Il caso

Tutti contro Maduro: «Usurpazione di potere»

Dure le reazioni di Stati Uniti e diversi Paesi sudamericani per il secondo mandato del presidente venezuelano - Il Messico si offre come mediatore

 Tutti contro Maduro: «Usurpazione di potere»
(foto Keystone)

Tutti contro Maduro: «Usurpazione di potere»

(foto Keystone)

WASHINGTON - «Gli Usa non riconosceranno l’investitura illegittima della dittatura di Maduro e continueranno ad aumentare la pressione su questo regime corrotto, a sostenere l’assemblea nazionale democratica e a chiedere la libertà e la democrazia in Venezuela». Lo ha twittato il consigliere della Casa Bianca per la sicurezza nazionale, John Bolton.

«Un’usurpazione di potere»: così invece il segretario di Stato Mike Pompeo ha definito l’insediamento del presidente sudamericano.

«È tempo per il Venezuela di iniziare un processo di transizione che possa ripristinare l’ordine costituzionale e democratico tenendo elezioni libere e giuste che rispettino la volontà del popolo venezuelano», ha aggiunto.

Dopo le prese di posizione critiche di vari Paesi latinoamericani (Argentina, Colombia, Ecuador, Perù e Paraguay) nei confronti del presidente venezuelano Nicolas Maduro, che ha giurato ieri a Caracas per un secondo mandato di sei anni, anche Cile e Brasile hanno dichiarato ufficialmente di non riconoscere la legittimità del capo dello Stato venezuelano.

Così il presidente cileno Sebastián Piñera ha diramato una nota ufficiale in cui ha dichiarato che «il Cile non riconosce la legittimità del regime di Maduro». E questo perché, ha aggiunto, è giunto al potere «in modo illegittimo, come risultato di una elezione che non ha risposto ai requisiti minimi e necessari» di una elezione «libera, democratica, trasparente e con presenza di osservatori internazionali».

Da parte sua il ministero degli Esteri brasiliano ha diffuso una nota ufficiale in cui ha definito «illegittimo» il governo del presidente Maduro. Dopo aver precisato di voler riconoscere l’Assemblea nazionale come «unico organo costituzionalmente eletto», il comunicato conclude segnalando che «il Brasile continuerà a lavorare per la restaurazione della democrazia e dello stato di diritto in Venezuela e proseguirà il coordinamento con tutti i soggetti impegnati per la libertà del popolo venezuelano».

Il Messico come mediatore

Il Messico si è offerto come mediatore o «ponte di comunicazione» fra la comunità americana e il Venezuela, durante un dibattito nella sede dell’Organizzazione degli Stati americani (Osa) a Washington che ha portato all’approvazione a maggioranza di una risoluzione che ha disconosciuto la legittimità del presidente Nicolas Maduro.

La rappresentante messicana all’Osa, Mariana Olivera, che si è astenuta al momento della votazione, ha rivolto un appello ai membri dell’organismo a «non chiudere la porta al dialogo con il Venezuela per poter raggiungere accordi che riportino la tranquillità ai suoi cittadini».

Un comunicato del ministero degli Esteri precisa che Olivera ha detto: «Il Messico si offre come ponte di comunicazione. Come abbiamo già detto in passato, la nostra è una scommessa per la diplomazia, poiché essa è l’unica via per trovare soluzione ai problemi a cui si trova di fronte il Venezuela».

La delegata messicana ha quindi sottolineato che l’Osa «ha la responsabilità di contribuire alla soluzione pacifica e negoziata della situazione che attraversa il Venezuela».

In passato, ha aggiunto, l’Osa «ha accompagnato la regione in processi di dialogo e mediazione, senza preoccuparsi della loro complessità, e il Venezuela non deve essere l’eccezione».

Infine il Messico ha esortato tutti i soggetti coinvolti, e in particolare Maduro, a «creare un ambiente favorevole per dare vita a un dialogo genuino al fine di promuovere accordi reali che permettano ai venezuelani di recuperare la tranquillità».

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

  • 1
Articoli suggeriti
Ultime notizie: Politica
  • 1