Tregua tra Baku e Erevan dopo 24 ore di sangue

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Dopo la recrudescenza dei combattimenti, con numerose vittime anche tra i civili, Armenia e Azerbaigian annunciano di aver concordato un cessate il fuoco nel Nagorno-Karabakh

 Tregua tra Baku e Erevan dopo 24 ore di sangue
I disastri del conflitto nel Nagorno Karabakh

Tregua tra Baku e Erevan dopo 24 ore di sangue

I disastri del conflitto nel Nagorno Karabakh

Dopo 24 ore che avevano visto una recrudescenza dei combattimenti, con numerose vittime anche tra i civili, l’Armenia e l’Azerbaigian hanno annunciato di avere concordato una «tregua umanitaria» a partire dalla mezzanotte tra sabato e domenica ora locale. L’annuncio è stato dato dai ministeri degli Esteri dei due Paesi in una dichiarazione congiunta.

Un cessate il fuoco nel Nagorno-Karabakh pareva ormai un’illusione, nel fragore dei colpi incrociati tra Armenia ed Azerbaigian che si sono fronteggiati con missili e proiettili di artiglieria, oltre che con accuse reciproche.

E a farne le spese hanno iniziato ad essere proprio i civili, non solo i militari. Nella notte tra venerdì e sabato, stando alla denuncia di Baku, un razzo armeno ha colpito un’area residenziale di Ganja, la seconda città azera, provocando la morte di almeno 13 civili e oltre 50 feriti. Un attacco che il presidente azero Ilham Aliyev ha definito «un crimine di guerra». «L’Azerbaigian - ha tuonato nell’ennesimo discorso alla nazione - vendicherà sul campo di battaglia le vittime di Ganja. Questa vicenda mostra ancora una volta la natura fascista della leadership armena: non è la prima volta infatti che le nostre città si trovano sotto il fuoco nemico».

Erevan, come da prassi, ha smentito l’attacco e, per bocca della portavoce del ministero della Difesa armeno, Shushan Stepanyan, ha invece incolpato l’Azerbaigian del bombardamento nella notte della capitale dell’autoproclamata repubblica del Nagorno-Karabakh, Stepanakert. Anche qui a farne le spese sarebbero stati dei civili. Il rimpallo di responsabilità - per l’inosservanza del precedente cessate il fuoco negoziato grazie alla Russia, ma non solo - ormai sembrava inarrestabile.

L’Armenia, ha detto il portavoce del primo ministro armeno Mane Gevorgyan, ha ad esempio inviato i suoi rappresentanti militari a Mosca per un incontro con gli omologhi del ministero della Difesa azero per discutere il meccanismo di controllo del cessate il fuoco. Tuttavia Baku avrebbe rifiutato di fare lo stesso. «Erevan suppone che la Turchia non permetta ai rappresentanti delle forze armate azere di andare Mosca», aveva insinuato Gevorgyan.

Nel mentre gli scontri continuavano, di pari passo al ping-pong di accuse e smentite. Ecco allora che Baku avrebbe abbattuto un jet armeno (ma gli armeni negano). Erevan invece avrebbe fatto fuori quattro droni azeri (e gli azeri negano). Insomma, stabilire cosa sta accadendo realmente sul campo si fa sempre più difficile. Il balletto dei numeri è incessante.

L’ufficio del procuratore generale dell’Azerbaigian ha riferito che dalla ripresa delle ostilità, lo scorso 27 settembre, sono morti 60 civili azeri e ben 270 sono stati feriti. I dati dei caduti militari invece sono segreti. Secondo l’Armenia, i morti sarebbero oltre 6mila. Un numero strabiliante, specie se paragonato ai 633 soldati ufficialmente caduti tra le fila dell’esercito della repubblica del Nagorno-Karabakh.

A sorpresa, in serata, l’annuncio della nuova tregua umanitaria. Anche se è presto per dire quanto riuscirà a tenere questa volta.

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