Regno Unito: minimo dei contagi dall’estate

Tutti gli aggiornamenti

Il bilancio dall’inizio della pandemia - I contagi totali nel mondo superano i 116,51 milioni, i guariti sono oltre i 85 milioni e i morti più di 2,58 milioni

Regno Unito: minimo dei contagi dall’estate
© AP/Carlos Giusti

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Regno Unito: minimo dei contagi dall’estate
© EPA/Neil Hall

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Regno Unito: minimo dei contagi dall’estate
© AP/Kirsty Wigglesworth

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Regno Unito: minimo dei contagi dall’estate
©AP Photo/Bilal Hussein

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Regno Unito: minimo dei contagi dall’estate
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Regno Unito: minimo dei contagi dall’estate
© AP/Martin Mejia

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Regno Unito: minimo dei contagi dall’estate
© EPA/Baba Jiyane/GCIS

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Tutti gli aggiornamenti dal mondo sull’emergenza coronavirus (qui è possibile consultare la mappa dei contagi in tempo reale). Tutte le notizie dal mondo sulla pandemia dalla metà di aprile fino all’inizio di maggio le potete trovare a questo link. Qua gli aggiornamenti fino all’8 ottobre 2020 e qui fino al 14 febbraio 2021.

Domenica 7 marzo

(Aggiornato alle 20.07) Secondo i dati della Johns Hopkins University, sono più di 116,51 milioni i contagi da COVID-19 registrati ufficialmente nel mondo dall’inizio della pandemia, di cui più di 85 milioni già guariti. Sono oltre 2,58 milioni i morti nel mondo per la pandemia di COVID-19. Secondo gli ultimi dati diffusi dalla Johns Hopkins University i decessi sono 2.588.091.

L’Austria sospende la somministrazione di un lotto di vaccini AstraZeneca

L’Ufficio federale per la sicurezza sanitaria in Austria ha reso noto di aver sospeso la somministrazione di un lotto di vaccini AstraZeneca in seguito al decesso di una donna ed il ricovero di un’altra per un’embolia polmonare (ma è in via di guarigione) dopo la somministrazione di due dosi del vaccino. Entrambe le donne, si precisa, avevano ricevuto dosi dello stesso lotto della casa anglo-svedese nel distretto di Zwettl anche se non ci sono prove che sia stato il vaccino a provocare le patologie. In base ai dati clinici la trombosi, che ha causato la morte della donna «non risulta essere tra gli effetti collaterali noti o tipici del vaccino. E anche le analisi internazionali immediatamente avviate non hanno evidenziati altri casi simili», si legge sul sito dell’ufficio federale. «Allo stato attuale - prosegue - tutte le indagini necessarie, con il coinvolgimento dei rispettivi esperti sono in corso a pieno ritmo per poter escludere completamente un possibile collegamento. Per sicurezza, le scorte rimanenti del lotto di vaccino interessato non verranno più distribuite e vaccinate».

Gran Bretagna: nuovo minimo dei contagi dall’estate

Nuovo minimo record di contagi da Covid nel Regno Unito dal dopo estate: lo confermano i dati di giornata del governo britannico, che indicano non più di altri 5177 casi, circa mille meno di ieri, e su un totale colossale di tamponi che nelle 24 ore censite ha sfiorato quota un milione, picco europeo assoluto. L’aggiornamento solo parziale dei decessi dovuto alla raccolta statistica ritardata del weekend lascia invece a zero i morti registrati oggi, che in realtà dovranno essere recuperati nei prossimi giorni. Comunque anche sulle vittime la tendenza è in calo da diversi giorni, fino a una media quotidiana attorno a 200 nell’ultima metà settimana, mentre continuano a scendere i ricoveri negli ospedali con l’indice Rt di diffusione dell’infezione sceso stabilmente nel Regno sotto la soglia di rischio 1 (0,7-0,9) dopo i contagi dilaganti di dicembre alimentati dall’aggressività della cosiddetta variante inglese del virus. Sul quadro pesano in positivo gli effetti sia del lockdown, sia d’una campagna di vaccinazioni che ha toccato ormai i 23,5 milioni di iniezioni fatte, con oltre 22,2 milioni di persone cui è stata somministrata la prima dose (inclusa la stragrande maggioranza di tutti gli over 60 del Paese) e oltre 1,2 milioni di richiami.

Cina: vaccino con proteine ricombinanti

Il vaccino cinese contro la Covid-19 con proteine ricombinanti , recentemente autorizzato in Uzbekistan, sarà un’altra «arma potente» nella lotta contro la pandemia globale. Lo ha detto Gao Fu, a capo del Centro Cinese per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie, a margine della sessione annuale attualmente in corso del massimo organo politico consultivo del Paese. Gao, membro del 13° Comitato Nazionale della Conferenza Politica Consultiva del Popolo Cinese, ha detto che il vaccino ha un processo di produzione relativamente semplice, alti livelli di produzione ed è facile da conservare e trasportare grazie ai requisiti relativamente bassi per lo stoccaggio. Gao ha detto che il vaccino con proteine ricombinanti, sviluppato congiuntamente dall’Istituto di Microbiologia dell’Accademia Cinese delle Scienze e da Anhui Zhifei Longcom Biopharmaceutical, è il terzo contro il Covid-19 che la Cina ha fornito ad altri Paesi, dopo i vaccini inattivati e quelli con vettori adenovirali. L’alto funzionario cinese ha detto che il nuovo vaccino contribuirà ad aumentare la capacità globale di vaccini contro Covid-19, aggiungendo che nei test di laboratorio è stato in grado di produrre anticorpi neutralizzanti per le varianti del nuovo coronavirus trovate in Sud Africa, Gran Bretagna e Brasile. «Ma sono necessari ulteriori sperimentazioni cliniche per testare la sua efficacia contro le nuove varianti», ha affermato. La Cina, ha detto Gao, ha adottato cinque approcci tecnologici per sviluppare vaccini contro il Covid-19: vaccini inattivati, vaccini con proteine ricombinanti, vaccini con vettori adenovirali, vaccini basati su acidi nucleici e vaccini che utilizzano virus influenzali attenuati come vettori. Tra questi, i primi tre sono stati autorizzati all’uso.

Israele: il vaccino protegge dai casi gravi

Dei pazienti vaccinati in Israele con due dosi solo il 2,87% ha poi sofferto gravi casi di Covid-19. Lo rivelano nuovi dati diffusi dal ministero della sanità a testimonianza della capacità del vaccino di proteggere dall’infezione. Secondo la statistica, su 6905 malati gravi solo 175 erano quelli che erano stati immunizzati con due dosi. Inoltre, sempre secondo il ministero, nessuno dei decessi verificatisi a febbraio ha riguardato pazienti immunizzati.

Italia: domani una circolare per l’ok ad AstraZeneca per gli over 65

«Ci sono nuove evidenze che dimostrano che anche il vaccino di AstraZeneca può essere usato su tutte le fasce generazionali quindi noi abbiamo ricevuto un parere che va in questa direzione dal Css (Consiglio superiore di sanità) e già da domani o dopodomani ci sarà una circolare del ministero della salute che andrà in questa direzione» per il vaccino AstraZeneca alla popolazione di oltre 65 anni. Lo ha detto il ministro della salute italiano, Roberto Speranza, all’emittente pubblica Rai3. Speranza ha poi indicato di pensare che «il prossimo trimestre sia quello decisivo per le vaccinazioni. Dal primo aprile inizia il secondo trimestre in cui ci aspettiamo l’arrivo di oltre 50 milioni di dosi, e puntiamo a raggiungere almeno metà della popolazione. Tra queste dosi ci sarà anche il vaccino di J&J (Johnson & Johnson) che è monodose. Quindi alla fine del secondo trimestre dell’anno ci troveremo in una situazione in cui la maggioranza sarà vaccinata e entro l’Estate conto che tutti gli italiani che lo vorranno potranno essere vaccinati».

Israele riapre da oggi, ridotte le restrizioni

Israele riapre. A partire da oggi, come stabilito dal governo a tarda sera di ieri, gran parte delle attività economiche, inclusi ristoranti, caffè, scuole (in alcune aree a bassa tasso di infezione), eventi culturali, attrazioni turistiche e ristorazione negli hotel, saranno di nuovo in funzione.

Anche l’aeroporto Ben Gurion attuerà una parziale riapertura consentendo dalle prossime ore - senza alcuna autorizzazione necessaria da parte delle autorità - il rientro di 3000 israeliani al giorno e la quarantena per i non immunizzati sarà a casa propria.

Con quasi 5 milioni di israeliani vaccinati almeno con una dose (3’800’000 anche con la seconda) e un numero di casi sotto controllo, le restrizioni si sono dunque allentate. Elemento decisivo è il Green Pass (doppia immunizzazione o guarigione dal virus) che consente ai possessori di accedere ad un maggior numero di servizi rispetto a chi ancora lo deve ottenere. Ad esempio, i ristoranti potranno ospitare al chiuso fino al 75% della propria capacità di avventori con Green Pass e sino al 100% all’aperto, anche se ovviamente distanziati.

Per le sale di eventi, culturali e non, la percentuale è del 50% e fino a 300 persone con Green Pass: in più potranno entrare anche il 5% di individui con tampone negativo recente. Di nuove aperte - quasi con le stesse modalità - le sale ricevimento degli hotel (e le strutture stesse) per i detentori del Green Pass. Lo stesso per i luoghi di culto con regole precise. Le autorità sanitarie tuttavia non hanno escluso per la festa della Pasqua ebraica (fine marzo) nuove restrizioni.

Migliaia in piazza a Vienna contro le misure anti-Covid

Migliaia di persone sono scese in piazza a Vienna per protestare contro le misure anti-Covid-19. Molti manifestanti erano senza mascherina e non hanno rispettato il distanziamento.

La polizia ha effettuato diversi arresti per violazione delle leggi sulla pandemia. I dimostranti hanno attraversato il centro della città fino ad arrivare nel parco dove l’estrema destra del Partito della libertà (Fpö) aveva indetto la manifestazione.

Sabato 6 marzo

Secondo i dati della Johns Hopkins University, sono più di 116,11 milioni i contagi da COVID-19 registrati ufficialmente nel mondo dall’inizio della pandemia, di cui più di 82 milioni già guariti. Sono oltre 2,58 milioni i morti nel mondo per la pandemia di COVID-19. Secondo gli ultimi dati diffusi dalla Johns Hopkins University i decessi sono 2.581.237.

USA, ok del Senato per il piano di aiuti da 1900 miliardi

Il piano di aiuti nell’ambito della pandemia di COVID-19 da 1900 miliardi di dollari (1755 miliardi di franchi al cambio attuale) promosso dal presidente degli Usa Joe Biden ha la strada spianata dopo che i senatori democratici hanno raggiunto un accordo nelle scorse ore per estendere fino al prossimo 6 settembre i sussidi di disoccupazione da 300 dollari a settimana. I negoziati sui sussidi hanno visto protagonista Joe Manchin, senatore moderato democratico, le cui resistenze avevano impedito alla Camera alta del Congresso di discutere una lunga serie di emendamenti al piano. Rispetto alla versione del pacchetto già approvata la scorsa settimana alla Camera, l’accordo prevede l’estensione della durata dei sussidi federali di disoccupazione (dal 29 agosto al 6 settembre) e il loro ridimensionamento (da 400 a 300 dollari a settimana). I democratici hanno inoltre raggiunto un’intesa per rendere i primi 10’200 dollari di sussidi del 2020 non tassabili per le famiglie con redditi inferiori ai 150 mila dollari l’anno. La portavoce della Casa Bianca, Jen Psaki, ha già fatto sapere che Biden sostiene l’accordo raggiunto dai democratici al Senato, anche se non è stato approvato l’emendamento di Bernie Sanders per l’aumento del salario minimo. Dopo l’ok del Senato, il piano dovrà tornare alla Camera per il voto finale, prima di essere firmato dal presidente, forse già la prossima settimana.

Vaccini, l’Europa confida nella collaborazione con gli USA

«La Commissione europea confida di poter collaborare con gli Stati Uniti per garantire che siano rispettati gli obblighi contrattuali dei produttori di vaccini realizzati o imbottigliati negli Stati Uniti». Lo precisa una portavoce dell’esecutivo comunitario. «Il commissario Breton e la sua controparte statunitense Jeff Zients», coordinatore della task force della Casa Bianca contro la pandemia, «collaboreranno per quanto riguarda le catene di approvvigionamento nella produzione di vaccini», aggiunge la stessa fonte.

In Russia aumento del 24% nella mortalità

La Russia ha registrato più di 55 mila morti in eccesso a gennaio, secondo i dati dell’agenzia ufficiale di statistica del Paese (Rosstat). Dall’inizio della pandemia fino alla fine di gennaio - l’ultimo dato disponibile - la Russia ha registrato 394 mila morti in più rispetto alla media dei cinque anni precedenti. Ovvero un aumento del 24% nella mortalità e, sottolinea il Moscow Times, uno dei tassi di mortalità in eccesso più alti al mondo, anche in rapporto alla popolazione. Rosstat ha detto che la Russia ha ora registrato 131.118 morti per coronavirus dall’inizio della pandemia, con il virus presente in altri 69.314 casi, considerati però non direttamente legati al decesso. In tutto, dunque, oltre 200 mila persone con tampone positivo al coronavirus sono morte in Russia dall’inizio della pandemia, benché il conteggio ufficiale dei morti sia fermo a 88.726. Mentre in altri Paesi europei le morti ufficiali di COVID rappresentano il 90% o più delle morti in eccesso complessive, nota ancora il Moscow Times, in Russia il rapporto è meno di un terzo.

Venerdì 5 marzo

Secondo i dati della Johns Hopkins University, sono più di 115,81 milioni i contagi da COVID-19 registrati ufficialmente nel mondo dall’inizio della pandemia, di cui più di 82 milioni già guariti. Sono oltre 2,57 milioni i morti nel mondo per la pandemia di COVID-19. Secondo gli ultimi dati diffusi dalla Johns Hopkins University i decessi sono 2.572.702.

Gran Bretagna, casi al minimo da settembre, pesa l’effetto vaccini

Casi di COVID in calo nel Regno Unito, «al minimo da settembre», con una media di 6600 contagi al giorno nell’ultima settimana. Lo confermano i dati illustrati nel briefing di giornata a Downing Street da Matt Hancock, ministro della Sanità del governo di Boris Johnson, che sottolinea inoltre un calo di ricoveri, con poco più di 12.000 persone negli ospedali in totale e ammissioni al minimo da ottobre, nonché dei decessi, pure «al minimo da ottobre». Hancock aggiorna poi a 21,8 milioni il totale delle persone vaccinate nel Regno, «i due quinti della popolazione adulta», con quasi 23 milioni di dosi somministrate. E riferisce di nuovi dati che confermano l’impatto positivo dei vaccini sulla diminuzione dei ricoveri e dei morti, calati di oltre il 40% sull’isola nell’ultima settimana: citando in particolare uno studio realizzato sugli ultraottantenni di Bristol - inclusi «i più fragili e malati» - che testimonia una protezione dal rischio di ricovero per COVID dell’80%, con AstraZeneca ancor più efficace di Pfizer dopo una singola dose. «Le cose si stanno muovendo nella giusta direzione, anche se non siamo ancora al traguardo», nota quindi Hancock, confermando per lunedì - nell’ambito di un alleggerimento «cauto» del lockdown - la riapertura di tutte le scuole dell’Inghilterra (chiuse da quasi 3 mesi) e la ripresa delle visite nelle case di riposo da parte di una sola persona per volta, testata prima dell’ingresso.

Parallelamente lancia un programma di test periodici a disposizione dei britannici, oltre ad annunciare l’introduzione di tamponi nelle scuole cui potranno sottoporsi volontariamente - anche senza sintomi - insegnanti, personale e studenti delle secondarie.

Di Maio: «Finché ci saranno ritardi bloccheremo l’export dei vaccini»

«Le casa farmaceutiche sono in ritardo con le forniture assicurate all’Ue. I ritardi sono inaccettabili». Lo ha detto il ministro degli Esteri italiano Luigi Di Maio in conferenza stampa alla Farnesina con il collega francese Jean-Yves Le Drian. Il blocco dei vaccini, ha detto «non è un atto ostile verso l’Australia», ha aggiunto Di Maio. «Finché ci saranno ritardi continueremo a bloccare».

OMS: produttori rinuncino a profitti brevetti

Se bisogna immunizzare tutto il mondo contro il coronavirus, le normali regole negli affari che proteggono i profitti devono essere messe da parte dalle aziende che producono i vaccini: lo scrive il segretario generale dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), Tedros Adhanom Ghebreyesus in una lettera al quotidiano britannico The Guardian. Il capo dell’Oms afferma di essere favorevole «a quelle aziende detentrici di brevetti (sui vaccini anti-Covid) che consentono ad altri Paesi di produrre e di vendere a buon mercato vaccini equivalenti inventati altrove».

Johnson vola spinto dai vaccini, consenso record

Spinto dai vaccini e dalla finanziaria, torna a volare il consenso per Boris Johnson e il suo Partito conservatore nel Regno Unito dopo le critiche sui primi mesi della gestione della pandemia, oltre che sui primi effetti del dopo Brexit. Lo certifica un sondaggio YouGov che accredita ora ai Tory un record del 45% (+4) di suffragi, meglio del 43,6% ottenuto nella vittoria a valanga al voto del dicembre 2019. Mentre relega il Labour di Keir Starmer al 32%, a 13 punti di distacco: meno di quanto raccolto dall’opposizione sotto la leadership di Jeremy Corbyn nella disfatta elettorale 2019. Secondo il Times, la mega oscillazione è frutto del successo del governo nella campagna di vaccinazioni anti COVID nel Regno, ma anche delle prime reazioni positive a una finanziaria 2021 improntata a un aumento differito di tasse a iniziare dalla Corporation Tax sui profitti del business medio e grande (inedito nelle politiche Tory) a parziale copertura dei massicci impegni di spesa pubblica stanziati per la ripresa dalla pandemia. Finanziaria considerata «equa» da un 55% di britannici e mai così popolare negli ultimi 10 anni, segnala ancora YouGove.

In Francia «quasi normalità in 4-6 settimane»

Il ministro della Salute francese, Olivier Véran - ospite questa mattina di Bfm-Tv - ha ribadito questa mattina la previsione del governo di un ritorno «ad una quasi normalità» fra 4-6 settimane, di fronte alle obiezioni di molti rappresentanti del mondo medico. «Abbiamo motivi per pensarlo - ha detto Véran - fra 4-6 settimane avremo vaccinato gran parte delle persone vulnerabili, i più anziani, i più malati. Già registriamo una diminuzione della circolazione del virus in questa fascia. Fra 4-6 settimane arriverà anche la primavera ed abbiamo già visto che questo comporta un calo della circolazione del virus». Quanto alla possibilità, chiesta dal settore della ristorazione, di una riapertura dei bar e ristoranti fino all’ora di pranzo (sono chiusi completamente dal 29 ottobre, ndr), Véran lo ha per ora escluso: «non mi sembra la decisione adeguata in un momento in cui decidiamo il lockdown di alcuni dipartimenti nel weekend. Riapriremo ristoranti e bar quando potremo farlo, ma oggi non è il caso».

Approvati due vaccini in Corea del Sud

l ministero sudcoreano per la sicurezza dei farmaci ha approvato l’uso dei vaccini di Pfizer-BioNTech e di AstraZeneca.

Negli USA 2 milioni di vaccinati, calano i contagi

I nuovi casi di Covid negli Stati Uniti nelle ultime 24 ore sono stati meno di 40.000 per la prima volta negli ultimi cinque mesi. È quanto emerge dai dati della John Hopkins University. Il piano di vaccinazione procede e, secondo le stime, si è vicino ai 2 milioni di vaccinati al giorno.

Giovedì 4 marzo

Secondo i dati della Johns Hopkins University, sono più di 115,46 milioni i contagi da COVID-19 registrati ufficialmente nel mondo dall’inizio della pandemia, di cui più di 81 milioni già guariti. Sono oltre 2,56 milioni i morti nel mondo per la pandemia di COVID-19. Secondo gli ultimi dati diffusi dalla Johns Hopkins University i decessi sono 2.565.369.

Contagi a quota 3 milioni, l’Italia è sempre più rossa

Con un boom dei contagi da coronavirus, destinati ancora a salire nei prossimi giorni, terapie intensive e reparti ordinari sempre più pieni, l’Italia tra zone rosse e arancioni rafforzate si scopre ogni giorno più assediata dall’epidemia, mentre i morti viaggiano verso i 100.000 e i casi totali sono quasi 3 milioni. Il primo Decreto del presidente del Consiglio dei ministri (DPCM) Mario Draghi, che sarà in vigore da sabato, viene considerato dall’esecutivo adeguato ad affrontare la risalita dei contagi, soprattutto perché dà agli amministratori gli strumenti per intervenire in maniera mirata e rapida laddove necessario, con la chiusura delle scuole e con altre zone «scure» locali. Il monitoraggio delle varianti resta comunque costante e il governo concentra la sua attenzione - con riunioni in programma già nei prossimi giorni - in particolare sulla scuola, dove nelle ultime settimane sono esplosi i casi, e sui trasporti, da sempre possibile luogo di contagio. Se la crescita della curva non si arrestasse, ipotizza già qualcuno tra i ministri, potrebbero rendersi necessarie nuove misure come un anticipo del coprifuoco rispetto alle 22.00 o di una stretta ulteriore su weekend e spostamenti. L’esecutivo, che da aprile potrebbe abbandonare lo strumento del DPCM e varare un decreto legge per le misure anti-contagio, intende intanto valutare l’efficacia del DPCM firmato martedì, a partire dallo stop alle lezioni nelle aree a più alto contagio, i cui effetti si vedranno non prima di una settimana-dieci giorni. L’obiettivo principale è poi accelerare nella campagna vaccinale di massa, resa più difficile dalla corsa dell’epidemia - lo scenario peggiore contemplato dagli esperti - in questo senso un’Italia quasi tutta rossa sarebbe di aiuto nell’efficacia somministrazione.

Domani il ministero della salute dopo il monitoraggio settimanale - relativo a dati già superati - stringerà le misure su diverse regioni, tra cui la Lombardia, che ha proclamato da mezzanotte l’arancione scuro e ha registrato oltre 5000 tamponi positivi in 24 ore. In bilico anche Campania, Emilia Romagna e Abruzzo, che potrebbero aggiungersi in rosso a Molise e Basilicata. Calabria - che chiuderà tutte le scuole -, Friuli Venezia Giulia e Veneto vanno verso l’arancione, mentre il Lazio resta fino all’ultimo tra giallo e arancione. Nelle Marche, dove già Ancona è zona rossa, da sabato stretta a Macerata. Si attendono le mosse dei nuovi vertici della struttura emergenziale, il commissario Francesco Figliuolo e il capo della Protezione civile Fabrizio Curcio, che domani incontreranno le Regioni assieme ai ministri Roberto Speranza (salute) e Mariastella Gelmini (autonomie). La gestione della pandemia d’ora in poi sarà sul modello della Protezione civile, ovvero territoriale e tempestiva, secondo quanto emerso dal vertice odierno con le autorità sanitarie.

