Valérie Pécresse, la candidata gollista spaventa Macron

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Tra i quattro concorrenti alle primarie dei Républicains in vista delle presidenziali, l’ex ministra dell’ex presidente Nicolas Sarkozy è la più temuta dall’attuale inquilino dell’Eliseo

Valérie Pécresse, la candidata gollista spaventa Macron
©AP/Rafael Yaghobzadeh

Valérie Pécresse, la candidata gollista spaventa Macron

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Fra i quattro concorrenti alle primarie dei Républicains in vista delle presidenziali francesi, Valérie Pécresse non era la favorita ma era la più temuta dal capo dello Stato Emmanuel Macron come avversaria. Oltre a essere la prima donna candidata della destra moderata in Francia, è senz’altro la più «macronista» dei neogollisti, social-liberale in economia, accentratrice nel governo.

Quel che è certo è che l’ex ministra dell’ex presidente Nicolas Sarkozy, 54 anni, attualmente presidente della regione Île-de-France, «darà tutto», come ha promesso lei stessa oggi ringraziando i suoi seguaci, per riportare la destra neogollista al ballottaggio dopo la clamorosa sconfitta del 2017, quando per la prima volta nella Quinta Repubblica nessun rappresentante del partito che fu tra gli altri di Jacques Chirac e Sarkozy superò il primo turno.

La scelta di Pécresse redistribuisce le carte al tavolo delle presidenziali di aprile in attesa della discesa in campo dell’unico grande candidato ancora non dichiarato, lo stesso Macron: un partito presidenziale che si presenta come una piattaforma alla quale aderiscono centristi, fedelissimi de La République en Marche, centristi del Movimento democratico (MoDem), movimenti giovanili e partiti ad personam come Horizons, creato dall’ex premier Édouard Philippe; una sinistra più che mai frammentata e al momento senza grandi speranze, con la candidata socialista Anne Hidalgo che i sondaggi danno fra il 4% e il 6% e un Jean-Luc Mélenchon che sembra aver esaurito il suo ruolo di terzo incomodo e staziona attorno al 10%, più o meno come il candidato ecologista; un’estrema destra per la prima volta a due teste, quella tradizionalista e collaudata di Marine Le Pen e quella oltranzista e radicale di Éric Zemmour.

La collocazione dei Républicains dopo l’elezione di Valérie Pécresse, considerata un carattere ostico e difficile, grande lavoratrice, non una sprinter ma resistente negli sforzi lunghi, è ora quella descritta da Christian Jacob, presidente del partito: «La destra ha ritrovato il suo Dna, è popolare e solidale, una vera squadra nazionale pronta a dirigere il nostro Paese».

Fra gli applausi dei sostenitori nella sede del partito, è salita sul palco la vincitrice: «Grazie di aver avuto il coraggio» di scegliere la prima candidata donna dei Républicains, ha detto colei che i sondaggi vedevano sconfitta soprattutto da Xavier Bertrand, eliminato invece al primo turno, ma anche da Michel Barnier ed Éric Ciotti. «Saprò esserne degna», ha aggiunto, esprimendo subito il suo legame «con tutte le donne di Francia»: «Darò tutto» in campagna presidenziale.

Giocare la carta dell’elettorato femminile simpatizzante di destra è ovviamente il primo colpo assestato a quell’eventuale frangia interna ostile che avrebbe preferito Ciotti, vicino a molte posizioni del misogino e ultra tradizionalista Zemmour. Proprio quest’ultimo, dopo un paio di settimane di polemiche e sondaggi al ribasso, esordisce domani con un comizio parigino che è già carico di tensione: annunciato da giorni allo Zenith, è stato spostato in extremis al Parco delle esposizioni di Villepinte, vicino all’aeroporto. «Eravate in troppi», ha twittato il polemista di estrema destra giustificando la decisione, presa invece per il timore di incidenti nel quartiere espresso dalle autorità locali. In particolare, violente frange dei gruppi della sinistra antifascista erano pronte a dare battaglia nella capitale, al punto da spingere l’ambasciata statunitense oggi a consigliare ai connazionali di evitare la zona del comizio di Zemmour.

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