STATI UNITI

Un piano per inviare 120mila soldati in Medio Oriente? «Una Fake News»

Il presidente ha smentito la notizia riportata dal New York Times sul piano del Pentagono per inviare le truppe nel caso in cui Teheran dovesse attaccare le forze americane

Un piano per inviare 120mila soldati in Medio Oriente? «Una Fake News»
(Foto Keystone)

Un piano per inviare 120mila soldati in Medio Oriente? «Una Fake News»

(Foto Keystone)

Un piano per inviare 120mila soldati in Medio Oriente? «Una Fake News»

Un piano per inviare 120mila soldati in Medio Oriente? «Una Fake News»

WASHINGTON - «Fake News»: così Donald Trump ha smentito la notizia riportata dal New York Times sul piano del Pentagono per inviare 120 mila soldati in Medio Oriente nel caso in cui Teheran dovesse attaccare le forze americane o accelerare sulle armi nucleari.

Il presidente ha liquidato la notizia come fake news, precisando poi che manderebbe «molte più truppe», se volesse schierarne. «Noi fondamentalmente non vogliamo una guerra con l’Iran», gli ha fatto eco il segretario di Stato Mike Pompeo da Sochi, dove ha incontrato il leader del Cremlino Vladimir Putin. «Non ci sarà nessuna guerra con gli Usa», ha assicurato in tv la Guida suprema di Teheran, l’ayatollah Ali Khamenei, ribadendo però che l’Iran non negozierà con gli Stati Uniti sul nucleare.

Ma i dubbi e i timori restano. Il numero di militari indicato si avvicina a quello usato per l’invasione dell’Iraq nel 2003 ma in questo caso l’obiettivo non sarebbe lo stesso, anche perché richiederebbe molti più soldati, come ha lasciato intendere lo stesso tycoon.

La mossa segue l’esibizione muscolare nel Golfo dopo la raffica di sanzioni americane che stanno strangolando l’economia iraniana: gli Usa hanno già annunciato l’invio di una flotta da guerra guidata dalla portaerei Abraham Lincoln, una squadra di bombardieri B52, una nave anfibia e una batteria di missili Patriot per contrastare non meglio precisate minacce di Teheran contro gli interessi statunitensi o dei loro alleati. Secondo fonti di intelligence, si tratterebbe di movimenti di armi e gruppi filo iraniani via terra e via mare, nonché di istruzioni date a milizie sostenute da Teheran di attaccare obiettivi americani nella regione come truppe, ambasciate e consolati.

Minacce manifestatesi dopo che Washington ha inserito i Guardiani della rivoluzione tra i gruppi terroristici stranieri, con l’Iran che ha reagito in modo simmetrico con l’esercito americano, parificato all’Isis. Ieri Trump ha lanciato un monito sinistro: «Se fanno qualcosa sarà un bruttissimo errore. Non ne saranno felici. Loro sanno che cosa intendo». Poco prima era arrivata la notizia di quattro navi commerciali, tra cui due petroliere saudite, danneggiate in un apparente sabotaggio al largo delle coste degli Emirati Arabi. Secondo fonti di intelligence americane, l’Iran potrebbe essere coinvolto ma non ci sono prove definitive.

Il ministro degli Esteri Mohammad Javad Zarif ha attaccato «gli estremisti dell’amministrazione statunitense» accusandoli di politiche pericolose per la regione. Ieri anche gli alleati europei avevano espresso le loro preoccupazioni al segretario di Stato Mike Pompeo sul rischio di un conflitto «accidentale». Un dossier al centro oggi anche dell’incontro fra Pompeo e Putin, che si è detto contrario alla politica della «pressione massima» degli Usa su Teheran, rilanciando la via negoziale.

L’amministrazione Trump comunque sarebbe divisa su come rispondere all’Iran, con un’ala più prudente e più consapevole dei rischi di un’escalation. Resta comunque da vedere se Trump alla fine invierebbe veramente così tante truppe in Medio Oriente dopo aver annunciato la sua decisione di ritirarsi dalla Siria e dall’Afghanistan in nome della politica isolazionista dell’America first.

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

  • 1
Ultime notizie: Politica
  • 1