Dal territorio le notizie e i dati sembrano indicare che si sta inseguendo il virus, trainato dalle varianti, in primis quella inglese, invece di anticiparlo, e che la terza ondata è in pieno corso. «Un fortissimo incremento di positivi», fa sapere la Regione Campania, impone «la realizzazione di tamponi di massa nei Comuni» più colpiti, specie nell’area vesuviana. Il presidente dell’Associazione nazionale Comuni italiani (ANCI) Antonio Decaro, sindaco di Bari, riferisce di un aumento dei contagi praticamente in tutte le città. Il bollettino quotidiano del ministero della salute dice che in 24 ore i test positivi sono stati quasi 23.000, un livello mai toccato da gennaio, duemila più di ieri, nonostante meno tamponi. Le vittime sono ancora 339, ma a preoccupare sono i 232 ingressi in terapia intensiva - il secondo dato più alto da quando si calcolano, a inizio dicembre - e i 394 ricoveri in più nei reparti ordinari. Solo Basilicata e Valle d’Aosta non annotano nuovi pazienti in rianimazione nell’ultima giornata, la Lombardia ne ha invece ben 56. Di fronte all’escalation dei contagi il governo di Draghi per ora punta su sempre più zone rosse o arancione scuro locali per arginare l’ondata. Ma nell’esecutivo e nella maggioranza alcune voci non escludono che se le misure adottate non riuscissero a frenare la curva si debba poi tornare a intervenire.

Record di morti in Brasile, proteste contro Bolsonaro

Quasi duemila morti in un giorno, 75.000 nuovi contagi e trend in aumento secondo gli esperti: l’epidemia di COVID-19 è fuori controllo in Brasile. L’allarme è stato lanciato dalle autorità sanitarie locali, dai governatori e dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), secondo cui il Brasile sta affrontando una nuova ondata della pandemia causata dalla variante amazzonica, la P1, tre volte più contagiosa del ceppo scoperto a Wuhan. Il Brasile continua a macinare record negativi: a febbraio si sono contati oltre 30.000 morti e per il terzo mese consecutivo le vittime hanno superato quelle del mese precedente. La media giornaliera dei morti si mantiene sopra quota mille ormai da 42 giorni consecutivi. Il collasso del sistema sanitario in Amazzonia si sta ripetendo ormai in quasi tutto il Paese. Il Brasile, con quasi 260.000 vittime, è il secondo Paese al mondo dopo gli Stati Uniti per numero di decessi e il terzo per numero di contagi, dietro Usa e India. I governatori corrono ai ripari imponendo nuove restrizioni e il coprifuoco notturno nella speranza di contenere il contagio. Ma sono sempre di più ormai i brasiliani che puntano il dito contro la gestione della pandemia da parte del presidente Jair Bolsonaro, che ha sempre mantenuto un atteggiamento negazionista, rifiutandosi di indossare la mascherina anche quando si concede bagni di folla in mezzo ai suoi sostenitori. Il presidente brasiliano, che ieri è stato sonoramente contestato in molte città del Brasile con i tradizionali panelacos, colpi di pentole alle finestre e sui balconi, e al grido di «Bolsonaro vattene», non ha mai nascosto la sua idea di far diffondere il contagio tra la popolazione per arrivare all’immunità di gregge. Teoria avversata dagli scienziati, dalla maggioranza dei governatori, in testa quello di San Paolo, Joao Doria, che ha accusato senza mezzi termini Bolsonaro di essere «un irresponsabile» che «si gode l’odore di morte», e dalle comunità indigene. «Il governo brasiliano è responsabile di uno sterminio, chiediamo aiuto per fermare il genocidio», ha denunciato Luiz Terena, legale dell’Articolazione dei popoli indigeni del Brasile, al Consiglio per i diritti umani dell’ONU. La stampa locale accusa Bolsonaro di autoritarismo e sottovalutazione della pandemia ma lui continua a minimizzare, anche di fronte alle notizie provenienti da ogni angolo del Paese di pazienti malati di COVID-19 morti in attesa di trovare un letto nelle terapie intensive. «Non possono darmi la colpa, ci sono Paesi più ricchi del nostro dove muoiono più persone che da noi. Basta lockdown, fanno perdere posti di lavoro», si è difeso Bolsonaro, che ieri sera, giorno in cui si è registrato il nuovo record di vittime, ha cancellato senza spiegazioni l’annunciato discorso alla nazione sulla pandemia e sulla campagna vaccinale. Secondo GloboNews, alcuni ministri avrebbero consigliato al capo dello Stato di posticipare il messaggio a dopo la firma dell’annunciato contratto d’acquisto di 100 milioni di dosi del vaccino Pfizer-BioNTech e 38 milioni di dosi di Janssen.

L’Italia blocca l’export dei vaccini AstraZeneca

L’Italia è il primo Paese dell’Ue a rifiutare l’export delle dosi di vaccini di AstraZeneca. Secondo quanto ha appreso a Bruxelles l’agenzia di stampa italiana ANSA, venerdì le autorità italiane hanno notificato alla Commissione europea la decisione di bloccare l’export di una partita di vaccini della casa farmaceutica in Australia.

Le dosi in questione, bloccante sulla base del nuovo meccanismo europeo sul controllo dell’export, sarebbero 250.000. La competente autorità italiana, viene spiegato, ha ricevuto una richiesta di autorizzazione all’esportazione di vaccini anti-COVID-19 da parte di AstraZeneca. La richiesta è stata fatta ai sensi del Regolamento di esecuzione dell’UE 2021/111 della Commissione, approvato lo scorso 30 gennaio, «che subordina l’esportazione di taluni prodotti alla presentazione di un’autorizzazione di esportazione». Secondo quanto previsto dallo stesso Regolamento, l’Italia ha quindi inviato la proposta di decisione di non autorizzazione formulata a livello nazionale alla Commissione europea (DG SANTE) che ha l’ultima parola, dal momento che ai sensi dell’articolo 2, paragrafo 5, lo Stato membro è tenuto a decidere in merito alla richiesta di autorizzazione «conformemente al parere della Commissione».

La proposta italiana di diniego dell’autorizzazione ha incontrato il favore della Commissione europea, che mantiene un quadro aggiornato e onnicomprensivo delle richieste di esportazioni di vaccini anti-COVID-19 e dei corrispondenti impegni delle case farmaceutiche assunti nel quadro dei richiamati accordi di preacquisto, e non ha obiettato alle valutazioni formulate dall’Italia. Di conseguenza, il ministero degli Esteri ha provveduto ad emanare formalmente il provvedimento di diniego all’esportazione, lo stesso giorno in cui la Commissione ha informato l’Italia che concordava con il provvedimento in oggetto. Roma, secondo quanto ha appreso l’agenzia di stampa italiana ANSA, ha proposto il suo diniego all’export delle dosi di AstraZeneca dopo aver considerato il permanere della penuria di vaccini nella UE e in Italia, dei ritardi nelle forniture dei vaccini anti-COVID-19 da parte di AstraZeneca, oltre all’elevato numero di dosi oggetto della richiesta di autorizzazione all’esportazione rispetto alla quantità di dosi fornite finora all’Italia, e più in generale, ai Paesi dell’UE. Unito al fatto che il Paese destinatario della fornitura - l’Australia - non è un Paese vulnerabile.

Netanyahu: con Austria e Danimarca un’alleanza per i vaccini

Israele, Austria e Danimarca hanno intenzione di istituire insieme «un fondo di ricerca e sviluppo» e di avviare investimenti comuni «nella produzione di impianti per vaccini» contro la COVID-19. Lo ha detto il premier dello Stato ebraico Benyamin Netanyahu in conferenza stampa assieme al cancelliere austriaco Sebastian Kurz e alla premier danese Mette Frederiksen arrivati oggi nel Paese. Frederiksen ha ricordato che le tre nazioni condividono una visione del futuro secondo cui «un accesso tempestivo ai vaccini sarà decisivo per le nostre società negli anni a venire. Non ci possiamo permettere di essere presi impreparati un’altra volta. Abbiamo nuove mutazioni, forse nuove pandemie e nuove crisi sanitarie metteranno in pericolo le nostre società di nuovo». Kurz - che ha dato atto a Netanyahu di essere stato tra i primi «a identificare il grande pericolo della pandemia agli inizi del 2020» - ha sottolineato che «ora ci si deve preparare per i prossimi stadi della pandemia». Il cancelliere ha poi spiegato che la produzione dei vaccini è «un processo complesso» e che in base alla partnership dei tre Paesi ognuno si «perfezionerà su singoli elementi di quel processo».

Netanyahu ha quindi annunciato di aver ricevuto la telefonata di «altri Paesi» che gli hanno espresso la volontà di «far parte di questo sforzo».

In Israele calano i casi gravi

Per la prima volta da dicembre scorso il numero dei casi gravi di COVID in Israele è sceso sotto i 700 confermando così un andamento positivo. Le nuove infezioni registrate nelle ultime 24 ore sono 4.143 (su 82,670 tamponi), i casi gravi 699 e di questi 224 in ventilazione. Almeno il 50,1% delle nuove diagnosi positive riguardano adolescenti e bambini e solo il 5,4% gli over 60: dato che indica - hanno osservato gli esperti - l’efficacia della vaccinazione. Le vittime - da inizio pandemia - sono arrivate a 5.815. Il fattore R (che indica la capacità di infettare per ogni singolo positivo) è sotto l’1 (0.99). Intanto prosegue la campagna vaccinale di massa a partire dai 16 anni di età. Sono 4.859.948 le persone che hanno ricevuto la prima dose (oltre la metà dell’intera popolazione), e di questi 3.576.379 hanno avuto anche la seconda. Secondo il professore Eran Segal del ‘Weizmann Institute’, circa l’87% di tutti gli israeliani over 16 - e che non sono né ebrei haredim, né arabi - hanno ricevuto almeno una dose. Gli haredim sono invece al 72% mentre gli arabi israeliani più indietro, al 64%.

Record di morti in Brasile, proteste contro Bolsonaro

Diverse città del Brasile hanno registrato la notte scorsa proteste a suon di pentole (i cosiddetti ‘panelacos’) contro il presidente Jair Bolsonaro: lo rendono noto i media locali, secondo cui le proteste criticavano le azioni del governo nella lotta alla pandemia di coronavirus. Oltre a battere sulle pentole da finestre e balconi, i manifestanti hanno anche gridato ‘Fuori Bolsonaro’. Secondo testimonianze e video pubblicati sui social, i ‘panelacos’ si sono svolti, tra le altre, nelle città di San Paolo, Porto Alegre, Brasilia, Salvador e Rio de Janeiro. Le proteste contro il capo dello Stato si sono svolte nel giorno in cui il Brasile ha battuto il record di morti per COVID-19 in un solo giorno. Secondo il ministero della Salute, nelle ultime 24 ore sono stati registrati 1.840 nuovi decessi, elevando a quasi 260mila il bilancio complessivo delle vittime.

Gb annuncia corsia preferenziale per vaccini anti-varianti

Corsia preferenziale garantita, nel Regno Unito, per l’approvazione degli aggiornamenti dei vaccini anti Covid tarati in modo più specifico sulle nuove varianti più temute del virus che i diversi fornitori si sono impegnati a cercare di sviluppare nei prossimi mesi. Lo ha annunciato oggi l’authority di regolazione britannica sui farmaci (Mhra) nell’ambito di una strategia condivisa con altri quattro Paesi e di un accordo di cooperazione già in vigore con le istituzioni indipendenti omologhe di Australia, Canada, Singapore e Svizzera.

L’approccio, riferisce il Guardian, sarà analogo a quello già utilizzato dalla Mhra per la valutazione della versione originale dei vaccini approvati finora: valutazione condotta a mano a mano che i dati sui trial dei diversi antidoti arrivavano sul tavolo della commissione medico-scientifica britannica preposta, e non a sperimentazione conclusa secondo la procedura standard seguita invece dall’agenzia del farmaco dell’Ue (Ema) o in parte dell’Aifa americana.

Si tratta di un metodo che ha consentito di «ridurre significativamente i tempi» senza tuttavia pregiudicare in alcun modo la serietà dei controlli, rivendicano gli esperti di Londra: la cui scommessa ha suscitato qualche critica nel mondo, ma ha consentito al Regno e al governo di Boris Johnson di far partire la campagna di vaccinazioni di massa (giunta ora sull’isola a circa 22 milioni somministrate) in netto anticipo su tutti gli altri Paesi occidentali; fino a essere poi sposata da Canberra, Ottawa, Singapore e Berna.

Tokyo verso l’estensione dello stato emergenza

Si rafforzano le ipotesi di un’estensione dello stato di emergenza di altre due settimane, a Tokyo e in tre prefetture confinanti, oltre la scadenza del 7 marzo. Lo confermano diverse fonti dell’esecutivo ai media nipponici, spiegando che i governatori di Chiba, Kanagawa e Saitama, oltre alla governatrice della capitale, Yuriko Koike, sono concordi nel ritenere che la discesa delle infezioni di coronavirus ha subito uno stallo negli ultimi giorni e una riapertura potrebbe creare una nuova ascesa dei contagi.

Lo scorso 28 febbraio il governo ha anticipato di una settimana la fine dell’emergenza in altre 6 prefetture, tra cui Kyoto, Osaka e Fukuoka, ma secondo le fonti, i governatori dell’area metropolitana di Tokyo hanno espresso pessimismo per una decisione analoga a tali condizioni.

Lo stato di emergenza a Tokyo è entrato in vigore il 7 gennaio, per poi essere esteso di un altro mese il 7 febbraio. Nei dettagli il governo metropolitano ha fissato tra i suoi obiettivi una riduzione settimanale in media del 70% rispetto ai sette giorni precedenti, mentre la prefettura di Saitama, a Nord della capitale, presenta ancora una situazione critica nei ricoveri ospedalieri.

In base alle indicazioni dello stato di emergenza, che non equivale al lockdown sullo stile europeo, le autorità nipponiche esortano i cittadini a ridurre le uscite solo per i servizi essenziali, e le prefetture chiedono ai ristoranti, bar e karaoke lo stop alla vendita di alcolici dalle 19, anticipando la chiusura delle attività alle 20. Da inizio pandemia Tokyo ha registrato 112.345 casi di Covid, con 1.419 morti accertate.

Record di morti in Brasile, 1.840 in 24 ore

Continua a correre l’epidemia di Covid-19 in Brasile. Nelle ultime 24 ore, le vittime sono state 1.840 a fronte di 74.376 nuovi contagi. Si tratta della cifra piu’ alta di vittime in un giorno dall’inizio della pandemia. Il bilancio totale sale a 259.402 morti e 10.722.221 di casi accertati. Da 42 giorni consecutivi la media delle vittime giornaliere in Brasile si mantiene oltre quota mille.

Mercoledì 3 marzo

Secondo i dati della Johns Hopkins University, sono più di 115,03 milioni i contagi da COVID-19 registrati ufficialmente nel mondo dall’inizio della pandemia, di cui più di 80 milioni già guariti. Sono oltre 2,55 milioni i morti nel mondo per la pandemia di COVID-19. Secondo gli ultimi dati diffusi dalla Johns Hopkins University i decessi sono 2.556.515.

La Germania prolunga il lockdown fino al 28 marzo, ma con più contatti

Il lockdown in Germania è stato prolungato fino al 28 marzo, ma in forma un po’ più light. È questo l’esito del vertice Stato-Regioni che si è tenuto dal pomeriggio di oggi a Berlino. Da lunedì prossimo, sarà ammorbidito il divieto dei contatti: con la possibilità di incontro fra due nuclei abitativi, fino a 5 persone, (senza contare i minori di 14 anni). Le aperture sono previste per step.

Il Texas sfida Biden e riapre tutto, via le mascherine

«Il Texas riapre al 100%!». Il trionfale annuncio è del governatore repubblicano Greg Abbott che, ignorando le raccomandazioni degli esperti e delle autorità federali statunitensi, dice basta a tutte le restrizioni anti-COVID a partire dall’obbligo di indossare la mascherina. E dal 10 marzo tutte le attività potranno riprendere senza alcuna limitazione, dai ristoranti alle palestre, dalle scuole ai cinema. Un esempio subito seguito da un altro Stato del sud, il Mississippi, anch’esso a guida repubblicana come la Florida, dove già da tempo la vita è tornata alla normalità. Una vera e propria sfida alla Casa Bianca di Joe Biden, dunque, guidata da potenti governatori repubblicani proprio come Abbott in Texas, Ron De Santis in Florida oppure Kristi Noem in South Dakota, tutti in odore di candidatura per le presidenziali del 2024 in quota Trump se il tycoon non dovesse scendere direttamente in campo. Una politicizzazione della pandemia che stride con l’allarme per il rischio di una quarta ondata, rinnovato nelle ultime ore dagli esperti USA. Secondo le ultime previsioni dei CDC, la massima autorità sanitaria statunitense, entro la fine di marzo potrebbero esserci fino a 47.000 nuovi decessi, con una media di quasi duemila morti al giorno. Un nuovo boom, quindi, che porterebbe il numero delle vittime a circa 564.000 dall’inizio della crisi. «Non è il momento di abbassare la guardia», il monito di Biden, che sta tentando di imprimere una decisa accelerazione sul fronte della vaccinazione. «Le mascherine fanno la differenza, vanno indossate così come bisogna rispettare il distanziamento sociale. Sono misure che salvano vite umane», ha sostenuto. «Se si rimuovono le restrizioni adesso si rischia di vanificare tutti gli sforzi e i sacrifici fatti finora», ha avvertito anche la direttrice dei CDC, Rochelle Walensky, lanciando un appello ai cittadini perché continuino a indossare la mascherina e a rispettare il distanziamento sociale al di là di quello che decidono i propri Stati. Ma nonostante le accuse di irresponsabilità e di sabotaggio, Abbott tira dritto per la sua strada: «La COVID non è scomparsa, esiste ancora, esiste in Texas, negli USA e in tutto il mondo - ha affermato - ma le restrizioni non sono più necessarie perché ci sono abbastanza dosi di vaccini a disposizione dei texani e perché i trattamenti per curare chi è contagiato ormai sono avanzati ed efficaci». «Ucciderà i suoi cittadini», attaccano quindi i democratici, sottolineando come negli ultimi giorni in Texas ci siano in media 7.600 nuovi casi e 227 morti al giorno: in tutti gli Stati Uniti solo la California ha numeri peggiori. A preoccupare è soprattutto l’area di Houston, dove sarebbero state individuate tutte le varianti del virus che destano le maggiori preoccupazioni, da quella inglese a quelle sudafricana, brasiliana e californiana. Intanto colossi della grande distribuzione come Target o Macy’s hanno fatto sapere che manterranno comunque le restrizioni per i propri dipendenti e i propri clienti, a partire dall’obbligo di indossare la mascherina.

Vaccini, secondo l’EMA, «prove insufficiente per una sola dose di vaccino»

L’Agenzia europea del farmaco (EMA) «non vede ancora prove sufficienti per raccomandare modifiche al regime di dosaggio per i vaccini anti COVID-19, nonostante la pressione degli Stati UE dopo i dati positivi sul livello di protezione di una singola dose». Lo scrive sul proprio sito l’agenzia di stampa Reuters citando fonti dell’EMA. Al quesito se fossero in valutazione delle modifiche per i dosaggi dei vaccini attualmente disponibili, l’EMA, sempre secondo quanto riporta Reuters, avrebbe risposto che «se e quando saranno disponibili nuove prove per le modifiche ai programmi di dosaggio, ciò sarà valutato dai comitati scientifici dell’EMA». Un funzionario europeo ha però riferito all’agenzia che al momento non sono previste modifiche del dosaggio poiché sono necessarie ulteriori prove. Modificare i programmi di dosaggio approvati prima di ottenere prove scientifiche sufficienti, infatti, avrebbe sottolineato l’EMA, «potrebbe comportare un rischio di perdita di efficacia» dei vaccini.

USA: è allarme quarta ondata, si rischia un boom di morti

Mentre alcuni stati degli Usa come il Texas stanno rimuovendo ogni restrizione anti-COVID, i CDC, la massima autorità in campo sanitario negli Stati Uniti, ribadiscono l’allarme per una quarta ondata di casi a causa delle varianti. E prevedono si possa arrivare fino a 564.000 morti entro il 27 marzo. Considerando che ad oggi dall’inizio della pandemia le vittime in USA sono quasi 517.000, se si avverassero le previsioni dei CDC si assisterebbe a circa 47.000 decessi in poco più di tre settimane, con una media di quasi 2.000 morti al giorno.

Bufera sulla famiglia reale spagnola: le sorelle del re vaccinate negli Emirati Arabi

Bufera sulle sorelle del re di Spagna Felipe VI, Elena e Cristina: secondo i quotidiani El Confidencial e El Mundo, entrambe si sono già vaccinate contro il Covid nel corso di una visita al padre Juan Carlos, che vive negli Emirati Arabi Uniti dall’agosto scorso.

Sia Elena, 57 anni, sia Cristina, 55, non sono considerate parte delle categorie che stanno avendo priorità nella vaccinazione in Spagna. La notizia, anticipata ieri sera dal giornale digitale El Confidencial, ha provocato reazioni indignate da parte di esponenti del governo, formata dal Partito Socialista e da Unidas Podemos, riportate dai media.

«Molto male», ha commentato Miquel Iceta, ministro delle Politiche territoriali, aggiungendo che condotte di questo tipo provocano «sfiducia» nelle istituzioni. «La società spagnola non accetta» questi atteggiamenti, ha dichiarato il secondo vicepresidente Pablo Iglesias. «Il nostro paese sarà migliore con una repubblica», ha aggiunto.

La Casa Reale non ha confermato né smentito, aggiungendo che i membri dell’attuale famiglia reale - composta da Felipe VI, la moglie Letizia e le figlie Leonor e Sofía - non sono ancora vaccinati e aspetteranno il proprio turno. «Il re non è responsabile delle azioni delle sorelle», hanno detto fonti vicine al monarca.

Anche Juan Carlos, re di Spagna dal 1975 al 2014, si è già vaccinato negli Emirati, secondo i media iberici. L’ex monarca ha 83 anni, quindi è considerato parte di una delle categorie della popolazione spagnola che stanno ricevendo il vaccino contro il Covid, quella degli over 80.

