L’INCONTRO

Pompeo a Sochi vede Lavrov, poi alla corte dello «zar»

Il segretario di Stato americano sorride e al suo ospite porge un ramoscello d’ulivo, raro sprazzo di luce nei tempestosi rapporti fra Russia e Usa

Pompeo a Sochi vede Lavrov, poi alla corte dello «zar»
(Foto Keystone)

Pompeo a Sochi vede Lavrov, poi alla corte dello «zar»

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Pompeo a Sochi vede Lavrov, poi alla corte dello «zar»

Pompeo a Sochi vede Lavrov, poi alla corte dello «zar»

Pompeo a Sochi vede Lavrov, poi alla corte dello «zar»

Pompeo a Sochi vede Lavrov, poi alla corte dello «zar»

MOSCA - «Sono qui oggi perché il presidente Donald Trump è deciso a migliorare le nostre relazioni». Mike Pompeo sorride e al suo ospite porge un ramoscello d’ulivo, raro sprazzo di luce nei tempestosi rapporti fra Russia e Usa.

Serghei Lavrov, omologo russo del segretario di Stato americano, socchiude la porta e si dice «cautamente ottimista». Inizia dunque in una cornice distesa il secondo incontro in due settimane fra i capi della diplomazia russo-americana, chiamati a trovare «posizioni comuni» fra una ridda di fronti aperti. In attesa, ovviamente, di recarsi alla corte dello ‘zar’ e discutere il lavoro svolto.

Vladimir Putin, infatti, mentre Pompeo e Lavrov discutono a Sochi (tre ore in tutto) si trova ad Akhtubinsk, in visita allo stabilimento militare d’eccellenza russo. Una coincidenza, assicura il Cremlino, che non vuole lanciare «nessun messaggio» agli Usa. Le questioni da affrontare sono tante e sempre più complesse. Intanto i rapporti bilaterali. Le tensioni fra le due potenze hanno un impatto sul mondo intero e, nella conferenza stampa congiunta, i due ministri si sono impegnati a prendere «misure pratiche» per ridurre gli attriti, come ad esempio l’istituzione di un «consiglio di esperti non governativo» che aiuti a trovare soluzioni.

La pubblicazione del rapporto Mueller, ha detto Lavrov, deve servire a mettere una pietra sopra al Russiagate - «era un fake» - e permetterci di «andare avanti». Pompeo, a sua volta, ha dichiarato di aver suggerito alla Russia alcuni «passi pratici» per mostrare che l’interferenza negli affari interni degli Stati Uniti «è cosa del passato».

Al di là delle inevitabili posizioni di principio, per Usa e Russia la ripresa dei rapporti passa inesorabilmente (anche) per le crisi regionali e globali in corso. Come la stabilità strategica e le questioni relative al disarmo, con il trattato INF sui missili a raggio corto e intermedio colato a picco e lo spettro di un risultato simile per il New Start sui vettori intercontinentali strategici. «Contiamo che possa essere esteso», nota Lavrov incassando l’apertura di Pompeo al dialogo «nelle prossime settimane», sebbene abbia poi ribadito l’intenzione di coinvolgere la Cina. Oppure il dossier iraniano e quello venezuelano. Il Cremlino ha ribadito che la politica della pressione massima su Teheran «non produce mai buoni risultati». Mosca spera che le voci sulla possibilità che gli Usa inviino truppe in Medio Oriente «siano infondate» e, seppur addossando a Washington la responsabilità per la crisi attuale, ritiene che ci sia ancora margine per trovare «un accordo».

La posta in gioco è alta. La strategia forse ambigua. «I nostri sogni più sfrenati prevedono il conflitto con l’Iran: sarebbe la fine del dominio statunitense», avrebbe confidato un alto funzionario russo a Bruno Macaes, l’ex ministro portoghese ora analista politico e autore del fortunato libro ‘Dawn of Eurasia’, in questi giorni in visita in Russia. E forse non a caso Pompeo ha detto chiaro e tondo che gli Usa «non vogliono la guerra».

Sul Venezuela si è consumato invece lo strappo più duro, con il segretario di Stato che ha chiesto l’addio immediato di Maduro e Lavrov che ha rimproverato agli Usa di voler instaurare la democrazia «con la forza» evocando invece la necessità di un percorso condiviso (il format di Montevideo).

Nelle more anche la Siria e la denuclearizzazione della penisola coreana. Molto, appunto. Sul fantomatico incontro Putin-Trump al G20 di Osaka Lavrov ha chiarito che se la Russia riceverà una «richiesta ufficiale» dirà sì. E a questo punto pare solo una formalità.

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