Prof decapitato, c’è la mano dell’Isis?

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Il procuratore antiterrorismo Jean-Francois Ricard ha riferito ai media che una donna della cerchia familiare del giovane assassino «ha fatto giuramento di fedeltà» allo Stato islamico ed «è partita per la Siria»

Prof decapitato, c’è la mano dell’Isis?
© EPA/YOAN VALAT

Prof decapitato, c’è la mano dell’Isis?

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«La sorellastra del padre che ha pubblicato il video su Youtube» in cui si contesta la lezione sulla libertà d’espressione del professore decapitato ieri alla periferia di Parigi «ha fatto giuramento di fedeltà all’Isis ed è partita per la Siria. È oggetto di mandato di cattura»: lo ha detto il procuratore antiterrorismo, Jean-Francois Ricard, in una conferenza stampa a Parigi.

Il padre dell’allieva che contestava la lezione «pubblicò sulla sua pagina Facebook un testo» in cui accusava l’insegnante «facendone il nome e aggiungendo il suo numero di telefono», ha detto Ricard.

Dopo la lezione del 5 ottobre sulla libertà d’espressione, «un dibattito fu organizzato dal 7 ottobre sulla pubblicazione delle caricature di Maometto sulla pagina Facebook del padre di una studentessa. Fu diffusa una ricostruzione dei fatti in cui si parlava di un’immagine del profeta nudo e si invitava alla mobilitazione contro il professore», ha aggiunto il procuratore.

Il giorno dopo, il padre dell’allieva «accompagnato da un secondo individuo, fu ricevuto dalla preside dell’istituto. I due esigevano con forza il licenziamento del professore. La sera stessa, il genitore pubblicava sulla sua pagina Facebook un testo nel quale indicava con nome e cognome il professore, il suo numero di telefono e incitava a ‘dire stop’».

Al-Azhar: «Attacco abominevole»

Al-Azhar, il più influente centro teologico e universitario dell’islam sunnita, ha sottolineato il proprio rifiuto dell’»abominevole attacco» compiuto con la decapitazione di un professore alla periferia di Parigi ma ha anche affermato «la necessità di adottare una legislazione internazionale che criminalizzi l’attentato contro le religioni e i loro simboli». Lo scrive l’agenzia egiziana Mena sintetizzando una dichiarazione dell’istituzione basata al Cairo.

Al-Azhar ha fatto l’affermazione «invitando tutti a rispettare la moralità e gli insegnamenti delle religioni e facendo valere il rispetto del credo altrui», scrive ancora la Mena riferendosi l’istituzione considerata da gran parte dei musulmani come la suprema espressione del pensiero teologico e giuridico islamico sunnita. Il centro teologico comunque «ha affermato il proprio rifiuto di questo abominevole attacco come anche di ogni attentato terroristico, ribadendo che l’omicidio è un crimine ingiustificabile».

Sta «all’istanza religiosa» il compito «di esortare alla rinuncia del linguaggio dell’odio e della violenza indipendentemente dalla sua forma, fonte e motivazione», viene aggiunto da al-Azhar «sottolineando l’importanza di rispettare i simboli religiosi», scrive ancora la Mena.

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