Juan Carlos ha lasciato il paese l’estate scorsa dopo esser rimasto coinvolto in uno scandalo per presunte operazioni fiscali illegittime all’estero: ha già restituito al fisco più di 4,5 milioni di euro di tasse non pagate, ed è sotto inchiesta da parte della magistratura spagnola e svizzera.

Anche Cristina a suo tempo fu al centro di uno scandalo per i reati commessi dal marito, Iñaki Urdangarin, che attualmente è in semilibertà dopo una condanna a più di cinque anni per corruzione. La sorella del re Felipe fu assolta dall’accusa di aver partecipato negli affari illeciti del consorte. Cristina ha la residenza in Svizzera, mentre sua sorella Elena ce l’ha in Spagna.

Esponenti della destra hanno difeso la decisione delle due donne di non rispettare l’ordine di vaccinazione fissato in patria. «Non hanno tolto il vaccino a nessuno in Spagna», ha detto José Luis Martínez-Almeida, portavoce del Partito Popolare e sindaco di Madrid.

Francia, quasi normalità ‘da metà aprile’

«È in vista il ritorno ad una vita più normale»: lo ha detto il portavoce del governo francese, Gabriel Attal, al termine del Consiglio di Difesa dedicato alla situazione sanitaria nel Paese.

«Non si tratta di un orizzonte lontano - ha insistito Attal parlando del futuro alleggerimento delle regole - forse sarà a metà aprile».

Nel pomeriggio, i ministri del governo si riuniranno per un incontro dedicato al «dopo-Covid».

Procedura d’emergenza Ue, forse anche su vaccini in attesa ok

L’autorizzazione d’emergenza Ue per i vaccini, oltre agli adeguamenti per le varianti, potrebbe riguardare anche i nuovi sieri che fanno già parte della strategia dell’Unione ma che ancora devono essere approvati. Lo si apprende a Bruxelles.

La Commissione europea è al lavoro sull’ipotesi, che presenta però scogli legali. Un primo giro di tavolo con i 27 è già stato fatto. Oltre al vaccino di Johnson&Johnson, che potrebbe ottenere il via libera dell’Ema l’11 marzo, del programma Ue, ancora da approvare, fanno parte Curevac e Sanofi e altri due contratti dovrebbero essere siglati con Novavax e Valneva.

Australia estende fino a giugno chiusura dei confini

Il governo australiano ha esteso la chiusura dei confini internazionali fino ad almeno il 17 giugno, citando l’emergenza all’estero di nuove varianti più contagiose del Covid-9, e lasciando così bloccati all’estero almeno 40 mila australiani, impossibilitati a rimpatriare.

L’estensione, annunciata dal ministro della Salute Greg Hunt, porta a 15 mesi il periodo in cui i confini dell’Australia sono rimasti chiusi al resto del mondo, ed è impedito ai suoi cittadini di lasciare il paese salvo che ottengano un’esenzione.

Il ‘periodo di emergenza di biosicurezza umana’, imposto il 17 marzo 2020, viene esteso «per assicurare che il governo australiano abbia i poteri per prendere ogni necessaria misura, per continuare a prevenire e controllare il Covid-19», ha detto il ministro.

L’estensione è basata su consiglio medico ed epidemiologico, fornito dal Comitato australiano di protezione della salute e dall’Ufficiale medico capo federale - ha aggiunto. La misura di estensione stabilisce che il sistema di quarantena in hotel proseguirà fino ad almeno metà dell’anno, con la possibilità di estensione per il resto del 2021 - ha precisato Hunt.

Brasile, 1.641 morti e 60 mila casi in 24 ore

Il Brasile ha registrato 1.641 morti di Covid-19 e 59.925 contagi nelle ultime 24 ore. Lo rivela il Consiglio nazionale delle segreterie di salute (Conass).

Si tratta del numero più alto di vittime in un giorno dall’inizio della pandemia. Il record precedente era stato stabilito il 29 luglio 2020, con 1.595 morti. Il bilancio complessivo sale a 257.361 vittime a fronte di 10.646.926 casi accertati.

Biden, vaccini per tutti gli americani entro maggio

«Gli Usa sulla strada di avere abbastanza vaccini anti Covid per tutti gli americani entro fine maggio», con due mesi di anticipo sulle previsioni.

Joe Biden ingrana la quarta e mette la freccia, annunciando ufficialmente una partnership mediata dalla Casa Bianca tra Merck e Johnson & Johnson’s, due della maggiori case farmaceutiche mondiali tradizionalmente rivali, per accelerare la produzione dei vaccini monodose della J&J.

«Una collaborazione simile a quella che abbiamo visto nella seconda guerra mondiale», ha sottolineato, ricordando di aver invocato la ‘Defence production act’, una legge che risale alla guerra con la Corea, per adattare due impianti della Mercks alla produzione del vaccino.

«Tre settimane fa ho annunciato che avremmo avuto abbastanza vaccini per tutti gli americani entro la fine di luglio, oggi, con l’arrivo di un terzo vaccino e gli sforzi per potenziare la produzione, dico che ne avremo abbastanza per tutti gli americani entro la fine di maggio», ha detto.

Biden si è detto fiducioso anche di tagliare il traguardo di 100 milioni di dosi nei suoi primi 100 giorni, ossia entro il 20 aprile. E vorrebbe, ha aggiunto, che ogni insegnante e lavoratore del mondo scolastico riceva almeno la prima dose del vaccino entro fine marzo.

Ma «non è ancora il momento di abbassare la guardia», ha avvisato, rispondendo indirettamente anche ai due governatori repubblicani del Texas e del Mississippi, Greg Abbott e Jonathon Tate Reeves, che hanno annunciato da mercoledì la revoca dell’obbligo di mascherina e la riapertura delle attività al 100%, sfidando il monito dei Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) a non allentare le misure.

«Per quasi mezzo anno gran parte delle attività sono state aperte al 50% o 75% e durante questo periodo troppi texani hanno perso opportunità di lavoro», ha spiegato Abbott. «Troppi piccoli imprenditori hanno faticato per pagare le bollette, questo deve finire, e’ ora di aprire il Texas al 100%», ha proseguito. La decisione segue il calo del numero dei contagi nel secondo maggiore Stato americano, dove vengono ormai somministrati 1 milione di vaccini a settimana.

In settimana intanto anche il Senato dovrebbe votare il maxi piano di aiuti da 1.900 miliardi di dollari, in modo da poterlo varare prima del 15 marzo, quando scadranno i precedenti stimoli economici.

Martedì 2 marzo

Secondo i dati della Johns Hopkins University, sono più di 114 milioni i contagi da COVID-19 registrati ufficialmente nel mondo dall’inizio della pandemia, di cui più di 80 milioni già guariti. Sono oltre 2,5 milioni i morti nel mondo per la pandemia di COVID-19. Secondo gli ultimi dati diffusi dalla Johns Hopkins University i decessi sono 2.540.340.

In Spagna il 42% dei decessi nelle case anziani

Il Governo spagnolo ha certificato per la prima volta la cifra di morti per COVID-19 nelle case per anziani e di cura: fino al 21 febbraio sono stati registrati 29.408 decessi, secondo quanto riportato da diversi media locali. Il Ministero della sanità indica che, in tutto, nel Paese sono morte per coronavirus 69.801 persone: ciò significa che nei centri anziani si sono verificati più del 42% dei decessi notificati finora. Due terzi delle morti in queste residenze sono avvenute tra marzo e giugno del 2020. Di queste ultime, circa la metà sono considerate decessi per sintomi compatibili con la COVID-19.

Circa il 70% degli americani vuole farsi vaccinare

Sono il 68-70% gli americani che non vedono l’ora di farsi vaccinare contro il coronavirus o hanno già ricevuto l’immunizzazione. Il numero degli incerti sulla scelta di farsi il vaccino o meno è sceso di 9 punti percentuali rispett ad alcuni mesi fa, attestandosi oggi al 10% dei cittadini. Stabile invece il segmento dei no-vax «duri» - pari al 21% degli americani - che dichiarano di non volersi immunizzare. I dati emergono oggi dal nuovo sondaggio Axios-Ipsos. L’interesse più forte ad ottenere la vaccinazione contro il Sars-CoV-2 è stato registrato tra persone con un livello di istruzione più alto, nella popolazione di razza bianca e affiliata ai valori del partito democratico. Sulla vaccinazione necessaria per gli insegnanti concorda però il 75% della popolazione degli Usa.

L’Ema valuta l’approvazione del vaccino Johnson & Johnson

L’Agenzia europea del farmaco (Ema) convocherà una sessione straordinaria del suo comitato per i medicinali per uso umano l’11 marzo «per prendere in considerazione l’autorizzazione del vaccino» Johnson & Johnson. Lo rende noto la stessa Ema. «Quel giorno potrebbe essere emesso un parere sull’autorizzazione all’immissione in commercio di questo vaccino, a condizione che i dati presentati sulla qualità, la sicurezza e l’efficacia del vaccino siano sufficientemente solidi e completi e che qualsiasi informazione aggiuntiva richiesta per completare la valutazione sia prontamente presentata», precisa l’agenzia.

Germania verso test rapidi e riaperture graduali

Grazie a un ampio uso dei test veloci, la Germania potrebbe ricominciare ad aprire a passi, allentando le restrizioni del lungo lockdown iniziato a metà dicembre. Stando al documento, visionato dall’ANSA, che domani pomeriggio sarà al centro del vertice fra lo Stato e i Länder, già dalla settimana prossima sarà possibile estendere i contatti a un altro nucleo abitativo fino a raggiungere 5 persone (senza contare i bambini sotto i 14 anni). Inoltre sono previste riaperture graduali: dopo le scuole (la settimana scorsa) e i parrucchieri (riaperti ieri), toccherà a negozi di fiori, mercati di giardinaggio, scuole guida e di volo. Una terza tappa, se sarà mantenuta stabile l’incidenza settimanale sotto i 35 nuovi casi di COVID per 100 mila abitanti, riguarderà il commercio al dettaglio, l’apertura di musei, gallerie, giardini botanici e zoologici e monumenti; e ripartiranno anche gli sport all’aperto in piccoli gruppi (massimo 10 persone). Il quarto passo prevede invece l’apertura della gastronomia all’aperto e di teatri, cinema e opera. Il documento immagina anche tappe intermedie: nel caso del commercio al dettaglio, ad esempio, sono indicate le formule del «click and meet», se l’incidenza settimanale restasse un po’ più alta di 35.

L’Austria non farà più affidamento sull’UE per i vaccini

L’Austria in futuro non farà più affidamento sull’Unione europea: il cancelliere austriaco Sebastian Kurz, prima del suo viaggio in Israele, ha annunciato un cambio di rotta per quanto riguarda i vaccini anti-COVID. Vienna, insieme alla Danimarca e agli altri ‘first mover’ «in futuro non faranno più affidamento sull’UE e, insieme a Israele, nei prossimi anni produrranno dosi di vaccino di seconda generazione per ulteriori mutazioni del coronavirus e lavoreranno insieme alla ricerca di opzioni di trattamento», ha affermato Kurz in una dichiarazione diffusa dall’agenzia austriaca Apa. Secondo il cancelliere, atteso giovedì in Israele, «il fabbisogno della sola Austria è stimato a circa 30 milioni di dosi di vaccino». In vista del viaggio in Israele, Kurz incontrerà oggi i rappresentanti delle principali società farmaceutiche austriache. Nella dichiarazione il cancelliere ha affermato che l’approccio tramite l’UE «è stato fondamentalmente corretto, ma l’EMA (Agenzia europea per i medicinali) è troppo lenta con le approvazioni dei vaccini e ci sono rallentamenti nelle consegne da parte delle aziende farmaceutiche». «Dobbiamo quindi - ha proseguito Kurz - prepararci a ulteriori mutazioni e non fare più solo affidamento sull’UE per produrre vaccini di seconda generazione». Secondo gli esperti, nei prossimi anni, due terzi della popolazione, ovvero oltre sei milioni di austriaci, dovranno essere vaccinati ogni anno, precisa il cancelliere. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha detto ieri, secondo Reuters, che con Kurz e il primo ministro danese Mette Frederiksen parlerà di «una collaborazione sulla produzione di vaccini».

Partnership tra Merck & Co. e Johnson & Johnson per produrre vaccini

Il presidente americano Joe Biden oggi annuncerà che il gigante farmaceutico Merck & Co. aiuterà nella produzione del vaccino anti-COVID Johnson & Johnson, con «una storica partnership» tra due competitori che potrà far aumentare in modo significativo il numero delle dosi a disposizioni del vaccino appena autorizzato negli Usa. Secondo quanto anticipano fonti dell’amministrazione Biden citate dal «Washington Post», in base all’accordo Merck dedicherà due suoi impianti negli Usa alla produzione del vaccino. In uno si svolgeranno le fasi di produzione vera e propria, in un altro quelle in cui viene messo nelle fiale e preparato per la distribuzione. Dall’amministrazione Biden si sottolinea la ricerca di modi per aumentare le capacità di produrre il vaccino Johnson & Johnson, cercando appunto l’accordo con Merck, uno dei principali produttori di vaccini, che ha fallito nel tentativo di sviluppare un proprio vaccino anti-COVID. L’accordo ha la potenzialità di aumentare in modo enorme, forse raddoppiare, le dosi di vaccino Johnson & Johnson, concludono le fonti lodando la scelta di «corporate citizenship» delle due società che hanno «riconosciuto che siamo di fronte ad un impegno da tempi di guerra».

Fauci: «Gli USA dovrebbero continuare con le due dosi»

Gli USA dovrebbero continuare con la strategia delle due dosi per i vaccini anti-COVID di Pfizer e Moderna, per evitare di lasciare persone vulnerabili meno protette e per non aumentare lo scetticismo nei confronti delle vaccinazioni. Lo ha affermato Anthony Fauci, direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases, in un’intervista al «Washington Post». Secondo l’esperto, la strategia adottata in Gran Bretagna di ritardare la seconda dose «non avrebbe senso negli USA. Un regime con due dosi crea abbastanza protezione per contrastare le varianti più trasmissibili, mentre una singola iniezione potrebbe lasciare gli americani a rischio per varianti come quella isolata per la prima volta in Sudafrica. Inoltre non sappiamo quanto duri la protezione della singola dose». Oltre a diminuire l’efficacia della vaccinazione, aggiunge Fauci, un cambio di strategia potrebbe lasciare i cittadini disorientati. «Stiamo dicendo che fare due dosi è la cosa giusta da fare, e poi dovremmo dire che abbiamo cambiato idea? Penso che sarebbe un problema comunicativo, a dir poco». Negli scorsi giorni la Food and Drug Administration statunitense aveva autorizzato l’uso in emergenza del vaccino monodose della Johnson&Johnson.

Vaccini e lockdown: calano i morti nel Regno Unito

Calano i morti causati dalla COVID-19 nel Regno Unito, per effetto del terzo lockdown nazionale (in vigore da oltre due mesi e destinato a durare fino a tutto marzo e oltre, salvo l’imminente riapertura delle scuole), ma anche per effetto dell’accelerazione della campagna di vaccinazioni, giunta sull’isola a oltre 21 milioni di dosi somministrate. Lo confermano i dati aggiornati dell’Ufficio nazionale di statistica (Ons), che nell’ultima settimana censita di febbraio ha conteggiato un totale nazionale di circa 4’400 decessi per coronavirus, contro gli oltre 6’100 dei sette giorni precedenti: un quarto in meno. Resta tuttavia una certa preoccupazione per la comparsa della cosiddetta variante brasiliana (ancor più contagiosa secondo alcuni studi rispetto a quella inglese, divenuta dominante nel Regno negli ultimi mesi). Variante brasiliana limitata per ora ad appena sei casi identificati nelle scorse ore fra Inghilterra e Scozia, ma che comunque contribuisce a confermare la cauta strategia del governo di Boris Johnson sui tempi lunghi dei piani d’alleggerimento del lockdown. Oggi il ministro delle attività produttive Kwasi Kwarteng ha annunciato l’intenzione di estendere oltre la scadenza di aprile sia i sussidi di Stato miliardari stanziati in questi mesi sotto forma di lavoro ridotto a sostegno dell’occupazione e delle imprese, sia il taglio dell’Iva per l’industria del turismo.

La Germania pensa al lockdown fino al 28 marzo

Il governo tedesco starebbe pensando di estendere il lockdown, in vigore dal 16 dicembre, fino al 28 marzo ma allentando alcune restrizioni come anticipato ieri dal ministro dell’Economia Peter Altmaier che ha parlato di «riaperture responsabili». Lo scrive il tabloid tedesco Bild. La decisione sarà annunciata domani dopo il vertice Stato-regioni.

Lunedì 1 marzo

Secondo i dati della Johns Hopkins University, sono più di 114 milioni i contagi da COVID-19 registrati ufficialmente nel mondo dall’inizio della pandemia, di cui più di 80 milioni già guariti. Sono oltre 2,5 milioni i morti nel mondo per la pandemia di COVID-19. Secondo gli ultimi dati diffusi dalla Johns Hopkins University i decessi sono 2.531.489.

A febbraio oltre 30 mila vittime in Brasile

Continua il trend in rialzo di contagi e vittime di Covid-19 in Brasile. A febbraio sono stati registrati 30.484 morti, il secondo numero più alto di vittime in un mese dal luglio del 2020, quando vi furono 32.912 morti accertati. Febbraio è anche il terzo mese consecutivo in cui le vittime superano quelle del mese precedente.

Gli stati che hanno fatto registrare il maggior numero di vittime sono: Minas Gerais, Rondonia e Roraima. Il collasso del sistema sanitario in Amazzonia si sta ripetendo ormai in altre parti del Paese sudamericano. Il Brasile ha fatto segnare una media di oltre mille morti negli ultimi 39 giorni, con un picco di 1.582 vittime di Covid-19 lo scorso 25 febbraio, cifra record dall’inizio della pandemia. Secondo l’epidemiologo Airton Stein, dell’Università di Minas Gerais, «la variante è certamente più trasmissibile, come sempre accade nella storia evolutiva dei virus. Non è una cosa nuova. Sappiamo che c’è una variante ma è fuori controllo. Non esiste, in tutto il Paese, una adeguata vigilanza genomica: stiamo procedendo alla cieca», ha ammesso Stein.

OMS: irrealistico uscire dalla pandemia entro il 2021

Non è realistico pensare che il mondo si lascerà alle spalle la pandemia di COVID-19 entro la fine dell’anno, ha sottolineato l’OMS nel consueto briefing online.

«È molto prematuro e credo irrealistico pensare che la finiremo con questo virus entro la fine dell’anno», ha detto il direttore delle emergenze dell’Organizzazione mondiale della sanità Michael Ryan. «Ma penso che quello con cui possiamo farla finita, se siamo intelligenti, sono i ricoveri, i decessi e la tragedia associati a questa pandemia».

L’UE firma con Moderna per altri 300 milioni di dosi

La Commissione europea ha firmato con Moderna un secondo contratto per la fornitura di altri 300 milioni di dosi del vaccino messo a punto dalla casa farmaceutica. Lo ha annunciato la commissaria Ue per la salute Stella Kyriakides.

I casi di globali aumentano per la prima volta da 7 settimane

Nell’ultima settimana, il numero di casi segnalati di COVID-19 è aumentato per la prima volta da sette settimane, dopo 6 settimane consecutive in cui era calato. Lo ha sottolineato il direttore dell’OMS, Tedros Ghebreyesus, nel corso di un briefing online. I casi segnalati, ha detto, sono aumentati nelle Americhe, in Europa, nel Sud-est asiatico e nel Mediterraneo orientale. «Questo è deludente - ha concluso -, ma non sorprendente».

Nel Regno Unito boom di vaccini, crollano contagi e morti

È pari al 94% il totale delle persone che ha accettato ad oggi di vaccinarsi nel Regno Unito contro il coronavirus fra le oltre 20 milioni contattate per farlo nel Paese leader d’Europa su questo fronte in cifra assoluta. Lo ha sottolineato nel briefing di giornata a Downing Street il ministro della Sanità del governo di Boris Johnson, Matt Hancock, elogiando questo tasso di fiducia come «un risultato magnifico» per l’isola, fra i più alti al mondo e illustrando indicazione aggiornate che confermano il crescente impatto dei vaccini sulla riduzione della mortalità causata dalla pandemia. Il tutto sullo sfondo di dati giornalieri che confermano il calo della curva dell’infezione e dei ricoveri nel Regno e il ritorno sotto controllo della diffusione dell’aggressiva «variante inglese» dopo circa due mesi dall’introduzione del terzo lockdown nazionale: con meno di 5.500 nuovi contagi registrati nelle 24 ore (su 526.000 tamponi) e 104 morti, i numeri più bassi da mesi, con un totale di vaccinazioni salite ora a circa 21 milioni fra prime dosi somministrate e richiami.

La Slovacchia riceve il primo lotto di vaccini Sputnik

La Slovacchia, al momento il Paese al mondo con il più alto tasso di mortalità da COVID-19, ha ricevuto il suo primo lotto di vaccini Sputnik dalla Russia. Lo ha annunciato il primo ministro Igor Matovic. Finora nell’UE solo l’Ungheria aveva approvato e iniziato a distribuire lo Sputnik V, mentre Austria e Repubblica Ceca hanno fatto sapere di essere in trattativa con Mosca. Il vaccino russo non è stato ancora approvato dall’EMA, l’ente europeo dei farmaci. «Potete vedere alle mie spalle il primo lotto di due milioni di dosi di vaccino Sputnik V che abbiamo ordinato» ha dichiarato Matovic dall’aeroporto di Kosice, dov’è atterrato un aereo cargo con il carico vaccinale.

Bolsonaro approva una protesta anti-restrizioni a Brasilia

Il presidente brasiliano, Jair Bolsonaro, ha dato il proprio sostegno a una protesta contro le autorità di Brasilia che, come altri governi statali, hanno rafforzato le misure di isolamento sociale di fronte all’aggravarsi della pandemia di coronavirus nel gigante sudamericano. Secondo Tv Glogo, Brasilia e altre undici capitali statali del Brasile hanno il 90% delle loro unità di terapia intensiva occupate. Il capo dello Stato ha postato sui social il video di una manifestazione contro il governatore del Distretto Federale, Ibanes Rocha, in cui viene ripudiato il decreto che inasprisce le restrizioni alle attività commerciali e che mantiene le scuole chiuse. Al corteo, che ha contato sulla presenza di molti commercianti, hanno partecipato anche la deputata di estrema destra, Bia Kicis, e altri politici vicini a Bolsonaro.

