«Quanto può peggiorare? Non abbiamo ancora raggiunto il picco»

Maltempo

Gli eventi rari sono sempre meno rari e la questione climatica è tornata prepotentemente d’attualità: ne parliamo con Ralf Toumi, co-direttore del Grantham Institute dell’Imperial College di Londra

«Quanto può peggiorare? Non abbiamo ancora raggiunto il picco»
© CdT/ Chiara Zocchetti

«Quanto può peggiorare? Non abbiamo ancora raggiunto il picco»

© CdT/ Chiara Zocchetti

MeteoSvizzera continua a ribadirlo. Gli episodi considerati rari, ultimamente, si stanno ripetendo sempre più spesso. Per dire: la stazione di rilevamento di Coldrerio, nello spazio di due giorni, ha registrato due eventi con tempo di ritorno superiore ai vent’anni. Roba da matti, già. La discussione, di fronte a inondazioni e piogge battenti, si sposta a un livello superiore. O, meglio, rientra in una tematica ampia e dibattuta come i cambiamenti climatici. Che, appunto, stanno avendo effetti devastanti. Non a caso, dal nostro giornale il professore del Politecnico di Milano Stefano Caserini ha ribadito: «È tempo di agire sul clima».

Anche il piccolo Ticino, dunque, non è immune al fenomeno. Lo abbiamo visto, lo stiamo vedendo. Ci siamo rivolti al professor Ralf Toumi, co-direttore del Grantham Institute – Climate Change and Environment dell’Imperial College di Londra. Uno dei massimi esperti in materia di mutamenti climatici. Le inondazioni, afferma, «si sono sempre verificate». Sono, per farla breve, «eventi casuali». Un po’ come «tirare i dadi», prosegue il nostro interlocutore. «Il problema è che noi abbiamo cambiato le probabilità». Ovvero, il gioco cui stiamo giocando è truccato e, va da sé, molto, molto pericoloso. «Stiamo giocando d’azzardo», ribadisce Toumi riferendosi alle condizioni meteo sempre più estreme.

Le piogge forti e le inondazioni, in particolare, sono una delle manifestazioni più evidenti del surriscaldamento globale. Ancora Toumi: banalmente, «un mondo più caldo è anche più umido, dal momento che l’atmosfera trattiene più umidità. Ecco, questa umidità poi cadrà sotto forma di pioggia. Ed è per questo che abbiamo precipitazioni sempre più forti».

Diversi esperti, vista la situazione, concentrano le loro attenzioni sulle città e, soprattutto, su come le città sono state costruite. Tradotto: diversi agglomerati urbani non sono in grado di contenere i livelli attuali di precipitazioni. Un discorso, come accennava il professor Pozzoni, attuale anche in Ticino. A livello internazionale, per contro, di recente sono emerse criticità a Londra. Alcune parti della City sono costruite su una pianura alluvionale mentre il sistema di drenaggio è molto vecchio. «Tutte le città a ben vedere hanno bisogno di adattarsi» conferma Toumi. «Londra, ad esempio, avrà bisogno di aggiornare la barriera del Tamigi (una struttura di regolazione del flusso del fiume costruita fra il 1974 ed il 1984 a Woolwich Reach, ndr) mentre sta investendo in un nuovo sistema fognario. Le città più vecchie hanno evidentemente molti più lavori da fare. E i Paesi in via di sviluppo hanno meno risorse».

Il problema è che governi e autorità cittadine hanno accumulato un ritardo notevole. Vero: lo sforzo, in particolare recentemente, è comune. Ma in passato la questione climatica è stata o negata o snobbata dalle grandi potenze, Stati Uniti in primis. «In generale, alcune nazioni hanno cominciato prima a focalizzarsi sul clima rispetto ad altre» chiarisce il professore. «Penso al Regno Unito che si trova in vantaggio rispetto all’America. Nessuno, però, ad oggi ha fatto abbastanza».

La domanda, senza per questo scomodare i film apocalittici, è sempre la stessa: quanto potrebbero peggiorare le cose se lo sforzo globale non sarà coordinato e deciso? Centrale, in questo senso, sarà rimanere fedeli all’Accordo di Parigi sul clima. «Non possiamo dire quanto potrebbero peggiorare le cose – conclude Toumi – perché non siamo ancora riusciti a rallentare l’aumento della temperatura e quello delle emissioni di carbonio. Per usare un’analogia con la pandemia, non abbiamo raggiunto il picco delle infezioni».

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