L’incontro

Trump sdogana il leader anti-immigrati Orban

Sia George W. Bush che Barack Obama si erano rifiutati di riceverlo nello studio Ovale: il premier ungherese visita la Casa Bianca

 Trump sdogana il leader anti-immigrati Orban
(foto Keystone)

Trump sdogana il leader anti-immigrati Orban

(foto Keystone)

WASHINGTON - Sia George W. Bush che Barack Obama si erano rifiutati di riceverlo nello studio Ovale. Ma oggi l’attuale presidente americano Donald Trump ha sdoganato il leader sovranista anti-immigrati Viktor Orban, primo premier ungherese a visitare la Casa Bianca dal 2005, nonché grande ammiratore e sostenitore del tycoon, tanto da emularne lo slogan con ‘Hungary first’.

Una visita storica, con focus su Nato, sicurezza, energia e commercio, che ha offerto una tribuna ad Orban a meno di due settimane dalle elezioni europee che le forze populiste ed euroscettiche aspirano a vincere.

A dire il vero Orban aveva già messo piede alla Casa Bianca incontrando l’allora presidente Bill Clinton nel 1998, quando era un giovane centrista che lodava il presidente americano perché aiutava l’Ungheria a sfuggire all’influenza russa entrando nella Nato. Ma quello di oggi è un altro Orban: decano dei nazionalisti di ultra destra nel mondo, ostile all’Ue e alle istituzioni internazionali, vicino a Russia e Cina, accusato di razzismo, nonché di aver eroso la democrazia nel suo Paese limitando la libertà di stampa, minando l’indipendenza della magistratura, colpendo le organizzazioni non ng e chiudendo la Central European University, fondata dal miliardario ungherese-americano George Soros. Orban è anche un paladino dei muri anti migranti, come quello spinato che sta costruendo al confine sud-ovest con la Croazia.

Insomma, un uomo forte che detta legge nel suo Paese, come quelli che piacciono al tycoon, dal presidente russo Vladimir Putin al principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, dal presidente delle Filippine Rodrigo Duterte a quello egiziano Abdel Fattah al-Sisi. Tanto che l’ambasciatore americano a Budapest, David Cornstein, si è lasciato sfuggire un commento imbarazzante con The Atlantic: «Posso dirvi, conoscendo il presidente da 25 o 30 anni, che gli piacerebbe avere la situazione che ha Orban, ma non ce l’ha».

La visita è stata fortemente contestata alla vigilia non solo dai difensori dei diritti umani ma anche dei democratici, che in una lettera avevano chiesto al presidente di non accogliere Orban finché «non avrà rimesso il suo Paese sulla strada della democrazia». Un gruppo bipartisan di senatori aveva inoltre esortato Trump a sollevare la questione dell’erosione della democrazia in Ungheria.

Ma i media Usa sottolineano che Orban ha dovuto faticare due anni e mezzo per essere invitato da Trump alla Casa Bianca, ultimo tra i leader europei dopo essere stato il primo leader straniero a dare il suo endorsement a Trump nel 2016 e a definirlo «un’icona» del movimento sovranista. E se vi sono affinità politiche e simpatie personali tra i due, sono in gioco pure importanti interessi strategici americani: dalle forniture di armi Usa alla crescente influenza russa (energia) e cinese (Huawei ed altre infrastrutture) in Ungheria e nell’Europa centrale, sino alla cooperazione nella difesa tra i due Paesi e nella Nato.

Non a caso il Dipartimento di Stato ha sottolineato che gli Usa si stanno focalizzando sull’intero gruppo di Visegrad (V4), formato da Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia, con i premier degli ultimi due Paesi ricevuti alla Casa Bianca nelle ultime settimane. «Un importante blocco regionale» che Washington sta «incoraggiando a lavorare insieme», anche in chiave Nato, ridisegnando i rapporti tra Usa ed Europa, sullo sfondo delle crescenti tensioni con la Germania e dei difficili rapporti con Bruxelles.

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