In Brasile la peggior settimana da inizio pandemia

Quella appena passata per il Brasile è stata la peggiore settimana dall’inizio della pandemia di coronavirus, con una media di 1.208 morti al giorno: è quanto emerge dai dati delle segreterie statali alla Salute, secondo cui il bilancio complessivo finora nel gigante sudamericano è di 258.018 vittime. Nelle ultime 24 ore sono stati segnalati 755 nuovi decessi e la media mobile, che considera la media degli ultimi 7 giorni, è stata di 1.208, la più alta dal primo caso ufficiale registrato, il 26 febbraio 2020. Ieri è stato anche il secondo giorno consecutivo in cui è stato battuto il record della media mobile, confermando il picco della crisi sanitaria nel Paese. Allo stesso tempo, nelle ultime 24 ore ci sono stati 40.495 contagiati e il totale accumulato è di 10.549.129, con una media giornaliera di 54.547 casi.

L’Spd vuole allentamenti in Germania

I socialdemocratici tedeschi sono pronti a guidare un’opposizione al lockdown voluto dalla Merkel: stando alla «Bild», il vicecancelliere Olaf Scholz propone ad esempio un aumento della soglia di incidenza settimanale su 100 mila abitanti da 35 a 50. E una serie di allentamenti delle misure, con l’apertura progressiva di ristoranti e negozi, puntando sull’ampio uso dei test veloci. Paletti che il ministro delle finanze dell’Esecutivo della Grosse Koalition annuncia in vista del prossimo vertice Stato regioni del 3 marzo, dove si dovrà decidere se mantenere o allentare le misure del lockdown in vigore fino al 7 marzo. La Germania è in lockdown dal 16 dicembre, con ristorazione, turismo, commercio al dettaglio, chiusi (cultura e sport erano già fermi da metà novembre). La settimana scorsa in molti Länder sono state riaperte le scuole e da oggi riaprono i parrucchieri. Il Robert Koch Institut ha registrato 4732 nuove infezioni in 24 ore e 60 vittime. Dati che, come sempre, risentono dell’effetto week-end, e mostrano un leggero aumento dei contagi (una settimana fa erano stati 4369). L’incidenza settimanale è salita invece a 65,8 (ieri 63,8).

Nel Regno Unito è caccia alla variante brasiliana

Riportata sotto controllo la cosiddetta variante inglese del coronavirus (meno 40% di nuovi contagi nell’ultima settimana grazie al terzo lockdown nazionale e alle oltre 20 milioni di persone vaccinate sull’isola almeno con la prima dose), il Regno Unito rialza la guardia contro una nuova minaccia: quella della ‘variante brasiliana’, che si teme possa essere ancor più aggressiva e contro la cui diffusione è meno certa l’efficacia dei vaccini al momento disponibili. I casi tracciati nelle ultime ore sono in effetti solo 6 a livello nazionale (3 identificati in Inghilterra, altri 3 - separatamente - in Scozia), ma le autorità sanitarie e di governo britanniche hanno lanciato l’allarme definendo la comparsa di questa mutazione «preoccupante». Matt Hancock, ministro della Sanità di Boris Johnson, ha convocato una riunione parlamentare per un aggiornamento immediato, mentre medici e scienziati sono a caccia dell’origine di questi mini focolai e di ulteriori contagi. Preoccupa in particolare uno dei sei casi, riconducibile a un viaggiatore di rientro nel Regno che sarebbe sfuggito alla stretta sui confini imposta di recente nascondendo il Paese di provenienza nel formulario obbligatorio ed evitando così la quarantena sorvegliata in hotel: cautela vincolante dal 15 febbraio per chiunque arrivi sull’isola da una lista rossa di 33 nazioni più a rischio d’importazione della varianti brasiliana o sudafricana. Un obbligo che l’opposizione laburista chiede al governo Tory di estendere a chi viaggia da qualunque Stato al mondo.

Al via la sperimentazione del vaccino italiano

È partita la sperimentazione del vaccino tutto italiano anti-COVID-19 ideato dalla Takis di Castel Romano (Roma) e sviluppato in collaborazione con la Rottapharm Biotech di Monza. Il primo volontario sano degli 80 previsti per la fase 1 è stato vaccinato oggi nell’ospedale San Gerardo di Monza. Oltre al nosocomio lombardo, sono coinvolti nella sperimentazione clinica l’Università di Milano-Bicocca, l’Istituto Nazionale Tumori Fondazione Pascale di Napoli e l’Istituto Nazionale Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma.

In Bulgaria riaprono bar e ristoranti

In Bulgaria da oggi riaprono i ristoranti al 50% dei posti a sedere, i bar e altri locali pubblici, che potranno rimanere aperti fino alle 23. Le discoteche e i locali notturni continuano a rimanere chiusi fino al primo aprile. Da oggi sono permessi anche i viaggi in gruppo per gite turistiche all’interno del Paese. Quelli all’estero saranno permessi a partire dal primo aprile. In Bulgaria nelle ultime 24 ore si sono registrati 332 contagi da coronavirus ovvero poco più del 13% dei 2513 test diagnostici effettuati. Da ieri sono stati segnalati 24 decessi e il numero complessivo delle vittime sale a 10.191, su una popolazione di circa 7 milioni di abitanti. Cresce il numero dei ricoverati: 4.744 pazienti, 394 dei quali in terapia intensiva. Le persone vaccinate dall’inizio della campagna di immunizzazione sono 212.445.

La Costa d’Avorio è il secondo Paese africano a riceve il vaccino

È giunto in Costa d’Avorio il secondo lotto di vaccini - 500 mila dosi - spedito in Africa grazie al Covax, nel quadro di uno sforzo senza precedenti per garantire almeno 2 miliardi di dosi anti-COVID entro la fine dell’anno. Il primo lotto è arrivato pochi giorni fa in Ghana. «La Costa d’Avorio è lieta e orgogliosa di essere il secondo Paese africano dopo il Ghana a beneficiare dei vaccini forniti attraverso la struttura Covax. Questo è un passo importante nella nostra lotta comune contro il nemico comune che è il coronavirus», ha detto, secondo quanto riporta il sito delle Nazioni Unite, il ministro ivoriano della Salute e dell’Igiene pubblica Eugene Aka Aouélé. Il ministro ha voluto poi ricordare i 188 morti per COVID nel Paese e le 32’000 persone che sono state infettate dal virus. «I vaccini che abbiamo appena ricevuto ci permetteranno di contenere la pandemia e migliorare la salute delle nostre popolazioni», ha detto Aouélé, che si è recato all’aeroporto di Abidjan per ricevere i vaccini insieme ai rappresentanti di Covax, l’Alliance for Vaccines (Gavi), l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) , la Coalition for Innovations in Epidemic Preparedness (Cepi), il Fondo delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unicef) e il Coordinatore residente delle Nazioni Unite in Costa d’Avorio. Erano presenti anche ambasciatori dei Paesi dell’Unione europea, i cui finanziamenti hanno permesso la fabbricazione, il trasporto e la distribuzione del vaccino che è stato prodotto dal Serum Institute of India in India.

In Libano graduale riapertura dei negozi

Nell’ambito della graduale riapertura dopo un rigido lockdown anti-COVID tra gennaio e febbraio in Libano, un certo numero di attività commerciali riapre oggi a Beirut e nelle altre città del Paese. Intanto, mentre si registra l’arrivo di un altro lotto di vaccini Pfizer-BioNTech, le autorità sanitarie affermano che la graduale apertura contribuisce a mantenere alti i numeri dei contagi e ricoveri giornalieri. Da oggi riaprono i grossisti di prodotti alimentari, bevande e tabacco, così come negozi al dettaglio di un ampio numero di merci, dai negozi di calzature a quelli di articoli sportivi. Le autorità mantengono attiva la procedura, tramite una app online, per la richiesta da parte dei cittadini di un permesso scritto per recarsi nei centri commerciali, nei supermercati e persino negli impianti sciistici, di recente riapertura. Il coprifuoco di 24 ore è stato sostituito da un coprifuoco notturno tra le 20 e le 5.

Domenica 28 febbraio

Secondo i dati della Johns Hopkins University, sono più di 113,87 milioni i contagi da COVID-19 registrati ufficialmente nel mondo dall’inizio della pandemia, di cui più di 79 milioni già guariti. Sono oltre 2,5 milioni i morti nel mondo per la pandemia di Covid-19. Secondo gli ultimi dati diffusi dalla Johns Hopkins University i decessi sono 2.526.906.

Tampone ogni 48 ore per i frontalieri francesi in Germania

Per i lavoratori francesi che ogni giorno si recano in Germania dalla Mosella sarà necessario un tampone ogni 48 ore, molecolare o «forse antigenico»: lo ha reso noto il sottosegretario francese per gli Affari europei, Clément Beaune, secondo cui la soluzione trovata per il problema dei frontalieri «non è troppo penalizzante». La prefettura della Mosella ha precisato che questa soluzione sarà in vigore da venerdì per chiunque si debba recare in Germania dalla Mosella, zona considerata ad alto contagio Covid.

Troppa gente sulla Senna

Le forze dell’ordine hanno fatto evacuare oggi le rive della Senna in piena Parigi, affollatissime di persone sdraiate al sole a fare picnic o passeggiare in un fine settimana primaverile. Con i contagi in aumento e la crescita delle varianti ormai anche nell’Ile-de-France, la gendarmeria è stata costretta oggi pomeriggio a far sgomberare i giovani che affollavano le rive del fiume nel XIX arrondissement. Un messaggio audio è stato diffuso a ripetizione da un’imbarcazione dei gendarmi, con esortazioni a rispettare il distanziamento e le misure di sicurezza sanitaria.

Ungheria: Orban vaccinato con Sinopharm

Il premier ungherese Viktor Orban è stato vaccinato oggi con il cinese Sinopharm contro il Covid-19. «Vaccinato!», ha scritto Orban su Facebook, postando una sua foto mentre riceveva la dose. Due giorni fa anche il presidente ungherese, Janos Ader, si è vaccinato con il prodotto cinese. Con l’accesso ai vaccini di cinque produttori, vale a dire il cinese Sinopharm, Pfizer, Moderna, AstraZeneca e il russo Sputnik V, l’Ungheria è il primo Stato membro dell’Unione europea ad aver acquistato e autorizzato l’uso di vaccini cinesi. L’Ungheria ha registrato oggi 4469 nuovi casi e altri 72 decessi nelle ultime 24 ore, portando il totale nazionale a 428’599 e il bilancio delle vittime a 14’974, secondo i dati ufficiali.

Argentina: i vaccini ai VIP fanno scandalo

Migliaia di persone sono scese in piazza ieri a Buenos Aires e in molte altre città dell’Argentina rispondendo ad un appello dell’opposizione che ha inteso così condannare l’esistenza di un percorso vip grazie a cui varie persone vicine al governo si sono vaccinate contro il Covid-19 fuori dai programmi previsti per le diverse categorie sociali e fasce di età. I principali leader della coalizione di centro-destra ‘Juntos por le Cambio’ (Patricia Bullrich, Martín Lousteau, Hernán Lombardi, Cristian Ritorno e Mario Negri) si sono messi alla testa delle manifestazioni per denunciare lo scandalo sulla storica Plaza de Mayo della capitale argentina di fronte alla Casa Rosada presidenziale, ma anche a Rosario, Tucumán, Mar del Plata, Mendoza e Córdoba. Le rivelazioni sulle ‘Vaccinazioni VIP’, scatenate da una intervista radiofonica del giornalista Horacio Verbitsky, vicino al governo, sono immediatamente costate il posto al ministro della Salute Ginés González García, ma questo non è bastato all’opposizione che ha chiesto maggiore trasparenza nel processo delle vaccinazioni e al presidente Alberto Fernández di scusarsi apertamente per l’accaduto. La protesta nella capitale argentina ha avuto un momento particolarmente macabro quando i manifestanti hanno appeso alla cancellata protettiva della Casa Rosada sacche mortuarie nere, riempite per simulare la presenza di un cadavere, con sopra il nome delle persone più conosciute che si sono vaccinate segretamente.

Regno Unito: vaccinate oltre 20 milioni di persone

Sono ormai più di 20 milioni, un terzo dell’intera popolazione nazionale, le persone che hanno ricevuto almeno una dose di vaccino anti-Covid nel Regno Unito, a cui vanno aggiunti circa 800’000 richiami. Lo annuncia il governo di Boris Johnson. «BINGO», esulta a caratteri cubitali -via Twitter- Nadhim Zahawi, ministro coordinatore della campagna vaccinale. «È assolutamente fantastico, un risultato magnifico per il paese», gli fa eco il titolare della Sanità, Matt Hancock. «Ringrazio ogni singola persona che si è fatta vaccinare, perché sappiamo che ciascuna dose iniettata aiuta a proteggere» tutti.

Francia contro chiusura frontiere tedesche in Mosella

Tensione tra Francia e Germania sull’obbligo che la Germania si appresta ad imporre da domani di un certificato di tampone molecolare negativo non soltanto per chi arriva dalla regione Mosella - in Francia una delle zone con il maggior numero di contagi - ma anche per chi abita in quella regione e va a lavorare ogni giorno in Germania, i «transfrontalieri».

Il sottosegretario, Clément Beaune, ha parlato stamattina di «rammarico» di Parigi per questa decisione.

La Germania considererà da domani la regione di confine della Mosella come «zona di circolazione di varianti» e imporrà ai 16.000 lavoratori transfrontalieri il tampone molecolare per recarsi a lavorare, una situazione che Beaune - intervistato dalla radio France Inter - afferma di «rifiutare».

«In queste ore siamo in discussione con le autorità tedesche» per questa decisione che «implica misure estremamente rigide di quasi chiusura delle frontiere. Noi vogliamo evitarlo per i 16.000 lavoratori della Mosella che non passano la frontiera per motivi turistici o secondari ma per lavorare quotidianamente». Questo obbligo «non lo vogliamo, vogliamo alleggerirlo», ha aggiunto il sottosegretario, «tentiamo di attenuare il più possibile queste misure».

Fda autorizza vaccino monodose della J&J

La Food and Drug Administration statunitense ha autorizzato l’uso in emergenza del vaccino monodose della Johnson&Johnson. E’ il terzo vaccino approvato in Usa dopo quelli di Pfizer-BioNTech e di Moderna.

La Johnson&Johnson ha promesso di fornire agli Stati Uniti 100 milioni di dosi del suo vaccino entro la fine di giugno. Queste si aggiungeranno alle 600 milioni di dosi su cui si sono impegnate Pfizer-BioNTech e Moderna entro la fine di luglio.

Nel complesso ci sarebbero quindi abbastanza dosi per coprire ogni americano adulto. Il vaccino Johnson&Johnson ha dimostrato di avere nella sperimentazione clinica negli Usa un’efficacia del 72%.

Belgio, metà detenuti in un carcere positivi

Situazione critica nel carcere belga di Namur, dove la metà dei 132 detenuti sono risultati positivi al coronavirus, così come 60 sui 115 addetti che lavorano alla prigione. Lo riferisce la Bbc.

I carcerati non possono lasciare le celle per l’ora d’aria, né fare la doccia: pasti e prodotti per l’igiene vengono consegnati in cella. Almeno un detenuto è stato ricoverato in ospedale.

Kathleen De Vijve, portavoce per l’amministrazione penitenziaria, ha detto che la situazione «è molto seria». Sono state sospese anche le visite dei familiari, che oggi hanno protestato davanti al carcere, secondo quanto riferisce la tv belga Rtbf.

Protesta anti-lockdown a Dublino, scontri e arresti

Centinaia di manifestanti, fra i quali anche molti con magliette del National Party di estrema destra, hanno inscenato una manifestazione nel centro di Dublino per protestare contro le restrizioni anti-Covid in vigore in Irlanda: manifestazione presto degenerata in violenti scontri con petardi lanciati a distanza ravvicinata contro gli agenti, cariche della polizia e almeno 23 arresti.

I manifestanti hanno provato a radunarsi al parco di St.Stephen’s Green con striscioni e cartelli sui quali si leggeva, fra le altre cose «Lasciate vivere l’Irlanda», e slogan che chiedevano lo «stop al lockdown». Gli scontri si sono dispiegati fra il parco e Grafton Street, con il ferimento di almeno tre agenti, uno dei quali ricoverato in ospedale.

L’evento ha suscitato la condanna del primo ministro Michael Martin: i manifestanti, ha detto, «hanno dimostrato una totale mancanza di rispetto per la gente che durante questa pandemia ha compiuto enormi sacrifici. Non c’è alcuna giustificazione possibile per il corteo e la violenza che ne è seguita», ha aggiunto Martin.

La ministra alla giustizia, Helen McEntee, ha annunciato che ci sarà un’udienza speciale in tribunale per le persone arrestate, che saranno «perseguite molto velocemente».

Sabato 27 febbraio

Secondo i dati della Johns Hopkins University, sono più di 113,41 milioni i contagi da COVID-19 registrati ufficialmente nel mondo dall’inizio della pandemia, di cui più di 77 milioni già guariti. Sono oltre 2,5 milioni i morti nel mondo per la pandemia di Covid-19. Secondo gli ultimi dati diffusi dalla Johns Hopkins University i decessi sono 2.517.422.

La Germania verso la raccomandazione per gli over 65

La Commissione tedesca per le vaccinazioni (Stiko) sembra intenzionata a raccomandare il vaccino anti Covid di AstraZeneca per gli over 65 alla luce di uno studio realizzato in Scozia che ha dimostrato la sua efficacia negli anziani: lo ha reso noto il presidente della Stiko, Thomas Mertens. «È possibile e lo faremo», ha detto ieri sera Mertens rispondendo a una domanda su un’eventuale raccomandazione del vaccino per gli ultrasessantacinquenni. La commissione «pubblicherà molto presto una nuova raccomandazione aggiornata», ha proseguito, aggiungendo di essere ancora in attesa dei dettagli dello studio diretto dall’Università di Edimburgo. Finora il vaccino AstraZeneca viene raccomandato per le persone sotto i 65 anni di età, anche se l’Agenzia europea per i medicinali (Ema) ne ha approvato l’uso a partire dai 18 anni e senza limiti di età.

Auckland in lockdown per sette giorni

La più popolosa città della Nuova Zelanda, Auckland, verrà posta in lockdown per sette giorni a partire da domani, dopo la scoperta di un nuovo caso di coronavirus ieri: lo ha annunciato la premier Jacinda Ardern, secondo quanto riporta il Guardian. Ieri è risultata positiva al virus una persona che è in quarantena dal 23 febbraio. Nel resto del Paese entreranno in vigore le restrizioni di livello 2, che limitano gli assembramenti.

Nuova ondata in Brasile: «È una tragedia»

Il Brasile sta affrontando «una tragedia» causata da «una nuova ondata» della pandemia di Covid-19, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS). «Sfortunatamente, è una tragedia che il Brasile stia affrontando tutto ciò di nuovo, è difficile. Questa dovrebbe essere la quarta ondata che il Brasile deve affrontare», ha detto Mike Ryan, direttore emergenze dell’Oms. Ryan ha elogiato il sistema sanitario pubblico brasiliano e l’azione degli stati per contrastare la diffusione del coronavirus ma ha sottolineato che è necessario controllare la trasmissione a livello nazionale. «Il Brasile ha molte strutture sanitarie pubbliche eccezionali. Credo che il Paese sappia cosa fare e molti stati stanno cercando di applicare le misure migliori. Ma non è facile in quanto non c’è una parte del Paese che non sia stata colpita in maniera grave dalla pandemia», secondo Ryan. Il trend in aumento delle morti e dei contagi di Covid-19 in Brasile «deve essere un monito per tutto il mondo, la pandemia non è finita e ogni rilassamento è pericoloso», ha aggiunto il dirigente dell’Oms. Intanto nelle ultime 24 ore il Brasile ha registrato 1337 morti di Covid-19 e 65’169 contagi, rivela il Consiglio nazionale delle segreterie di salute (Conass). Il bilancio totale delle vittime dall’inizio della pandemia sale a 252’835 a fronte di 10’455’630 casi accertati.

USA: via libera a Johnson&Johnson

La commissione di esperti della Food and Drug Administration statunitense ha ieri dato il via libera del vaccino monodose anti-Covid della Johnson&Johnson, raccomandandone l’autorizzazione per l’uso d’emergenza. L’autorizzazione del vaccino monodose della Johnson&Johnson da parte dei vertici della Fda è attesa per oggi, anche se la raccomandazione della commissione degli esperti non è vincolante. Quest’ultima però ha ricevuto un consenso unanime.

Venerdì 26 febbraio

Secondo i dati della Johns Hopkins University, sono più di 112,9 milioni i contagi da COVID-19 registrati ufficialmente nel mondo dall’inizio della pandemia, di cui più di 77 milioni già guariti. Sono oltre 2,5 milioni i morti nel mondo per la pandemia di Covid-19. Secondo gli ultimi dati diffusi dalla Johns Hopkins University i decessi sono 2.507.391.

Il Canada approva il vaccino di AstraZeneca

Le autorità canadesi hanno approvato un terzo vaccino, quella di AstraZeneca. Lo riferiscono i media del Paese, che aveva già dato il via libera ai vaccini di Pfizer-BioNTech e di Moderna.

Anche l’Austria interessata al vaccino russo

Il presidente russo Vladimir Putin e il cancelliere austriaco Sebastian Kurz hanno avuto un colloquio telefonico nel corso del quale hanno fra l’altro discusso «la possibilità che la Russia fornisca all’Austria il vaccino Sputnik V» contro il coronavirus. Ne dà notizia un comunicato del Cremlino, aggiungendo che i due leader hanno anche parlato della possibilità di avviare «una produzione congiunta» dello stesso vaccino.

Il vaccino russo prodotto in Argentina

La compagnia argentina Laboratorios Richmond e il Fondo russo di investimento diretto che rappresenta il laboratorio Gamaleya produttore dello Sputnik V, hanno firmato ieri a Mosca un memorandum che punta alla produzione a breve termine in Argentina di un vaccino contro il coronavirus. A questa potenziale cooperazione, emerge da una lettera diffusa dai Laboratorios Richmond, parteciperà anche il laboratorio indiano Hetero Labs Limited, «con cui Richmond ha una alleanza strategica da oltre 25 anni». La firma sul documento è stata apposta nella capitale russa da Tagir Sitdekov, in rappresentanza del Fondo di investimento diretto e dal presidente dei Laboratorios Richmond, Marcelo Figueiras. Questo accordo si aggiunge ad uno, già in sviluppo, che riguarda la produzione in Argentina della sostanza attiva del vaccino di AstraZeneca e il suo trasferimento in Messico per la confezione finale del prodotto, che sarà in futuro distribuito in America latina grazie anche al sostegno finanziario della Fondazione messicana Carlos Slim.

