti a Navalny».

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