Primo maggio e censure, una storia che si ripete

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«Il caso Fedez» è solo l’ultimo capitolo di una lunga storia di vicende polemiche che accompagnano il Concertone a Roma: da Elio e le Storie Tese, passando per Piero Pelù fino ad arrivare a Daniele Silvestri

Primo maggio e censure, una storia che si ripete
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«Il caso Fedez» è solo l’ultimo capitolo di una lunga storia di vicende polemiche che accompagnano il Concertone del Primo Maggio a Roma fin dalle sue prime edizioni.

I primi reprobi ufficiali sono Elio e le Storie Tese: era il 1991, seconda edizione. Durante «Sabbiature», parlarono di una vicenda giudiziaria che aveva riguardato Giulio Andreotti: la regia allora staccò su una più rassicurante intervista di Vincenzo Mollica a Ricky Gianco nel backstage.

Nel 1993 scoppia il caso Pelù. I Litfiba erano all’apice del successo: nel backstage, durante un’intervista con Mollica, il frontman Piero Pelù mise un preservativo sul microfono, provocando la reazione imbarazzata e irritata del giornalista. Poi sul palco criticò Papa Wojtyla per le sue posizioni su aborto e contraccezione.

Nel 2003 è Daniele Silvestri a finire nel mirino: indossando una maglietta con il ritratto dell’allora premier Silvio Berlusconi, prima del brano «Il mio nemico» attaccò il governo per le sue posizioni nei confronti della magistratura.

Si arriva al 2007 per uno dei casi più «rumorosi»: Andrea Rivera, che conduceva il Concertone, parla contro il Vaticano per la mancata concessione dei funerali a Piergiorgio Welby. «L’Osservatore romano» scrive di «vili attacchi e di un atto di terrorismo». Si dissociano tutti, primi tra tutti la Rai e i Sindacati. L’unico a rimanere fermo sulla sua posizione è Rivera la cui carriera di sicuro non ha beneficiato di questo incidente.

Nel 2013 è di nuovo un preservativo al centro della scena: Luca Romagnoli, cantante della band Management del Dolore Post Opeartorio, oggi soltanto Management, mima l’elevazione dell’ostia usando un profilattico: la regia stacca l’inquadratura e Romagnoli perde il controllo, esibisce i suoi genitali e viene giustamente portato fuori dal palco.

Al loro debutto al Primo Maggio, gli Stato Sociale si sono dovuti misurare con le regole della Fascia Protetta, dunque niente parolacce. Questa la spiegazione per evitare il loro brano «Mi sono rotto il caz ...». La band rinunciò ma fece un discorso durissimo contro la censura.

Lodo Guenzi con questo titolo è tornato a dare fastidio, qualche anno dopo, nel 2019, da conduttore quando accosta il titolo galeotto a una serie di personaggi di spicco della società e della politica italiana con cognomi multipli tra cui la presidente del Senato Alberti Casellati.

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