Bolsonaro, «Le mascherine hanno effetti collaterali»

Il presidente brasiliano, Jair Bolsonaro, ha sostenuto che l’uso delle mascherine per evitare la diffusione del coronavirus può avere effetti collaterali, come danneggiare la «percezione della felicità», in base a uno studio una università tedesca. «Cominciano a comparire studi, non entrerò nei dettagli, sull’uso delle mascherine: una università tedesca dice che sono dannose per i bambini», ha detto il capo dello Stato. Bolsonaro ha parlato senza mascherina, seduto accanto a due collaboratori, durante una diretta sui social dalla residenza ufficiale a Brasilia. «Io ho la mia opinione sulle mascherine, ognuno ha la propria», ha aggiunto il presidente della Repubblica, secondo il quale starebbero cominciando a comparire «effetti collaterali» dall’uso prolungato della mascherina, quali «mal di testa, difficoltà di concentrazione, sconforto». Nel momento in cui diversi Stati e Comuni brasiliani sono tornati a rafforzare le restrizioni per arginare la COVID, Bolsonaro ha affermato che le persone «vogliono tornare a lavorare», criticando quei governatori e sindaci che li «costringono» a rimanere a casa.

Gran Bretagna, nessuna priorità di vaccinazione per categorie di lavoro

Il Regno Unito ha scelto di non privilegiare alcuna specifica categoria di lavoro nelle indicazioni di priorità della fase due della campagna di vaccinazione di massa anti COVID, per evitare una corsa al privilegio fra corporazioni e lobby e poiché tracciare distinzioni del genere non ha fondamento in alcuna sperimentazione scientifica testata. Lo ha sottolineato oggi il professor Wei Shen Lim, del Joint Committee on Vaccination and Immunisation (JCVI) britannico, l’organismo che assiste il governo di Boris Johnson sulla campagna vaccinale. Se nella fase uno l’indicazione era stata di privilegiare le fasce anziane e vulnerabili fino agli over 50, ma con l’inserimento limitato di categorie di lavoro come medici, infermieri, addetti ai servizi sanitari e di emergenza in prima fila, per la seconda fase - annunciata ora - si procederà «esclusivamente» in ordine inverso d’età, ha puntualizzato l’accademico: dagli over 40 fino agli over 18. «Un programma vaccinale basato (in termini di priorità) sulle occupazioni non è mai stato testato prima nel Regno Unito e sarebbe, quindi, non sperimentato e non provato», ha tagliato corto Wei Shen Lim, aggiungendo che privilegiare questa variabile rispetto a quella - chiara e statisticamente giustificabile - dell’anagrafe renderebbe il programma di vaccinazioni «più complesso e più lento». Mentre «il fattore velocità - ha concluso - è cruciale».

La Serbia anticipa la chiusura dei ristoranti

In Serbia, dove si registra una sensibile ripresa dei contagi da coronavirus, le autorità hanno annunciato stamane limitazioni all’attività nei fine settimana di ristoranti, caffè e centri commerciali, che il sabato e la domenica chiuderanno alle 14 e non alle 20 come negli altri giorni. Non cambia il regime della consegna a domicilio. L’unità di crisi per la lotta alla pandemia, nell’annunciare tale decisione, ha aggiunto che restano invariati gli orari per le altre attività - i negozi chiudono alle 21 e continuano senza modifiche le apertura di farmacie, ambulatori medici, parrucchieri, saloni di estetica.

I distributori di benzina dopo le 14 potranno operare solo per il rifornimento di carburante e non per la vendita nei loro shop. Nel Paese non vige alcun tipo di coprifuoco. Gli ultimi dati di ieri in Serbia erano di oltre 3.500 contagi e 15 decessi nelle 24 ore, con i totali rispettivamente a quasi 450 mila e 4.400. L’aumento dei contagi, a detta degli specialisti, è da collegare in primo luogo con le vacanze sulla neve nelle due località sciistiche del Paese (Kopaonik a sud e Zlatibor a ovest), che in questo mese caratterizzato da un fine settimana lungo per la festa nazionale hanno registrato autentici pienoni con decine di migliaia di presenze. Per non danneggiare tali attività economiche tuttavia, le autorità, già alle prese con un crollo verticale del turismo, non hanno mai pensato finora a porre limitazioni o chiudere del tutto i centri di vacanza invernale, limitandosi alle consuete raccomandazioni sul rispetto delle misure di prevenzione.

La Serbia, che ha 7 milioni di abitanti, ha avviato con successo un programma vaccinale, con quasi 1,4 milioni di vaccinazioni effettuate finora e mezzo milione di seconde dosi. Sono disponibili quattro vaccini - il cinese della Sinopharm, il russo Sputnik V, lo Pfizer-BioNTech e l’AstraZeneca.

In Germania il 45% della popolazione è stata vaccinata

Il 4,5% della popolazione tedesca ha ricevuto una dose di vaccino, oltre il 2% anche la seconda dose e in tutto 5,7 milioni di persone hanno ricevuto una inoculazione di vaccino: lo ha detto il ministro della Salute Jens Spahn in conferenza stampa oggi a Berlino insieme al presidente del Robert Koch Institut Lothar Wieler. Alcuni Laender hanno chiesto di utilizzare la rete dei medici di famiglia per velocizzare la vaccinazione e questo sarà implementato nel prossimo futuro, ha detto Spahn. La situazione epidemiologica nei Laender è ancora molto diversa, ha detto Wieler. In alcuni i dati del contagio sono stabili, in almeno un paio c’è una nuova crescita dei contagi, soprattutto tra i giovani.

In Israele esercito immunizzato all’80-85%

Le forze armate israeliane (Idf) si sono dimostrate all’avanguardia per efficienza nella lotta al coronavirus. Secondo quanto scrive Haaretz, dalla prossima settimana l’Idf avrà raggiunto una meta prestabilita in base alla quale l’80-85 per cento del suo personale sarà stato vaccinato con due dosi di Pfizer o avrà superato il contagio dal virus e ne è guarito. Quest’ultima categoria è stimata in 15 mila militari. Di conseguenza, aggiunge Haaretz, «l’esercito israeliano sarà la prima grande organizzazione al mondo ad aver raggiunto un tasso così elevato di immunizzazione». Il giornale avverte che comunque in questo caso non si può parlare di immunità di gregge in quanto i militari mantengono contatti costanti con il resto della società.

La Spagna limita i viaggi extra UE fino al 31 marzo

La Spagna ha deciso di prorogare le restrizioni ai viaggi non essenziali fuori dall’Unione europea fino al 31 marzo. Lo riporta il quotidiano El Pais che cita il nuovo provvedimento del governo sulle norme anti-coronavirus pubblicato oggi sulla Gazzetta Ufficiale. Tra gli altri provvedimenti, saranno estesi fino al 16 marzo i controlli alla frontiera con il Portogallo. Intanto la Catalogna a partire da lunedì consentirà la riapertura dei centri commerciali, dopo due mesi di stop, ma li manterrà chiusi durante il fine settimana.

La Francia studia la proposta di un lockdown a Parigi

La proposta del Comune di Parigi di dichiarare un lockdown di 3 settimane nella capitale sarà «studiata» su scala regionale per tutta l’Ile-de-France, nonostante le riserve sulla sua durata e sulla chiusura delle scuole. Lo ha detto questa mattina il portavoce del governo, Gabriel Attal. «Se siamo entrati in questo ambito di discussioni con i governanti locali - ha detto il portavoce ai microfoni di France Inter - è perché facciano delle proposte, quindi la proposta del Comune di Parigi sarà chiaramente studiata». «Quando si adottano misure locali che riguardano un territorio - ha sottolineato - è importante prenderle in collegamento con gli amministratori locali». Ma, ha aggiunto, «le misure, devono avere un senso a livello territoriale e quando si pensa a Parigi, bisogna pensare per tutta la regione Ile-de-France», poiché «dietro il périphérique (il raccordo, ndr) non c’è una ‘no man’s land’, ma movimenti importanti fra i territori».

Quanto alla proposta di dichiarare un lockdown nella capitale di 3 settimane - avanzata ieri sera dal Comune di Parigi subito dopo la conferenza stampa del premier Jean Castex e del ministro della Sanità Olivier Véran, che hanno rinviato le decisioni al 6 marzo -, Attal ha espresso diverse riserve: «Sono pochi gli scienziati che ritengono che con un lockdown di 3 settimane si possa abbattere il virus e riaprire tutto, come hanno detto i rappresentanti del Comune di Parigi. Abbiamo un obiettivo, lasciare quanto possibile le scuole aperte e quindi capisco che, ormai, il Comune di Parigi chieda di chiudere le scuole, ma non è una decisione come un’altra», avrebbe ripercussioni «sulla salute dei nostri figli, sul distacco dalla scuola».

Stop ai treni sull’asse Bolzano-Vienna dal 4 marzo

A causa dell’emergenza Covid-19, i collegamenti delle ferrovie austriache Oebb Railjet Bolzano-Vienna saranno cancellati dall’inizio di marzo, probabilmente fino a Pasqua o a seconda della situazione epidemiologica. L’ultimo treno per il momento partirà da Vienna il 3 marzo, l’ultimo viaggio di ritorno da Bolzano sarà il 4 marzo. Lo comunica Strutture Trasporto Alto Adige (Sta) in una nota.

In Perù riapre il Machu Picchu

Tutto è pronto in Perù per una nuova apertura ai turisti nazionali e internazionali l’1 marzo del sito archeologico di Machu Picchu, uno dei luoghi più visitati del Perù e di tutta l’America Latina. Il sindaco Darwin Baca León ha accolto con grande soddisfazione, segnala l’agenzia di stampa statale Andina, l’annuncio della riapertura formulato dalla premier peruviana Violeta Bermúdez, sottolineando che si tratta di «un sollievo per migliaia di famiglie, la cui sopravvivenza dipende dall’attività turistica.

La cittadella Inca era stata riaperta all’inizio di novembre 2020 dopo oltre sette mesi a causa della pandemia da coronavirus. Ma le autorità peruviane avevano dovuto di nuovo disporne la chiusura il mese scorso per una recrudescenza nella provincia di Cusco dei casi di Covid-19. La decisione di riprendere le visite è stata approvata dal ministero dei Beni culturali, anche se il ministero della Salute ha imposto il rispetto di severi protocolli sanitari ed un limite giornaliero del 40% di ingressi rispetto ai livelli normi, ossia un massimo di meno di 900 persone al giorno. Il sindaco Baca León ha ricordato che nel distretto di Machu Picchu ci sono 222 ristoranti e 219 hotel, di cui per ora solo il 40% ha già ottenuto l’approvazione dei propri piani di biosicurezza.

Scoperta il 24 luglio 1911, la cittadella sacra di Machu Picchu fu costruita dagli Inca nel 1440 su una montagna a 2.430 metri di altezza. Fa parte dei Patrimoni dell’umanità dell’Unesco, e nel 2007 è stata selezionata come una delle ‘sette meraviglie del mondo moderno’. È il terzo sito archeologico più grande del mondo dopo gli scavi di Pompei e Ostia Antica.

In Nuova Zelanda un solo caso locale

La Nuova Zelanda ha registrato un nuovo caso locale di Covid-19 nelle ultime 24 ore, anche se la persona infetta è in quarantena dal 23 febbraio. Lo riporta il Guardian. L’ultimo focolaio ad Auckland, dove restano ancora una dozzina di persone contagiate, ha portato l’Australia a dichiarare la città un «punto caldo» e a chiudere i confini ai neozelandesi. Intanto, sempre ad Auckland, è stato chiuso un Kentucky Fried Chicken nel quale lavorava una persona positiva al coronavirus. A chiunque sia stato nel locale tra il 22 febbraio e il 23 febbraio viene chiesto di restare in autoisolamento per 14 giorni.

Il vaccino Pfizer conservato in normali congelatori medici

La Food and Drug Administration ha approvato la conservazione e il trasporto del vaccino Pfizer contro il Covid-19 alle temperature dei normali congelatori medici (tra -25 e -15 °C) sino a due settimane, anziché a temperature ultra fredde (tra -80 e -60°C).

In Germania quasi 10 mila casi

Nelle ultime 24 ore in Germania sono stati registrati 9’997 nuovi casi di coronavirus, che portano il totale dei contagi nel Paese a 2’424’684. Nello stesso arco di tempo sono stati rilevati 394 ulteriori decessi, che portano il totale da inizio pandemia a 69’519. Lo riporta il Robert Koch Institut.

Giovedì 25 febbraio

Secondo i dati della Johns Hopkins University, sono più di 112,6 milioni i contagi da COVID-19 registrati ufficialmente nel mondo dall’inizio della pandemia, di cui più di 75 milioni già guariti. Sono oltre 2,5 milioni i morti nel mondo per la pandemia di Covid-19. Secondo gli ultimi dati diffusi dalla Johns Hopkins University i decessi sono 2.500.770.

In Israele si vaccina anche nei bar e da Ikea

Ogni mezzo è buono per portare in Israele le persone a vaccinarsi: postazioni accanto ai bar, all’Ikea, il richiamo di una pizza e di un bonus consumazione. Sono stati in queste settimane numerosi i metodi per convincere le persone che ancora non lo hanno fatto a immunizzarsi. E tutto questo, nonostante Israele sia al primo posto al mondo - in rapporto alla popolazione di 9 milioni di individui - per numero di cittadini al di sopra dei 16 anni che hanno ricevuto almeno una dose del vaccino.

I numeri del ministero della Sanità parlano chiaro: ad oggi sono 4.600.000 (la metà dei residenti del Paese) ad avere avuto la prima dose e 3.200.000 anche la seconda. Il premier Benyamin Netanyahu ha detto che resta oltre un milione di cittadini adulti, a parte gli under 16, che non sono vaccinati e che «possono ammalarsi». L’obiettivo, ha aggiunto, è farlo per la fine di marzo in modo da cominciare a togliere gradualmente le restrizioni a partire da aprile.

E quindi ogni mezzo è valido per convincere chi ancora non lo ha fatto. A cominciare dal Green Pass, l’agognata ‘etichetta verde’ (’tav iarok’, in ebraico) che permette, con due vaccinazioni effettuate, di poter riprendere ad andare in piscina, in palestra, al teatro, ai concerti, alle partite e anche a viaggiare. In un teatro di Gerusalemme è avvenuta la prima rappresentazione con attori e pubblico.

Chi c’è stato, con il Green pass, ha parlato di una boccata di normalità dopo tanto tempo: tutto dal vivo e senza mediazione di uno schermo. Ma i mezzi messi in campo per convincere i riluttanti al vaccino sono i più svariati, fermo restando che nessuno può essere costretto per legge. La filosofia di fondo è portare i vaccini il più vicino possibile ai cittadini e non il contrario.

In quest’ottica il Comune di Tel Aviv - città nota per la sua intensa vita sociale - ha attrezzato, insieme al Pronto Soccorso, un’unità mobile che sosta in alcuni giorni dalle 18 alle 24 presso locali frequentati dai giovani in modo che chi vuole può vaccinarsi. In cambio ci scappa anche un bonus consumazione per il bar accanto.

L’epidemiologa dell’Università di Gerusalemme Francesca Levi Schaffer ha raccontato a Radio Capital che per convincere i più recalcitranti, specie tra gli ebrei ortodossi della città, «sono stati istituiti anche dei premi». «Per esempio - ha spiegato - il premio pizza. Nei quartieri ortodossi pizza familiare per tutti quelli che si vaccinano. Per i giovani, dopo la vaccinazione un thermos in regalo. Ha funzionato». Ikea Israele, ancora in collaborazione con il Pronto soccorso, ha predisposto punti vaccinali nei suoi store dalle 10 di mattina fino alle 17 del pomeriggio. Prima o dopo gli acquisti, a scelta del cliente.

In Francia il 50% dei casi è dovuto alla variante

La variante inglese rappresenta «circa la metà dei casi positivi» in Francia: lo ha detto il premier francese, Jean Castex, ribadendo tuttavia che vuole evitare un nuovo lockdown.

La variante inglese del coronavirus, più contagiosa, «riguarda ormai circa metà delle persone colpite dal Covid in Francia», ha annunciato Castex, intervenendo in conferenza stampa a Parigi.

Questa variante era inferiore al 40% nei dati diffusi la settimana scorsa. Il premier ha inoltre riferito che misure supplementari, tra cui un coprifuoco nel fine settimana, potrebbero entrare in vigore a partire dal 6 marzo nei 20 dipartimenti considerati a rischio.

Malgrado il peggioramento della situazione sanitaria, «bisogna fare di tutto per ritardare» eventuali lockdown, ha avvertito Castex precisando, tra l’altro, che la vaccinazione per gli over-65 verrà aperta a partire da inizio aprile.

Contagi in calo in Europa, ma i livelli sono ancora alti

I contagi da coronavirus rallentano in Europa ma viaggiano ancora su livelli di gran lunga superiori a quelli registrati l’anno scorso: lo ha detto oggi durante una conferenza stampa a Copenaghen il direttore dell’Oms Europa, Hans Kluge.

Secondo quanto riporta il Guardian, Kluge ha reso noto che il numero di nuovi casi è quasi dimezzato in Europa dalla fine dell’anno scorso e che per la seconda settimana consecutiva sono stati meno di un milione.

Tuttavia, il funzionario dell’Organizzazione mondiale della sanità ha anche sottolineato che attualmente i nuovi contagi sono ben 10 volte superiori rispetto ai livelli del maggio scorso.

Inoltre, gran parte dei Paesi registra gradi molto elevati di contagio a livello locale. Attualmente, ha quindi messo in guardia, le varianti del coronavirus rappresentano la minaccia più grande per la popolazione.

Oms, effetti a lungo termine siano priorità

Il «lungo Covid», ovvero gli effetti a lungo termine del coronavirus che colpiscono misteriosamente un numero significativo di pazienti deve essere la priorità delle autorità sanitarie.

Lo ha detto il direttore dell’Oms Europa, Hans Kluge, in in una conferenza stampa. Kluge ha usato il termine inglese ‘long Covid’ per descrivere un fenomeno diffuso nell’area e cioè che dopo 12 settimane dal coronavirus una persona su 10 contagiata non è ancora in buone condizioni di salute.

In Germania i contagi aumentano, aperture a rischio

Nel pieno del dibattito politico sulle aperture, aumentano ancora i casi di contagio da Covid in Germania, confermando il trend di risalita dopo un lungo periodo in cui le infezioni invece erano in calo.

Stando al Robert Koch Institut, sono 11.869 le nuove infezioni segnalate nelle 24 ore (1.662 in più della settimana scorsa). È diminuito invece il numero delle vittime, con 385 decessi rispetto ai 593 di una settimana fa. Un lieve incremento si rileva anche sull’indicatore ritenuto decisivo: l’incidenza dei nuovi casi su 7 giorni per 100 mila abitanti, che è oggi di 61,7 e ieri era 59,3 (mentre la soglia di sicurezza che si vuole raggiungere è 35).

Il nuovo aumento delle infezioni (che fino a 10 giorni fa in calo) sta contribuendo a innervosire la discussione pubblica sull’allentamento delle misure del lockdown nel Paese che da metà dicembre ha rigorose regole sul divieto di contatto, con gastronomia turismo e commercio al dettaglio chiusi, oltre a tutte le attività sportive e culturali, già bloccate a novembre.

Soltanto le scuole sono state riaperte nella maggior parte dei Laender, da lunedì. E tutto il Paese aspetta con ansia che ripartano i parrucchieri il primo marzo. Il prossimo vertice Stato-regioni si terrà il 3. Il lockdown è in vigore fino al 7.

Mercoledì 24 febbraio

Secondo i dati della Johns Hopkins University, sono più di 112,10 milioni i contagi da COVID-19 registrati ufficialmente nel mondo dall’inizio della pandemia, di cui più di 75 milioni già guariti. I decessi hanno superato i 2,48 milioni.

Il Brasile supera le 250 mila vittime

Il Brasile supera le 250 mila vittime di Covid-19 dall’inizio della pandemia. Nelle ultime 24 ore, il Paese sudamericano ha registrato 1.428 morti e 66.588 nuovi contagi. Dall’inizio della pandemia il bilancio delle vittime sale così a 250.036 a fronte di 10.324.463 casi.

Israele, autorità potranno sapere nomi non vaccinati

La Knesset, il parlamento israeliano, ha approvato una legge, controversa, che autorizza il ministero della sanità a fornire alle autorità locali dettagli personali sulle persone che non si sono vaccinate. La legge - che ha avuto una maggioranza in seconda e terza lettura, di 30 voti contro 13 - stabilisce che per un periodo di 3 mesi il ministero della sanità potrà fornire alle autorità locali e al ministero dell’Educazione dettagli personali e contatti di chi non è immunizzato con l’obiettivo di promuovere il vaccino. Queste informazioni riguardano anche chi ha avuto solo la prima dose ma non si è presentato, 3 settimane dopo, per la seconda iniezione. Il provvedimento prevede che le informazioni possano essere fornite solo per incoraggiare la vaccinazione mentre è proibito ogni altro uso. La nuova norma è stata accusata da sinistra - nonostante l’appoggio pieno alla campagna vaccinale - di «violazione della privacy dei cittadini». Intanto un Comitato ministeriale ha approvato l’estensione fino al 9 marzo dell’obbligo - salvo eccezioni - per tutti coloro che tornano dall’estero in Israele di andare in quarantena in hotel controllati. L’estensione deve essere ora approvata dalla Knesset. La norma è stata più volte messa in discussione ed ora, secondo i media, il ministero della sanità sta pensando di introdurre l’uso del braccialetto elettronico di controllo per chi vuole trascorrere la quarantena a casa e non in hotel.

USA: 3-4 milioni di dosi J&J sono pronte

Gli Stati Uniti sono pronti a distribuire da 3 a 4 milioni di dosi del vaccino di Johnson&Johnson la prossima settimana: è stato annunciato durante il briefing della task force anti-Covid della Casa Bianca.

FDA: «Forte protezione dal vaccino Johnson&Johnson»

Il vaccino anti-Covid monodose della Johnson&Johnson fornisce una protezione forte contro il virus e può ridurre il contagio dalle persone vaccinate. Lo afferma la Food and Drug Administration in una nuova analisi postata online e riportata dai media americani. Il vaccino ha il 72% di efficacia negli Usa e il 64% in Sudafrica.

