Portati nella foresta e uccisi

Attentato

Il commando di sei persone sarebbe delle Forze Democratiche per la liberazione del Ruanda

Portati nella foresta e uccisi
© AP/Justin Kabumba

Portati nella foresta e uccisi

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Portati nella foresta, dopo aver eliminato l’autista, e uccisi: così sarebbero morti l’ambasciatore italiano in Congo e il carabiniere di scorta, secondo una prima ricostruzione delle fonti di polizia locali, al vaglio degli inquirenti italiani.

Il commando di 6 persone avrebbe prima attaccato il convoglio e ucciso l’autista. Gli assalitori avrebbero quindi condotto gli altri nella foresta e, proprio mentre stavano arrivando delle forze locali in soccorso, avrebbero sparato al carabiniere, circostanza nella quale anche l’ambasciatore è morto.

L’ambasciatore doveva recarsi nel territorio di Rutshuru per ispezionare le attività del Wfp. Durante il tragitto sei uomini armati hanno obbligato il convoglio a fermarsi sparando colpi in aria. Subito dopo sarebbe stato ucciso l’autista congolese, mentre il resto del convoglio è stato portato nella foresta. Scattato l’allarme, sul posto si sono diretti una pattuglia dell’Istituto Congolese per la Conservazione della Natura - distante poche centinaia di metri - ed anche alcuni soldati dell’esercito congolese, anch’essi non lontani.

Il resto non è ancora chiaro. Sembra che proprio quando la pattuglia dell’Istituto Congolese per la Conservazione della Natura è entrata in azione, gli aggressori abbiano sparato alla guardia del corpo dell’ambasciatore, circostanza in cui entrambi sono rimasti uccisi. Uno dei sopravvissuti, interrogato dalle autorità locali, avrebbe detto che gli assalitori parlavano tra loro in kinyarwanda e che si rivolgevano agli ostaggi in swahili.

Forze per la Liberazione del Ruanda

Responsabili dell’assalto armato in Congo potrebbero essere, secondo fonti inquirenti, uomini delle Forze Democratiche per la liberazione del Ruanda: il Fdlr-Foca è il principale gruppo residuo di ribelli ruandesi di etnia Hutu, conosciuti per il genocidio in Ruanda. È questa l’ipotesi prevalente, sebbene non la sola, privilegiata anche dalle forze di polizia e dalle autorità locali.

Secondo il Counter Terrorism Center, le Fdlr sarebbero responsabili di una dozzina di attentati terroristici commessi nel 2009, costati la vita a centinaia di persone nel Congo orientale.

In seguito all’azione dell’esercito congolese e dei ranger dell’Istituto Congolese per la Conservazione della Natura (Iccn), a partire dal 2010 le Fdlr hanno rimodulato le loro attività preferendo quelle che vengono definite «azioni a bassa intensità», ma con un’alta resa, specie in termini finanziari. Una nuova strategia che ha raggiunto forse il suo punto massimo nel 2018 quando furono rapiti due turisti inglesi, sempre nel parco nazionale di Virunga, rilasciati dopo due giorni.

Nell’aprile del 2020 una sessantina di membri del Fdlr-Foca hanno attaccato una pattuglia dell’Iccn provocando 17 morti, di cui 12 ranger.

Indaga anche la procura di Roma

Nel frattempo la Procura di Roma ha aperto un fascicolo di indagine in relazione alla morte dell’ambasciatore italiano Luca Attanasio e del carabiniere Vittorio Iacovacci. Nel procedimento, spiega l’agenzia di stampa italiana ANSA, si procede per sequestro di persona con finalità di terrorismo.

I magistrati capitolini, che hanno competenza per i reati commessi all’estero e che hanno come vittime cittadini italiani, hanno delegato le indagini ai carabinieri del Raggruppamento operativo speciale (Ros).

Un team di investigatori del Ros, su delega della Procura di Roma, partirà domani alla volta di Kinshasa, capitale della Repubblica democratica del Congo, per affiancare gli investigatori locali nelle indagini. Nell’agguato avvenuto nell’area nord dell’est del Congo è rimasto ucciso anche l’autista del mezzo in cui viaggiavano i due connazionali.

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