Atene in lockdown fino al primo marzo

Le autorità greche hanno prorogato fino al primo marzo il lockdown imposto l’11 febbraio ad Atene ed in tutta l’Attica, la regione più popolosa del Paese: lo riporta il Guardian sottolineando che la decisione è stata presa in seguito ad un incremento dei contagi da coronavirus nella regione. La misura scadeva il 28 febbraio. Ieri sono stati registrati nel Paese 2147 nuovi casi, di cui circa la metà nell’Attica, e 22 decessi. Nel complesso, dall’inizio della pandemia, secondo i dati della Johns Hopkins University, la Grecia conta 182’783 infezioni, inclusi 6343 decessi.

Da Israele vaccini per 20 Paesi

Oltre all’Autorità nazionale palestinese, Israele ha deciso di destinare quantità limitate di vaccini ad una ventina di Paesi con cui mantiene buone relazioni. Lo ha riferito la radio pubblica Kan secondo cui la lista di questi Paesi - che ancora non è stata pubblicata - include Stati africani (fra cui Ciad ed Etiopia), latino americani (fra cui Honduras e Guatemala), ed anche europei, come Ungheria, Repubblica Ceca e San Marino. Ciascuna spedizione dovrebbe essere di un ordine di grandezza compreso fra 2000 e 5000 dosi, per un totale approssimativo - ha specificato la radio - di 100 mila dosi. L’emittente ha appreso che il ministero della sanità è stato sorpreso dalla iniziativa, elaborata con grande discrezione dal premier Benjamin Netanyahu e dal consigliere per la sicurezza nazionale Meir Ben Shabbat.

L’Ungheria inizia a somministrare il vaccino cinese, il primo Paese in UE

L’Ungheria inizia la somministrazione del Sinopharm, il vaccino cinese contro la COVID. Lo ha annunciato il premier Viktor Orban. Si tratta del primo paese dell’Unione europea che fa ricorso a questo tipo di vaccino, dopo aver annunciato, sempre unico in UE, anche l’uso dello Sputnik V.

Turchia, al via le vaccinazioni per gli insegnanti

Sono iniziate stamani in Turchia le vaccinazioni contro la COVID-19 per gli insegnanti, in vista di un progressivo ritorno in classe di massa da lunedì prossimo. Il primo ad aver ricevuto la somministrazione è stato il ministro dell’Educazione, Ziya Selcuk. In 40 giorni, oltre 7,6 milioni di persone hanno ricevuto la prima dose del siero dell’azienda farmaceutica cinese SinoVac, mentre 1,2 milioni di queste hanno avuto anche il richiamo.

Intanto, sempre da lunedì è previsto un progressivo allentamento delle restrizioni agli spostamenti e delle chiusure, sulla base della diffusione della pandemia nelle singole province. Secondo lo schema delineato dagli esperti di Ankara, il Paese verrà diviso in 4 aree di rischio sulla base di diversi fattori, in particolare il numero di casi per 100 mila abitanti, con soglie individuate in 10, 35, 100 e più di 100 contagi. Dall’inizio della pandemia, la Turchia ha registrato oltre 2,6 milioni di casi e 28’213 vittime.

Calano i casi nel mondo per la sesta settimana consecutiva

I nuovi casi di coronavirus a livello globale sono diminuiti dell’11% a quota 2,4 milioni nel periodo 15-21 febbraio, segnando così il sesto calo settimanale consecutivo: lo ha reso noto l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), secondo quanto riporta la CNN. Nella settimana in questione, inoltre, sono stati registrati 66 mila ulteriori decessi, pari a un calo del 20% rispetto alla settimana precedente. I dati portano il bilancio complessivo dei contagi a quota 110,7 milioni e quello delle vittime ad oltre 2,4 milioni. Sempre secondo l’OMS, aumenta però la diffusione delle varianti del coronavirus nel mondo: la ‘variante inglese’ è stata rilevata finora in 101 Paesi, mentre quella sudafricana in 51 Paesi e quella brasiliana in 29 Paesi.

Al Ghana le prime dosi gratuite di vaccino

Il Ghana riceverà oggi la prima consegna di vaccini anti-COVID gratuiti da parte del meccanismo Covax dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS): lo hanno reso noto in un comunicato congiunto l’OMS e l’UNICEF. «Questi 600 mila vaccini Covax fanno parte di una tranche iniziale di consegne del vaccino AstraZeneca-Oxford concesso in licenza al Serum Institute of India, che rappresenta una parte della prima ondata di vaccini COVID diretta verso numerosi Paesi a reddito medio-basso», si legge nella nota. L’UNICEF ha organizzato la spedizione al Ghana da Mumbai. Il meccanismo Covax si è impegnato a distribuire due miliardi di dosi di vaccini a livello globale entro la fine di quest’anno.

USA, in arrivo 240 milioni di vaccini Pfizer, Moderna e J&J

Le case farmaceutiche Pfizer, Moderna e Johnson & Johnson (J&J) si sono impegnate a consegnare negli USA un totale di 240 milioni di dosi di vaccino anti-COVID entro fine marzo. Secondo quanto riporta la CNN, Pfizer e Moderna - i cui vaccini sono gli unici ad essere stati autorizzati finora nel Paese - ne produrranno 220 milioni, mentre le restanti 20 milioni di dosi arriveranno dalla Johnson & Johnson, che potrebbe ricevere il nullaosta dalla Food and Drug Administration (Fda) questa settimana. Un quarto vaccino potrebbe essere disponibile negli Stati Uniti ad aprile, quando anche la AstraZeneca dovrebbe ricevere l’autorizzazione dalla FDA.

Martedì 23 febbraio

Secondo i dati della Johns Hopkins University, sono più di 111,82 milioni i contagi da COVID-19 registrati ufficialmente nel mondo dall’inizio della pandemia, di cui più di 75 milioni già guariti. I decessi hanno superato i 2,47 milioni.

Olanda: «coprifuoco» fino al 15 marzo

«Il coprifuoco» in Olanda a causa della pandemia da coronavirus «rimarrà almeno fino al 15 marzo, quando inizieranno le elezioni legislative di tre giorni». Lo ha detto il premier olandese Mark Rutte nel corso di una conferenza stampa. Lo riferiscono i media locali precisando che «una settimana prima, lunedì 8 marzo, il governo annuncerà se la misura drastica sarà prorogata dopo il 15 marzo».

Irlanda in lockdown fino al 5 aprile

L’Irlanda resta in lockdown almeno per altri 40 giorni. Lo ha annunciato oggi il premier della Repubblica, Micheal Martin, confermando al Parlamento di Dublino il mantenimento del massimo livello di restrizioni introdotto nell’isola circa due mesi fa in seguito alla minaccia varianti fino al 5 aprile. Dopo aver fatto segnare sino a fine 2020 uno dei picchi più bassi d’Europa di morti per COVID-19 a differenza del grande vicino britannico, l’Irlanda ha toccato a inizio 2021 per un paio di settimane livelli record mondiale di decessi quotidiani in rapporto alla popolazione, prima d’iniziare a riportare sotto controllo la situazione.

Spagna sotto la soglia di rischio estremo

La discesa dei contagi di coronavirus in Spagna permette al Paese di tornare, per la prima volta dal 28 dicembre, al di sotto della soglia di rischio estremo stabilita dalle autorità sanitarie nazionali. Lo riportano i media spagnoli. Il Ministero della Sanità ha comunicato che l’indice dei contagi è di 235 positivi ogni 100.000 persone, mentre ieri erano 252 ogni 100.000 abitanti. La soglia di rischio estremo è fissata a 252. Nelle ultime 24 ore nel Paese ci sono stati 443 decessi mentre diminuiscono leggermente anche i ricoverati in terapia intensiva.

In Repubblica ceca ospedali pieni

Nella Repubblica ceca, le capacità di accogliere nuovi pazienti nelle unità di terapia intensiva e rianimazione sono quasi esaurite, anche a causa della mancanza di personale qualificato. È quello che ha affermato il viceministro della Sanità Vladimir Cerny. Per questo motivo da oggi sarà possibile trasferire i pazienti in Germania. La Sassonia ha già offerto 9 posti letto, ma anche la Baviera, e altri Laender tedeschi dovrebbero seguire a seconda delle disponibilità locali. Nel panorama della sanità ceca, è disponibile al momento solo un 15% di posti per il ricovero dei pazienti di coronavirus. Secondo le previsioni del ministero, visto il numero sempre crescente di nuovi contagi (oggi ne sono stati registrati 11.233), la capacità degli ospedali potrebbe scendere a meno del 5% entro due o tre settimane.

La strategia di Angela Merkel

La cancelliera tedesca Angela Merkel ha anticipato la sua strategia di riapertura a tappe in combinazione con l’aumento della capacità di test, nel corso della riunione online del martedì con il gruppo parlamentare della CDU. Ne riferisce DPA. Sono tre i filoni che si intende perseguire nella strategia di riapertura a step: la limitazione dei contatti e gli incontri privati, la formazione scolastica e universitaria, e il settore dell’economia. Il dato di fatto è che è in atto una terza ondata e le cosiddette varianti sono una realtà con cui convivere, ha detto la cancelliera durante l’incontro. Si sta facendo di tutto, con i controlli alle frontiere in accordo con Francia e Austria, per evitare che la cosiddetta variante sudafricana si diffonda in Germania, dal momento che è incerta l’efficacia del vaccino rispetto a questa mutazione. Una volta raggiunta la prospettiva di un’incidenza sotto i 35 nuovi contatti a settimana su 100.000 abitanti si può pensare in termini di riaperture graduali in questi tre ambiti, sempre mantenendo l’obiettivo di non perdere il controllo della pandemia.

Variante inglese: in Germania rappresenta il 30% dei contagi

La variante inglese del coronavirus rappresenta in Germania già il 30% dei casi di contagio. È questa la valutazione dell’associazione Akkreditierte Labore in der Medizin (ALM). Un risultato riferito alle infezioni che risalgono a 7-15 giorni fa. Stando agli esperti, la variante sarebbe responsabile del fatto che i dati sul contagio non stiano ulteriormente calando, e che tenda allo stallo l’incidenza settimanale su 100 mila abitanti oggi lievemente calata a 60,5 nuove infezioni, rispetto ai 61 di ieri. Stando al Robert Koch Institut, i nuovi contagi registrati in 24 ore sono 3.883 e i decessi da e con Covid 415. La Germania è in lockdown duro da metà dicembre; le chiusure sono state confermate fino al 7 marzo, mentre ieri nella maggior parte dei Laender sono stati riaperti asili infantili e scuole. Nel prossimo incontro Stato-Regioni, il 3 marzo, si dovrà decidere come procedere alla progressiva riapertura delle attività: Angela Merkel spinge per una strategia a tappe, che riguarderebbe in prima battuta l’allentamento dei divieti di contatto, quindi scuole e scuole professionali, e poi cultura, gastronomia e sport.

Jerome Powell: «Vaccini speranza per l’economia»

L’economia dovrebbe migliorare più avanti nel corso dell’anno, con i vaccini che offrono speranza. Lo afferma Jerome Powell, il presidente della Fed, nel corso di un’audizione al Congresso. «Speriamo in un ritorno a condizioni più normali» quest’anno, aggiunge Powell. La strada «è ancora lunga, ulteriori progressi richiederanno del tempo, ha aggiunto il presidente della Fed. «La ripresa è lungi dall’essere completa e la strada davanti a noi è incerta».

Vaccini, dall’UNICEF milioni di siringhe a oltre 30 Paesi

L’UNICEF, d’intesa con l’Organizzazione mondiale della Sanità nell’ambito dell’alleanza per i vaccini Gavi e il programma Covax, ha spedito oggi le prime 100.000 siringhe e mille contenitori per rifiuti sanitari per le vaccinazioni contro la COVID-19 a Paesi bisognosi di aiuto.

L’iniziativa dà il via a un progetto che prevede l’invio di 14,5 milioni di siringhe in oltre 30 Paesi nel giro di qualche settimana. In tutto, l’UNICEF fornirà nel 2021 almeno un miliardo di siringhe e 10 milioni di contenitori per rifiuti sanitari. La prima spedizione è partita dal magazzino di Dubai alla volta delle Maldive: dovrebbe arrivare a Malè in giornata. Seguiranno Costa d’Avorio e São Tomé e Príncipe. Nelle prossime settimane, l’UNICEF spedirà oltre 14,5 milioni di siringhe a disattivazione automatica da 0,5 ml e da 0,3 ml in oltre 30 Paesi: le prime per il vaccino del Serum Institute of India/AstraZeneca, le altre, fornite da un’azienda spagnola, per il Pfizer-BioNTech.

«In questa battaglia globale contro la pandemia da COVID-19 le siringhe sono tanto vitali quanto il vaccino stesso», ha dichiarato il direttore generale dell’UNICEF Henrietta Fore, sottolineando l’importanza della tempestività nella somministrazione globale per contenere la pandemia.

L’UNICEF punta a rendere disponibili fino a due miliardi di dosi del vaccino contro la COVID-19 entro il 2021. Anche prima di questa pandemia, il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia era già il maggiore acquirente singolo di vaccini al mondo, fornendo ogni anno oltre 2 miliardi di vaccini da somministrare a circa la metà dei bambini del mondo sotto i 5 anni.

Post lockdown in Gran Bretagna: è boom di prenotazioni per i viaggi estivi
Primo rimbalzo positivo sul fronte delle prenotazioni turistiche e aeree in generale nel Regno Unito dopo l’annuncio del piano in 4 fasi - pur prudentissimo e condizionato all’andamento della pandemia e della campagna di vaccinazioni - che nelle intenzioni del governo del premier Boris Johnson dovrebbe portare il Paese gradualmente fuori dal lockdown.

Secondo compagnie e tour operator citati oggi dai media, l’effetto è stato immediato, con una prima ondata di biglietti o pacchetti prenotati per l’estate. Non mancano intanto pressioni dall’industria del settore - e anche l’azione di lobby di alcuni deputati della stessa maggioranza Tory come l’ex premier Theresa May - per un’accelerazione del governo su questo fronte. Ma sul punto Johnson è stato fermo: una ripresa dei viaggi internazionali per turismo, o comunque una liberalizzazione degli spostamenti non legati ad assoluta necessità, non è prevista prima della terza fase della roadmap, dal 17 maggio in avanti; con l’indicazione di possibili dettagli rinviata al più presto a metà aprile. Parlando oggi alla Bbc, il ministro della Sanità del governo Johnson, Matt Hancock, ha del resto confermato che l’intera impalcatura della roadmap resta subordinata all’andamento «dei dati» sulla pandemia, non a «date» scolpite nella pietra.

Ha poi avvertito che ciascun abitante del Regno «ha la sua parte da fare» per rendere possibile il superamento del lockdown attraverso comportamenti responsabili e il rispetto delle restrizioni tuttora in vigore: non senza aggiungere che al momento non è prevedibile una revoca delle raccomandazioni né sul distanziamento personale cautelare di 2 metri né sull’uso delle mascherine.

«La vaccinazione non può essere obbligatoria per viaggiare»

Sul certificato di vaccinazione «vogliamo avere un approccio digitale europeo per uso medico. Nei prossimi mesi poi vedremo se ci sarà la possibilità di usarlo per altri scopi, come i viaggi. Ma la vaccinazione non può diventare un obbligo per viaggiare». Lo ha dichiarato il commissario europeo alla Giustizia, Didier Reynders, a margine del Consiglio affari generali UE. «Anche chi non si è sottoposto all’immunizzazione deve poter continuare» a muoversi, «con l’uso dei test e dei periodi di quarantena».

Lunedì 22 febbraio

Secondo i dati della Johns Hopkins University, sono più di 111,36 milioni i contagi da COVID-19 registrati ufficialmente nel mondo dall’inizio della pandemia, di cui più di 75 milioni già guariti. I decessi hanno superato i 2,46 milioni.

Lockdown parziale nella regione di Nizza

Il prefetto della regione Alpi Marittime, in Francia, ha annunciato un lockdown parziale nel fine settimana nella zona litoranea che va da Mentone a Théoule-sur-Mer. Il provvedimento entrerà in vigore da venerdì, per una durata di 15 giorni. La decisione è stata presa nell’ambito della stretta annunciata dopo la moltiplicazione dei contagi nella regione di Nizza. Saranno inaspriti i controlli alle frontiere, ha detto il prefetto, «tamponi molecolari potranno essere fatti a passeggeri di aerei scelti a campione». Quanto ai controlli alla frontiera terrestre, «vigileremo che con i nostri amici italiani sia operativa la reciprocità».

Riapertura lenta in Gb, l’8 marzo solo le scuole

Nel Regno Unito non si prevede nessuna revoca immediata del terzo lockdown nazionale (in vigore da due mesi), riapertura delle scuole e poco altro dall’8 marzo, alleggerimento limitato delle restrizioni ai contatti sociali rinviato al 29 marzo.

Il tutto, inoltre, è condizionato dalla conferma del rallentamento registrato di recente della curva dei contagi e dei ricoveri per Covid, nonché dalla prosecuzione dell’andamento positivo della campagna di vaccini. Sono le indicazioni chiave del piano verso una graduale uscita dal lockdown che il premier Boris Johnson illustrerà oggi al Parlamento e al Regno Unito, secondo le anticipazioni rese note da Downing Street.

Il piano britannico appare non solo differito e prudente, ma destinato a lasciare ancora a fine marzo il Regno a un livello di restrizione più severe rispetto alla media di quelle in vigore al momento in Italia. E questo malgrado l’accelerazione dell’isola sul fronte dei vaccini (con 18 milioni di iniezioni già somministrate e l’obiettivo d’arrivare ad assicurare almeno la prima dose a tutta la popolazione adulta ultra18nne fissata ora dallo stesso Boris Johnson per fine luglio).

«Intendo delineare - dirà Johnson alla Camera dei Comuni secondo uno stralcio diffuso da Downing Street - una roadmap destinata a portarci fuori con cautela dal lockdown. E la nostra priorità è sempre stata quella di riportare i bambini a scuola» oltre che di trovare «modi per far riunire le persone con i loro cari in sicurezza».

Di qui la scelta - confermata in un’intervista da Nadhim Zahawi, ministro britannico preposto al coordinamento della vaccinazioni - di partire l’8 marzo con la ripresa dell’attività scolastica in presenza in tutta l’Inghilterra, con il via libera alle attività sportive all’aperto negli istituti. E per il resto confermare l’autorizzazione dei contatti sociali in pubblico e all’aperto fra le persone a non più di due - come previsto già dall’inizio del lockdown - con la sola concessione in più di potersi intrattenere in momenti ricreativi a due come bere un caffè o una bibita in un parco. Dal 29 marzo, invece, è previsto il ripristino della regola del 6 (ossia il permesso di riunirsi outdoor fino a un massimo di sei persone appartenenti a non più di due nuclei familiari), nonché la riapertura di attività sportive e affini (tipo tennis o golf) all’aperto.

Guterres, «il COVID ha causato una pandemia di violazioni diritti umani»

Si è verificata una vera e propria ‘’pandemia di violazioni dei diritti umani’’ durante l’emergenza coronavirus. Lo ha denunciato il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres in un intervento scritto per il «Guardian».

Gli abusi «hanno prosperato perché la povertà, la discriminazione, la distruzione del nostro ambiente naturale e altri fallimenti nell’ambito dei diritti umani hanno creato enormi fragilità nelle nostre società’’, ha aggiunto.

Guterres, che ha aperto la 46esima sessione del Consiglio delle Nazioni Unite sui diritti umani a Ginevra, ha anche affermato che l’incapacità di garantire equità nella campagna vaccinale contro il Covid-19 a livello globale è «l’ultima indignazione morale» emersa dalla pandemia.

Inoltre, durante l’emergenza coronavirus, ‘’la violenza contro le donne e le ragazze è balzata alle stelle, dagli abusi online alla violenza domestica, dalla tratta allo sfruttamento sessuale e ai matrimoni precoci», ha detto Guterres, affermando che ‘’la crisi ha un volto di donna’’ per esprimere le disuguaglianze di genere che si sono inasprite durante la pandemia.

Vaccini: alla Serbia altre 50 mila dosi del russo Sputnik V

Altre 50 mila dosi del vaccino anticovid russo Sputnik V sono giunte stamane in Serbia, il Paese dei Balcani occidentali che registra i maggiori successi nel programma di vaccinazione di massa della popolazione. Finora i vaccinati con la prima dose sono circa 1,2 milioni (il 17% circa della popolazione), a ricevere anche la seconda sono stati oltre 400 mila.

Lo Sputnik V è uno dei quattro vaccini disponibili in Serbia, unitamente al cinese della Sinopharm, allo Pfizer-BioNTech e all’AstraZeneca. La premier Ana Brnabic ha confermato che nella giornata odierna arriveranno anche ulteriori 46’800 dosi di vaccino Pfizer-BioNTech, con le quali le forniture alla Serbia raggiungeranno complessivamente 2 milioni di dosi.

Il Paese balcanico ha raggiunto un accordo con la Russia per la produzione sul suo territorio dello Sputnik V, che potrebbe partire entro la fine di quest’anno.

Al pari degli altri Paesi della regione balcanica la Serbia è inclusa nella lista dei Paesi beneficiari del piano Covax per il vaccino agli stati a basso reddito, ma Belgrado nei mesi scorsi - grazie a una maggiore disponibilità finanziaria e ai buoni rapporti del presidente Aleksandar Vucic con i leader di Russia e Cina - ha deciso di muoversi autonomamente concludendo contratti bilaterali con le case produttrici di vaccini. Ciò ha consentito alla Serbia di donare quantità di vaccini ai Paesi vicini.

Germania: dopo due mesi si torna a scuola in 10 Laender

Dopo oltre due mesi di chiusura a causa del lockdown, riaprono oggi le scuole e gli asili infantili in dieci Laender della Germania, fra cui quello di Berlino.

Una misura molto discussa nelle ultime settimane, e in particolare al recente vertice Stato-Regioni, che ha visto Angela Merkel su posizioni più rigide a riguardo.

La cancelliera avrebbe voluto rimandare ulteriormente la ripresa delle lezioni in presenza, vincolandola ai dati sull’incidenza settimanale dei contagi da Covid-19: la nuova soglia di riferimento per le altre aperture (di negozi e locali, per ora ancora chiusi) è scesa infatti da 50 a 35 nuovi contagi su 100 mila abitanti in sette giorni. La gestione delle scuole è però tornata nelle mani delle amministrazioni regionali, che in molti casi hanno deciso una riapertura veloce.

Le scuole seguono comunque regimi speciali: a Berlino, ad esempio, le classi sono spesso divise in gruppi, le lezioni vengono alternate, e c’è l’obbligo delle mascherine in classe. La politica sta inoltre valutando al possibilità di dare priorità agli insegnanti per le vaccinazioni.

La Germania resta in lockdown fino al 7 marzo, con l’eccezione di parrucchieri che riapriranno il primo marzo.

Argentina, autorizzato in emergenza vaccino Sinopharm

La nuova ministra della Salute argentina, Carla Vizzotti, ha autorizzato ieri l’approvazione in emergenza del vaccino Sinopharm contro il Covid-19, sviluppato in collaborazione con l’Istituto dei prodotti biologici della Repubblica popolare cinese di Pechino.

Questo vaccino si aggiunge agli altri di cui l’Argentina si è assicurata la fornitura, due dei quali (il russo Sputnik V e l’AstraZeneca prodotto dal Serum Institute of India con il marchio Covishield) sono già disponibili sul territorio argentino per la vaccinazione del personale sanitario, delle fasce a rischio e degli over 70 e 80.

Il governo del presidente Alberto Fernández ha raggiunto un accordo con la compagnia China National Pharmaceutical Group, che elabora il vaccino Sinopharm, per la fornitura, a partire dai prossimi giorni di un milione di dosi che serviranno per immunizzare 500.000 persone.

L’agenzia di stampa Telam ha ricordato per l’occasione che si tratta della prima decisione che ha preso la ministra Vizzotti subentrata a Ginés González García finito in uno scandalo di vaccinazioni irregolari, aggiungendo che alla fase III di sperimentazione del Sinopharm hanno partecipato per iniziativa della Fundación Huésped 3.000 persone che si sono vaccinate nei Centri Vacunar di tutto il Paese.

Cile, oltre 20 mila morti su quasi 800 mila contagi

Ha superato quota 20 mila il numero di decessi legati al Covid-19 in Cile dall’inizio della pandemia, secondo i dati dell’università americana Johns Hopkins.

Il Paese sudamericano da 18,7 milioni di abitanti ha registrato ufficialmente quasi 800 mila (799’460) casi totali di contagio, di cui 756 mila guariti.

Domenica 21 febbraio

Secondo i dati della Johns Hopkins University, sono più di 111,15 milioni i contagi da COVID-19 registrati ufficialmente nel mondo dall’inizio della pandemia, di cui più di 75 milioni già guariti. I decessi hanno superato i 2,46 milioni.

USA verso i 500.000 morti, più di quelli registrati in tre guerre

Gli Stati Uniti si avvicinano alla soglia dei 500.000 morti per la COVID-19 in quasi un anno di pandemia. Si tratta di un numero elevato, maggiore di quello dei morti americani - riporta il New York Times - sui campi di battaglia della Prima Guerra Mondiale, della Seconda Guerra Mondiale e della Guerra in Vietnam insieme. Il numero dei casi sta rallentando, ma ci sono timori per le nuove varianti.

Cina, 7 contagi importati e nessun nuovo caso locale

Per il sesto giorno consecutivo nessuna nuova infezione da COVID-19 trasmessa a livello «locale» è stata segnalata ieri in Cina, dove invece sono stati registrati altri 7 contagi, 6 casi asintomatici e 2 sospetti a Shanghai, tutti provenienti dall’estero. Lo rende noto il bollettino odierno della Commissione Sanitaria Nazionale cinese. L’ultimo caso locale di COVID-19 risale a 14 febbraio scordo nella provincia di Hebei. Nelle ultime 24 ore non è stato registrato nessun decesso ed altri 38 pazienti sono stati dimessi ieri da vari ospedali cinesi dopo essere guariti.

Gran Bretagna, «Vaccinato un adulto su tre»

Un adulto su tre in Gran Bretagna è stato vaccinato contro il coronavirus. Lo ha detto il ministro della Sanità, Matt Hancock, alla BBC. «È una bellissima notizia. Siamo fiduciosi che il vaccino funzioni sia con il vecchio ceppo della COVID sia con la variante cosiddetta «del Kent» che oggi è la prima fonte di contagio in questo Paese», ha detto precisando di non avere certezza invece sull’efficacia contro la variante sudafricana.

Alla Serbia 150 mila dosi di vaccino AstraZeneca

La Serbia ha ottenuto oggi 150 mila dosi del vaccino anti-COVID britannico-svedese AstraZeneca. Ad accogliere l’aereo con il carico di vaccino giunto dall’India si è recato stamane all’aeroporto di Belgrado lo stesso presidente Aleksandar Vucic, che ha sottolineato come la Serbia sia uno dei pochi Paesi al mondo dove i cittadini possono scegliere tra quattro diversi tipi di vaccino - oltre ad AstraZeneca, il cinese della Sinopharm, il russo Sputnik V e lo Pfizer-BioNTech. Le quantità maggiori sono tuttavia quelle di vaccino cinese e russo, grazie alle quali il Paese balcanico ha potuto avviare con successo una campagna vaccinale che ha portato finora all’effettuazione di circa 1,2 milioni di vaccinazioni, e di oltre 400 mila richiami. Per vaccinarsi ci si prenota compilando un questionario online, che offre la possibilità di indicare il vaccino preferito. Si viene poi contattati tramite mail e sms con data luogo e ora della vaccinazione. Autorità e media sottolineano che il Paese, che ha 7 milioni di abitanti, è secondo in Europa e sesto al mondo per numero di vaccinazioni in rapporto alla popolazione. Vucic anche oggi ha rilevato che tali forniture di vaccino sono il risultato di contratti bilaterali sottoscritti dalla Serbia con le case produttrici. Il Paese non ha atteso infatti le forniture nell’ambito del programma Covax destinate agli stati a basso reddito, e ha pensato di rifornirsi autonomamente, donando peraltro quantità di vaccino ai Paesi vicini quali Montenegro e Macedonia del Nord. Anche la popolazione serba del Kosovo ha la possibilità di vaccinarsi recandosi in località della Serbia a ridosso della frontiera.

Problemi con il saturimetro «per chi ha la pelle più scura»

Strumento fondamentale nella lotta al coronavirus, il saturimetro potrebbe non funzionare sulla pelle più scura. È l’avvertimento della Food and Drug Administration americana che ha analizzato diversi studi sull’argomento. Lo riporta la CNN. Secondo uno studio in particolare, pubblicato a dicembre sul New England Journal of Medicine dal dottor Michael Sjoding dell’università del Michigan, su 10’000 pazienti il saturimetro ha dato un risultato fuorviante sul 3,6% dei pazienti bianchi e sull’11,7% di quelli neri. In pratica, spiega Sjoding, un paziente di colore su 10 potrebbe ricevere una diagnosi sbagliata. Oltretutto secondo i dati del Centro USA per il controllo delle malattie, neri, latini e nativi americani hanno il quadruplo delle possibilità di essere ricoverati per COVID-19. La spiegazione del perché il saturimetro funziona meno sulla pelle scura è relativamente semplice. Il dispositivo funziona inviando due tipi di luce rossa attraverso il dito. Un sensore sull’altro lato del dispositivo rileva questa luce e la utilizza per rilevare il colore del tuo sangue; il sangue rosso vivo è altamente ossigenato, mentre il sangue blu o violaceo lo è meno. Se il dispositivo non è calibrato per la pelle più scura, la pigmentazione potrebbe influenzare il modo in cui la luce viene assorbita. Fortunatamente, sostengono i ricercatori, i medici non si basano solo ed esclusivamente sui risultati degli spirometri per formulare una diagnosi di coronavirus.

Israele riapre con Green Passport, ma app va in tilt

Israele riapre da oggi all’insegna del Green Passport. Nel maggiore allentamento del suo terzo lockdown, da questa mattina - come deciso dal governo - sono state riaperte gran parte delle attività, commerciali e non. Ma con differenti regole dettate dall’avvio della validità del «Green Passport» che ne consente alcune, vietate invece a chi non ha la doppia vaccinazione.

Negozi di strada, centri commerciali, mercati all’aperto, musei e librerie sono agibili tutti gli israeliani, mentre solo chi ha il «Green Passport» può accedere alle palestre, agli eventi culturali e sportivi, agli hotel e alle piscine. Tutte attività queste che dovranno accertare il possesso del lasciapassare da parte dell’utente. Anche parte delle scuole ha ripreso le lezioni in presenza ma solo nelle aree dove non c’è alta diffusione del virus.

I media hanno segnalato la corsa all’ottenimento del Green Passport che si può avere tramite il ministero della sanità o attraverso una app speciale che però ha registrato diversi blocchi dovuti ad un eccesso di domande in contemporanea. Per questo, lo stesso ministero ha chiesto ai cittadini di rivolgersi ai suoi uffici. Intanto il ministero della sanità ha diffuso dati - relativi al 13 febbraio - incoraggianti sugli effetti del vaccino su chi ha ricevuto 2 dosi. Nel 98,9% - ha detto - previene le forme gravi della malattia e nel 95,8% anche l’infezione stessa.

Italia, al via in Piemonte la campagna vaccinale over 80

Prende il via oggi, in Piemonte, la campagna di vaccinazione degli over 80. L’obiettivo della Regione, che venerdì ha iniziato a somministrare le dosi al personale scolastico, universitario e della formazione professionale, è quello di vaccinare più di 80 mila persone entro fine mese. Tutte le aziende sanitarie, ha spiegato nelle scorse ore l’assessore alla Sanità della Regione Piemonte, Luigi Genesio Icardi, potenzieranno ulteriormente le forze sia con personale proprio, che con prestazioni aggiuntive e anche con convenzioni con soggetti esterni. A dare supporto ci saranno anche le aziende ospedaliere, che ormai hanno quasi terminato di immunizzare il personale del sistema sanitario. «Tutti insieme dobbiamo fare squadra per raggiungere l’obiettivo di vaccinare, nel più breve tempo possibile, il maggior numero di persone», ha sottolineato Icardi, auspicando anche un incremento delle dosi consegnate alle regioni italiane dopo l’ennesimo taglio annunciato dalla struttura del commissario Arcuri.

Argentina, «Maggiore equità nell’accesso ai vaccini»

La nuova ministra della Salute argentina, Carla Vizzotti, ha assicurato ieri sera, dopo il giuramento formulato nelle mani del presidente Alberto Fernández, che saranno rafforzati i meccanismi che «garantiranno maggiore equità nell’accesso ai vaccini». Alla fine della cerimonia che l’ha portata al governo dopo lo scandalo delle vaccinazioni VIP segrete avvenute nel ministero del suo predecessore, Ginés González García, Vizzotti non ha rilasciato dichiarazioni, affidando il suo pensiero ad alcuni tweet. Nel primo ha ringraziato il capo dello Stato «per la sua fiducia nel darmi questa responsabilità che spero, da parte mia, di poter ripagare con il massimo di sforzo e dedizione».

In un secondo ha reso noto che «il presidente ha deciso che dobbiamo portare avanti il programma di vaccinazioni più grande della nostra storia con la maggiore rapidità possibile, ed offrendo a ciascun argentino e argentina la tranquillità che tutti i vaccini saranno amministrati sulla base di precisi criteri sanitari». Per questo, ha sottolineato infine nel terzo tweet, «rafforzeremo i dispositivi e le azioni che garantiscano l’equità e l’accesso ai vaccini, monitorando il rispetto della pianificazione prevista».

Il premier australiano riceve la dose di vaccino in diretta tv

Con il vaccino in diretta televisiva del premier Scott Morrison l’Australia ha dato il via alla sua campagna di immunizzazione contro il coronavirus che partirà ufficialmente domani. Lo riporta la BBC.

La prima ad essere vaccinata sarà l’85.enne Jane Malysiak. Seguiranno poi 700.000 persone che appartengono a categorie a rischio come operatori sanitari in prima linea, forze di polizia, residenti e lavoratori delle case di cura. Seguiranno gli australiani con più di 70 anni e gli aborigeni di oltre 50. Per ora sarà somministrato il vaccino Pfizer, il mese prossimo quello AstraZeneca. Il governo prevede di vaccinare questa settimana 60.000 persone. Ieri piccole folle di no-vax si sono riunite per protestare contro la campagna a Melbourne, Sidney e Brisbane. «Domani inizierà il nostro programma di vaccinazione, quindi oggi voglio sottolineare che è sicuro, che è importante, e che dobbiamo iniziare da coloro che sono più vulnerabili e in prima linea», ha dichiarato il premier prima di ricevere la sua iniezione.

Venerdì 19 febbraio

Secondo i dati della Johns Hopkins University, sono più di 110 milioni i contagi da COVID-19 registrati ufficialmente nel mondo dall’inizio della pandemia, di cui più di 75 milioni già guariti. I decessi hanno superato i 2,44 milioni.

Spagna, 8 regioni sotto la soglia di maggiore rischio

Otto regioni della Spagna si trovano adesso sotto la soglia del rischio considerato più alto per quanto riguarda i contagi di Covid-19, secondo i dati aggiornati del Ministero della Sanità, ripresi dall’agenzia di stampa Efe.

Baleari, Canarie, Cantabria, Castiglia La Mancia, Estremadura, Murcia, Navarra e La Rioja registrano meno di 250 positivi ogni 100’000 abitanti negli ultimi 14 giorni: questo il parametro tenuto in conto dalle autorità sanitarie spagnole per stabilire le aree di maggior rischio nel paese.

A livello nazionale, i contagi ogni 100’000 abitanti sono 294, un dato mai così basso dall’inizio di gennaio, mese in cui si è verificata un’impennata dei casi.

Il vaccino russo approvato in 30 Paesi

La Repubblica di San Marino è il trentesimo Paese nel mondo ad aver approvato - con procedura di autorizzazione all’uso di emergenza - il vaccino anti-COVID Sputnik V. Lo afferma il Russian Direct Investment Fund. Il vaccino è stato approvato in Russia, Bielorussia, Argentina, Bolivia, Serbia, Algeria, Palestina, Venezuela, Paraguay, Turkmenistan, Ungheria, Emirati arabi uniti, Iran, Repubblica di Guinea, Tunisia, Armenia, Messico, Nicaragua, Bosnia e Erzegovina, Libano, Myanmar, Pakistan, Mongolia, Bahrein, Montenegro, Saint Vincent e Grenadine, Kazakistan, Uzbekistan e Gabon.

Dall’UE un miliardo di euro per l’iniziativa Covax

L’UE raddoppia il finanziamento a Covax, l’iniziativa dell’OMS per garantire l’accesso al vaccino anti-COVID ai Paesi a basso reddito in tutto il mondo, portandolo a un miliardo di euro. È quanto si apprende da fonti Ue. L’annuncio verrà fatto dalla presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, nel pomeriggio in occasione della riunione dei leader del G7.

In Brasile superati i 10 milioni di contagi

Continua a correre l’epidemia di coronavirus in Brasile, dove si sono superati i 10 milioni di contagi e da 28 giorni consecutivi la media giornaliera delle vittime è stabilmente oltre i mille. Nelle ultime 24 ore, sono 1.367 i morti di COVID-19 e 51.879 i contagi registrati nel Paese sudamericano. I casi accertati dall’inizio della pandemia sono 10.030.626 e le vittime ufficiali sono invece 243.457.

Giovedì 18 febbraio

Secondo i dati della Johns Hopkins University, sono più di 109,98 milioni i contagi da COVID-19 registrati ufficialmente nel mondo dall’inizio della pandemia, di cui circa 75 milioni già guariti. I decessi hanno superato i 2,43 milioni.

Negli USA l’aspettativa di vita si abbassa di un anno

L’aspettativa di vita negli Stati Uniti si è abbassata di un intero anno nella prima metà del 2020: è quanto emerge da un rapporto pubblicato oggi dal Centro nazionale per le statistiche sanitarie dell’agenzia federale Usa per la prevenzione delle malattie (CDC). Il coronavirus, secondo gli esperti, ha contribuito in modo significativo al declino. In particolare, l’aspettativa di vita della popolazione statunitense è scesa a 77,8 anni, un livello simile a quello del 2006. Lo riporta la CNN. Il calo ha inoltre ampliato le disuguaglianze razziali ed etniche. Rispetto al 2019, l’aspettativa di vita per gli afroamericani è diminuita di circa tre volte - di 2,7 anni - rispetto a quella dei bianchi non ispanici. Ed è diminuita di circa il doppio per gli ispanici (1,9 anni). Negli ultimi 40 anni, l’aspettativa di vita negli Usa è aumentata lentamente ma raramente è diminuita: tra il 2014 e il 2017, un periodo di picco dell’epidemia di oppioidi, è diminuita di quattro mesi.

In Israele il 45,3% delle persone vaccinato con almeno una dose

Mentre si allenta gradualmente il lockdown, Israele è arrivata al 45,3% delle persone vaccinate con almeno una dose, ovvero 4.138.000 cittadini. Ad avere avuto anche la seconda dose sono stati in 2.762.000, circa il 30,2% della popolazione. Solo ieri i vaccinati sono stati 135mila (61mila prima dose, 74mila seconda) in un dato che rilancia la campagna, un poco in affanno nei giorni passati. Per ogni cittadino del tutto immunizzato è previsto il cosiddetto ‘Green pass’ che - in base alle disposizioni - consente a partire da domenica prossima la possibilità di frequentare palestre, piscine, hotel ed altri luoghi. Tuttavia, il ‘Green Pass’ - scaricabile dal sito del ministero della Sanità, da quello della Cassa mutua che ha registrato la doppia immunizzazione o da una app - sta suscitando, secondo i media, qualche problema di sicurezza poiché secondo alcuni esperti è facilmente modificabile. Intanto prosegue il calo delle nuove infezioni. I dati del ministero della Sanità parlano di 4.076 casi nelle ultime 24 ore a fronte di 64.000 tamponi circa con una percentuale del 6.6%: la più bassa da gennaio. Scende anche il numero dei malati gravi, che si ferma a 928, anche questo il più basso da oltre un mese.

L’UE dà l’ok a test rapidi comuni

Il Comitato per la sicurezza sanitaria dell’UE ha dato l’ok a un elenco comune di test antigenici rapidi per la COVID-19, con certificati riconosciuti da tutti i Paesi europei. «Se per un’attività sono richiesti o raccomandati test COVID-19 negativi - ha detto la commissaria per la salute, Stella Kyriakides - è essenziale che i tipi di test siano reciprocamente riconosciuti e risultino in certificati anch’essi riconosciuti in tutta l’UE, soprattutto per i viaggi. I nostri cittadini hanno bisogno di chiarezza e prevedibilità».

Mercoledì 17 febbraio

Secondo i dati della Johns Hopkins University, sono più di 109,53 milioni i contagi da COVID-19 registrati ufficialmente nel mondo dall’inizio della pandemia, di cui oltre 71 milioni già guariti. I decessi hanno superato i 2,41 milioni.

Il Sudafrica lancia la campagna di vaccinazione

Il Sudafrica ha lanciato la sua campagna di vaccinazione contro la Covid-19 utilizzando i vaccini Johnson & Johnson, dopo un inizio ritardato causato dalle preoccupazioni sulla capacità della formula Oxford-AstraZeneca di proteggere contro una variante diffusa del virus. Un’infermiera è stata la prima ad essere immunizzata in un ospedale nella cittadina di Khayelitsha a Città del Capo, poche ore dopo l’arrivo, ieri sera, nel Paese del primo lotto di 80’000 dosi.

In Germania la quota di variante britannica aumentata al 22%

La quota di diffusione della variante britannica del coronavirus in Germania è passata in due settimane dal 6% al 22%. Lo ha reso noto il Robert Koch Institut.

In un incontro con la stampa, il ministro della Salute tedesco, Jens Spahn, ha però sottolineato che, nonostante la presenza delle varianti, nel Paese si continua a registrare un calo dei casi di infezione. Stando al bollettino quotidiano del Koch, nelle ultime 24 ore sono state registrate 3’856 nuove infezioni e 528 vittime.

Brasile, primo caso della variante di Manaus a Rio da Janeiro

La Fondazione Oswaldo Cruz, centro di ricerca di Rio de Janeiro tra i più importanti al mondo, ha isolato per la prima volta la variante P.1., conosciuta come brasiliana, e originatasi a Manaus, nello Stato dell’Amazzonia. «La Fondazione Oswaldo Cruz conferma che è stato rilevato un caso della variante di Manaus di Sars-CoV-2 attraverso analisi di laboratorio», si legge in una nota emessa dal centro di Rio de Janeiro. L’identità del paziente non è stata resa nota e non si sa se abbia viaggiato in Amazzonia. La variante di Manaus è stata isolata finora negli Stati brasiliani di Rio de Janeiro, San Paolo, Parà, Roraima e Cearà. Lo Stato di Rio de Janeiro ha registrato finora 31.512 morti e 554.835 contagi di COVID-19.

Melbourne e Auckland revocano dei lockdown lampo

Melbourne e Auckland, in Australia e Nuova Zelanda, hanno revocato dei lockdown lampo che hanno riguardato milioni di residenti, dopo aver registrato un successo nel contenimento dell’epidemia di nuovi ceppi di COVID-19. Secondo le autorità locali, un’azione rapida a Melbourne e Auckland ha contribuito a contenere le riacutizzazioni della variante altamente contagiosa isolata per la prima volta nel Regno Unito. Il premier dello stato di Victoria Daniel Andrews ha annunciato la fine di una chiusura di cinque giorni a Melbourne: circa sei milioni di residenti potranno lasciare le proprie case, riaprire attività commerciali e gli spettatori potranno tornare per gli ultimi giorni del torneo di tennis dell’Australian Open. In Nuova Zelanda, quasi due milioni di abitanti di Auckland godranno di libertà simili dopo che il primo ministro Jacinda Ardern ha revocato un blocco di tre giorni.

In Messico i contagi superano i due milioni

Il numero di casi di COVID-19 in Messico ha superato la soglia dei due milioni, con quasi 176.000 morti: lo ha annunciato il ministero della Salute. Nelle ultime 24 ore il Paese ha registrato altri 8.683 nuovi contagi, portando il totale a 2.004.575. Nello stesso periodo le vittime sono state 1.329, portando il bilancio totale a 175.986 da quando il primo caso è stato diagnosticato il 27 febbraio 2020. Secondo un calcolo dell’Afp basato su dati ufficiali, il Messico è il 13. Paese più colpito al mondo, ma gli esperti avvertono che il totale effettivo dei contagi potrebbe essere maggiore, dato che i test effettuati sono stati molto meno rispetto a molte altre Nazioni.

In Pakistan 1.165 casi e 56 morti nelle ultime 24 ore

Il Pakistan ha segnalato 1.165 casi di coronavirus e 56 morti nelle ultime 24 ore, secondo il ministero dei servizi sanitari nazionali. Dall’inizio della pandemia nel febbraio 2020, il Paese ha registrato 565.989 casi di COVID-19 e 12.436 decessi. Finora, 528.545 persone sono guarite dalla malattia di cui 1.484 nelle ultime 24 ore. Il numero di pazienti critici è 1.662.

Biden: «Ritorno a normalità entro Natale»

Il ritorno alla normalità? «Entro il prossimo Natale, Dio volendo saremo in una situazione molto diversa da ora»: lo ha affermato Joe Biden a proposito della pandemia. «Guardate quello che abbiamo ereditato, abbiamo perso un sacco di tempo», ha aggiunto il presidente americano riferendosi al suo predecessore Donald Trump.

In America «saranno disponibili 600 milioni di dosi di vaccino entro fine luglio, abbastanza per vaccinare ogni singolo americano», ha poi promesso Biden nel suo intervenuto nel corso di un town all sulla CNN a Milwaukee, in Wisconsin, la prima uscita fuori Washington del neopresidente.

Martedì 16 febbraio

Secondo i dati della Johns Hopkins University, sono più di 109,17 milioni i contagi da COVID-19 registrati ufficialmente nel mondo dall’inizio della pandemia, di cui oltre 70 milioni già guariti. I decessi hanno superato i 2,4 milioni.

Il Brasile compra 54 milioni di dosi del vaccino cinese

Il governo brasiliano ha annunciato di aver acquistato altri 54 milioni di dosi di vaccino prodotto dalla cinese Sinovac. Il ministero della Salute ha firmato oggi il contratto con l’Istituto Butantan di San Paolo, che produce il vaccino denominato CoronaVac in collaborazione con il colosso farmaceutico cinese. Il mese scorso, il ministero della Salute ha acquistato 46 milioni di dosi dello stesso vaccino, portando la cifra totale a 100 milioni di dosi. Il primo lotto da 46 milioni di dosi sarà consegnato entro aprile, il secondo lotto da 56 milioni di dosi arriverà entro il prossimo settembre.

Il ministero della Salute brasiliano ha anche annunciato che comprerà 10 milioni di dosi del vaccino russo Sputnik V entro il prossimo marzo, con consegna a maggio. Il Brasile, che conta circa 210 milioni di abitanti, ha registrato dall’inizio della pandemia 240 mila vittime di Covid-19 e oltre 9,8 milioni di contagi.

Quasi 20 mila nuove infezioni in Francia

Sale a 82’812 il bilancio delle vittime del Covid-19 in Francia, con 586 decessi registrati nelle ultime 24 ore. I nuovi casi sono invece 19’590. Dall’inizio della campagna di vaccinazione nel Paese, sono state somministrate 2’347’088 dosi, corrispondenti al 3,5% della popolazione totale, di cui 815’547 come seconda dose del preparato.

Il Brasile supera le 240 mila vittime

Superate le 240 mila vittime di Covid-19 in Brasile. Lo rivela la stampa locale. Alle 13 ora locale, le 17 in Svizzera, il numero dei morti di Covid-19 dall’inizio della pandemia è salito a 240.009. La media delle vittime nell’ultima settimana è stata di 1.092 morti al giorno. I contagi ufficiali dall’inizio della pandemia sono 9.874.956.

In Serbia il 60% degli occupati nel settore turistico ha perso il lavoro

In Serbia il 60% degli occupati nel settore turistico ha perso il lavoro negli ultimi mesi a causa della crisi generata dalla pandemia di coronavirus. Nel darne notizia, il direttore dell’Associazione nazionale delle agenzie di viaggio Aleksandar Senicic ha sottolineato l’importanza degli aiuti al settore turistico previsti con il terzo pacchetto di misure a sostegno dell’economia annunciato dal governo. Si tratta in particolare della corresponsione di un salario minimo aggiuntivo prevista per luglio. Anche se, ha osservato Senicic, per molti ciò potrebbe arrivare troppo tardi dal momento che non è chiaro ancora come e se vi sarà quest’anno una stagione turistica. Per Senicic la situazione è tale che è più importante mantenere in vita le imprese e agenzie turistiche piuttosto che i dipendenti. Se sopravvivono le imprese infatti e vi sarà lavoro, sarà possibile reintegrare i lavoratori licenziati.

Calo dei contagi in Gran Bretagna, 10 mila in 24 ore

Supera la soglia di 16 milioni il totale di vaccini anti Covid somministrati nel Regno Unito fra prima dose e richiamo, mentre si conferma - dopo un mese e mezzo di nuovo lockdown nazionale - il rallentamento dell’ondata di contagi provocati dall’aggressiva ‘variante inglese’ del virus: stabilizzatisi a 10.600 circa su poco meno di 460.000 tamponi quotidiani censiti, con una progressiva discesa anche dei ricoveri in ospedale. Lo indicano i numeri aggiornati diffusi oggi dal governo britannico che tuttavia conteggiano altri 799 decessi, anche a causa del recupero statistico di dati relativi al weekend e raccolti tradizionalmente in parte in ritardo. Il totale ufficiale di vittime dall’inizio della pandemia sale così oltre le 118.000: picco europeo in cifra assoluta e secondo al Belgio in rapporto alla popolazione.

La Scozia riapre le scuole dal 22 febbraio

Riapertura parziale delle scuole in Scozia da lunedì 22, dopo quasi due mesi di chiusura causa Covid e in anticipo sul resto del Regno Unito. Lo ha annunciato oggi la first minister del governo locale, Nicola Sturgeon, lasciando tuttavia in vigore il lockdown - imposto nella nazione del nord come nel resto dell’isola in risposta all’impennata di casi alimentata dalla cosiddetta variante inglese e tornata a calare solo negli ultimi giorni - «almeno fino al primo marzo»: forse anche più in là.

La decisione sulle scuole scozzesi riguarda per ora soltanto prime tre classi delle elementari e le ultime delle superiori, e solo alcune attività didattiche «essenziali»; per il resto si proseguirà con le videolezioni a distanza, ha precisato Sturgeon di fronte all’assemblea parlamentare di Edimburgo. Sul destino del lockdown s’è limitata ad annunciare per il 22 febbraio una nuova «road map»: in contemporanea a quella che per l’Inghilterra verrà presentata a Londra dal capo del governo centrale britannico, Boris Johnson, che sulla ripresa scolastica inglese non si è spinto finora oltre l’indicazione d’una prima data possibile - ma non ancora formalizzata - per l’8 marzo.

Moderna, verso la consegna di 100 milioni di dosi agli USA entro marzo

Moderna prevede di consegnare 100 milioni di dosi di vaccino per il Covid al governo americano entro la fine di marzo. Altri 100 milioni saranno consegnati entro maggio e altri 100 entro luglio. Lo annuncia Moderna in una nota, sottolineando che l’impegno alle consegne è legato a un aumento della produzione negli ultimi mesi e alla previsione si un ulteriore incremento nei prossimi mesi.

La pandemia frena negli Stati Uniti

La pandemia sembra frenare in Usa, che hanno registrato il livello più basso di contagi dall’inizio di novembre: solo 52.685 nuovi casi di coronavirus ieri, mentre la media dell’ultima settimana è sotto i 90 mila casi al giorno. Lo riportano i media Usa. Gli scienziati sono divisi sui motivi del calo, citando l’aumento delle vaccinazioni, i maggior rispetto delle restrizioni, la riduzione del test, l’andamento stagionale di questo genere di virus. In aumento però la più contagiosa variante inglese, che raddoppia ogni dieci giorni, secondo i Centers for Disease Control and Prevention (Cdc).

Berlino prolunga i limiti per chi entra da zone a rischio
Il governo tedesco prolunga al 3 marzo le restrizioni per chi entra da zone colpite dalle varianti del Covid. È quanto contenuto in un documento approvato dal Consiglio dei ministri. Lo riferisce l’agenzia Dpa. Il regolamento precedente era in corso di validità fino a domani. Dalle zone a rischio varianti, tra cui Portogallo, Brasile, Sudafrica e Gran Bretagna, possono entrare solo i cittadini tedeschi o i residenti in Germania, tranne eccezioni. A questi Paesi nel weekend si sono aggiunti Tirolo e Repubblica Ceca. La motivazione della misura è «la trasmissibilità significativamente più facile» dei virus mutati.

Regno Unito: i vaccini sono efficaci, ecco i dati

Il piano vaccinale anti Covid comincia a dare frutti e a confermare l’efficacia degli antidoti, secondo i primi dati della campagna di somministrazioni in corso a ritmo spedito nel Regno Unito, dove tra gli ultraottantenni, in pole position fra i gruppi vaccinati, la risposta immunitaria appare superiore a quella registrata in qualsiasi altra fascia d’età. È quanto emerge dalle indicazioni aggiornate elaborate dall’Office for National Statistics (Ons), l’istituto di statistica britannico, che certificano come gli over 80 - il 99% dei quali ha già ricevuto almeno la prima dose di uno dei vaccini approvati nel Regno - abbiano ora il più alto livello d’immunità nella società. Più di quattro su dieci, infatti, risultano attualmente positivi ai test sierologici, utilizzati per misurare gli anticorpi anti-SARS-CoV-2 prodotti dall’organismo, in netto aumento rispetto al 26% di due settimane fa. Una conferma diretta dell’efficacia dei vaccini. Fino a qualche mese fa erano sempre stati i gruppi più giovani, più esposti al virus ma in media meno vulnerabili, ad aver mostrato i livelli più alti di anticorpi sull’isola.

Negli Emirati vaccinato oltre il 40% della popolazione

Oltre il 40% della popolazione degli Emirati Arabi Uniti è stato vaccinato contro il Covid-19. Lo ha annunciato un alto funzionario, riferisce il quotidiano emiratino Khaleej Times. Le autorità sanitarie hanno anche vaccinato quasi la metà di tutti gli anziani residenti nel Paese. Circa il 48,6% della popolazione anziana è stato vaccinato, ha confermato l’ente responsabile delle situazioni di crisi e disastri. I numeri sono in linea con il piano degli Emirati Arabi di vaccinare il 50% della sua popolazione entro il primo trimestre del 2021. Ad oggi, il ministero della Salute e della Prevenzione (MoHAP) ha somministrato oltre 5,19 milioni di dosi di vaccino. Oltre a Sinopharm e Oxford-AstraZeneca, dallo scorso dicembre nel Paese è disponibile gratuitamente anche il vaccino Pfizer-BioNTech.

Perù: 487 funzionari dello Stato indebitamente vaccinati

Il presidente della Repubblica peruviano Francisco Sagasti e la presidente del consiglio dei ministri Violeta Bermúdez hanno confermato ufficialmente la notte scorsa anticipazioni stampa secondo cui ben 487, fra funzionari statali e loro parenti e conoscenti, hanno avuto illegalmente accesso prioritario all’uso del vaccino cinese prodotto dal laboratorio Sinopharm che era in sperimentazione in Perù. In un intervento televisivo a reti unificate Sagasti ha detto di dover ammettere «con profondo rammarico che nella lista che ci è stata fornita dalla ‘Universidad Peruana Cayetano Heredia (responsabile della sperimentazione del vaccino) si trovano persone che hanno fatto parte del nostro governo, fra cui la ex ministra (della Salute) Pilar Mazzetti». Fra le altre personalità di rilievo che hanno approfittato della disponibilità di un certo numero di dosi di vaccino oltre a quelle utilizzate per la sperimentazione vi è anche l’ex presidente Martín Vizcarra (2018-2020), l’ex ministra degli Esteri Elizabeth Astete e due ex viceministri della Salute. La rivelazione della presenza di Mazzetti fra quanti si sono vaccinati in segreto è particolarmente rilevante perché la ex ministra della Salute è stata in carica fino al 12 febbraio ed aveva affermato che sarebbe stata «l’ultima ad essere vaccinata dopo il personale sanitario di prima linea». Meno di una settimana fa, infatti, aveva dichiarato ai giornalisti che «teoricamente la prossima settimana sarebbe il mio turno di vaccinazione ma, come si dice, ‘il capitano è l’ultimo ad abbandonare la nave’, per cui il mio momento verrà solo una volta che tutto il personale sanitario sarà stato vaccinato». Secondo l’ultimo rapporto delle autorità sanitarie in Perù la pandemia da Covid-19 ha avuto un bilancio di 43.703 morti e 1.235.298 contagiati.

Sette possibili nuove varianti generate in America

Dopo le varianti inglese e sudafricana del coronavirus, diffuse ormai a macchia d’olio quantomeno in Europa, nuove mutazioni e conseguenti varianti sembrano avere origine anche negli Stati Uniti. Ricercatori stanno indagando la possibilità che vi siano fino a sette nuove varianti originate appunto negli USA e che presentano un maggiore livello di contagiosità. Ne scrive il New York Times citando uno studio pubblicato domenica e in cui si fa riferimento a sette crescenti derivazioni del coronavirus individuate in diversi Stati.

OMS, contagi dimezzati nel mondo da inizio anno

Il numero dei casi di contagio da COVID-19 a livello globale è diminuito per la quinta settimana consecutiva e dall’inizio dell’anno il bilancio settimanale delle infezioni si è quasi dimezzato: lo ha reso noto su Twitter il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), Tedros Adhanom Ghebreyesus. I casi settimanali, ha precisato, sono passati da oltre cinque milioni nel periodo 4-10 gennaio a 2,6 milioni nel periodo 8-14 febbraio. «Questo dimostra che semplici misure di salute pubblica funzionano contro la COVID-19, anche in presenza delle varianti - ha commentato il numero uno dell’OMS in un tweet successivo -. Ciò che conta adesso è come rispondiamo a questo trend. L’incendio non è domato, ma abbiamo ridotto le sue dimensioni. Se smettiamo di combatterlo su qualsiasi fronte, ritornerà ruggendo».

Più di 2,4 milioni i decessi totali

Il bilancio dei morti provocati dal coronavirus a livello globale ha superato oggi quota 2,4 milioni: la soglia dei due milioni era stata superata il 15 gennaio scorso. Secondo i dati della Johns Hopkins University, attualmente decessi causati dal virus nel mondo sono 2.407.869 su un totale di 109.155.627 casi.

Dai conteggi della Università Johns Hopkins risulta poi che gli Stati Uniti hanno registrato ieri 52.685 nuovi casi di coronavirus e ulteriori 985 decessi legati alla malattia. I nuovi dati portano il bilancio complessivo dei contagi dall’inizio della pandemia a quota 27.692.967 e quello dei morti a quota 486.321.

Lunedì 15 febbraio

Secondo i dati della Johns Hopkins University, sono più di 108,82 milioni i contagi da COVID-19 registrati ufficialmente nel mondo dall’inizio della pandemia, di cui oltre 70 milioni già guariti. I decessi hanno superato i 2,4 milioni.

Parigi invita Berlino a non chiudere la frontiera con la Francia

Parigi invita la Germania a scongiurare l’ipotesi di una completa chiusura dei suoi confini con la Francia. «Non auspico che la Germania chiuda completamente la frontiera con la Francia», avverte il segretario di Stato francese agli Affari europei, Clément Beaune. Baune ha così commentato la decisione di Berlino di chiudere parzialmente le frontiere con la Repubblica ceca e l’Austria per contenere la diffusione delle varianti del coronavirus. Berlino ha lasciato intendere che potrebbe fare lo stesso con la Francia nei prossimi giorni vista la situazione sanitaria nel dipartimento francese della Mosella, dove cresce la variante sudafricana. Intervistato da France Info, il ministro ha lanciato un appello alla «concertazione» per evitare un tale scenario. «Se la Germania dovesse restringere ulteriormente la circolazione» verso la Francia - ha detto - «vorrei si definissero insieme un massimo di eccezioni. Abbiamo due maggiori timori: il trasporto stradale (...) e i lavoratori transfrontalieri. Per queste persone, è una questione di capacità di lavorare e guadagnarsi da vivere». Beaune parlerà oggi con i tre presidenti delle regioni tedesche confinati con la Francia: «Discuteremo insieme, affinché non ci siano decisioni non coordinate». Quanto alla scelta tedesca di chiudere parzialmente i suoi confini con Repubblica ceca e Tirolo austriaco, «non credo ci sia stato un dibattito con la Commissione europea», ha deplorato, ricordando che lo stesso esecutivo Ue ha ritenuto questo atteggiamento «non conforme al quadro europeo», «visto che abbiamo passato un certo tempo a coordinare le nostre misure europee e a definire un quadro di regole comuni».

Gran Bretagna: campagna di vaccinazione entra nella fase 2

La campagna di vaccinazioni anti-COVID britannica entra da oggi nella seconda fase, dopo la certificazione dell’obiettivo raggiunto ieri con un giorno di anticipo della somministrazione della prima dose a oltre 15 milioni di persone. Nel giro di due mesi la prima dose è stata così inoculata all’intera platea delle quattro categorie indicate come prioritarie sull’isola, ossia tutti gli ultrasettantenni residenti nel Regno Unito, tutti gli ospiti della case di riposo nonché medici, infermieri e addetti all’assistenza in prima fila sul fronte della pandemia. Lo ha confermato alla BBC Matt Hancock, ministro della Salute del governo di Boris Johnson, precisando che il lockdown per ora resta una precauzione necessaria. La distribuzione dei vaccini è stata allargata da stamattina anche agli over 65. E gradualmente includerà nei prossimi mesi le categorie di priorità dalla quinta alla nona comprendenti tutti gli adulti dai 50 anni in su, tutti i dipendenti della Sanità e alcune altre categorie di lavoratori di servizi essenziali. Prevista pure un’accelerazione dei richiami, finora fermi a circa 540.000 sulla base di una strategia che ha scommesso sull’estensione dell’intervallo fra prima e seconda dose a 11-12 settimane. Matt Hancock ha peraltro insistito che al momento è prematuro pensare a revocare il terzo lockdown nazionale in vigore nel Regno, malgrado il calo degli ultimi giorni di contagi; anche perché i ricoverati negli ospedali per COVID, seppure in discesa, restano al momento «circa 23.000, ossia più del primo picco di aprile». Secondo il ministro, la situazione impone all’isola di proteggersi ancora e più che mai mentre l’accelerazione dei vaccini punta ad arrivare, fra alcuni mesi, a un’immunità collettiva diffusa. Lo conferma la stretta divenuta operativa da oggi anche ai confini, con la quarantena obbligatoria in hotel sorvegliati per chi rientra da 33 Stati considerati più a rischio d’importazione di nuove varianti (’sudafricana’ e ‘brasiliana’ in testa). Per chi arriva in Gran Bretagna da qualunque altro Paese, è inoltre in vigore l’isolamento domiciliare (con doppio tampone obbligatorio al secondo e all’ottavo giorno di quarantena precauzionale, in aggiunta al test negativo già previsto da presentare all’ingresso).

La Germania pensa alla Pasqua: «Dati positivi, ma serve prudenza»

«Il Governo tedesco s’impegnerà per fare in modo che la Pasqua del 2021 sia diversa da quella del 2020». Lo ha detto il portavoce di Angela Merkel, Steffen Seibert, in conferenza stampa a Berlino. «La situazione è migliorata, lo sviluppo dei dati è positivo. Ma bisogna ancora essere prudenti», ha aggiunto, sottolineando che nelle prossime settimane si capirà quali aperture siano «possibili». Il presidente della Sassonia Michael Kretschmer, aveva invece dichiarato alla Bild am Sonntag: «credo si debba dire la verità: le vacanze di Pasqua in Germania quest’anno non potranno esserci». La Sassonia è il Land più colpito dalla seconda ondata di Covid nei mesi scorsi.

Timori e polemiche sui vaccini in Libano

Parte oggi ufficialmente in Libano la campagna di vaccinazione anti-COVID dopo che nel fine settimana sono arrivate all’aeroporto di Beirut le prime 28 mila dosi del vaccino sviluppato dalla Pfizer-BioNTech. Ma non mancano timori e polemiche per una gestione poco trasparente della campagna da parte delle istituzioni. Lo riferiscono stamani media libanesi, affermando che i primi a ricevere il vaccino sono stati nelle ultime ore i membri dello staff sanitario dell’ospedale Rafiq Hariri di Beirut, da un anno il principale ospedale libanese in prima linea nella lotta anti-coronavirus. Il Libano, che affronta la sua peggiore crisi economica negli ultimi 30 anni e che è attraversato da una profonda tensione sociale, ha registrato circa 4 mila decessi formalmente attribuiti alla COVID-19 nel corso dell’ultimo anno. Nei giorni scorsi le organizzazioni umanitarie locali e internazionali avevano lanciato l’allarme sui rischi che il numero finora estremamente ridotto di vaccini, rispetto a una popolazione residente di oltre sei milioni di persone, possa indurre la classe politica libanese a gestire la campagna di vaccinazione secondo pratiche clientelari e poco trasparenti.

In Russia oltre 80 mila morti per COVID-19

Il numero di casi di coronavirus in Russia nelle ultime 24 ore è di 14.207, per un totale di 4.086.090 infezioni. Secondo i dati del centro di crisi anti-coronavirus, il tasso di crescita è dello 0,35%. Il numero di decessi legati alla COVID-19 è di 394, il dato giornaliero più basso registrato dal 30 novembre (430 morti sono stati segnalati il giorno precedente). In totale 80.520 pazienti con coronavirus sono morti in Russia. Lo riporta la Tass.

Negli USA altri 64.194 contagi

Gli Stati Uniti hanno registrato ieri 64.194 nuovi casi di coronavirus e ulteriori 1.084 decessi legati alla malattia: è quanto emerge dai conteggi della Johns Hopkins University, riporta la CNN. I nuovi dati portano il bilancio complessivo dei contagi dall’inizio della pandemia a quota 27.639.538 e quello dei morti a quota 485.332. Finora sono state distribuite almeno 70.057.800 dosi di vaccini ed almeno 52.884.356 sono state somministrate.

L’Algeria riapre moschee e hotel

Il governo algerino ha deciso di riaprire tutte le moschee del Paese e di autorizzare la ripresa delle attività alberghiere, nell’ambito di una nuova riduzione delle misure restrittive anti-coronavirus a fronte di un calo dei contagi. «Si procede all’apertura di tutte le moschee sul territorio nazionale e ciò nel rigoroso rispetto delle misure e dei protocolli sanitari», si legge in un comunicato dei servizi del Presidente del Consiglio. Viene inoltre decisa «la ripresa di tutte le attività alberghiere pubbliche e private, ad eccezione delle celebrazioni di cerimonie e sagre», prosegue il comunicato. Inoltre, il governo sta revocando la restrizione alle attività di bar, ristoranti e fast food, e in particolare l’obbligo di chiudere alle 21 ora locale e di offrire solo pasti o bevande da asporto. Il coprifuoco dalle 22 alle 5 viene rinnovato per 15 giorni in 19 wilaya (prefetture) - su 48 del Paese - dove è ancora in vigore, comprese Algeri e Blida (centro). Le nuove disposizioni entrano in vigore oggi. Rimangono vietati tutti i raduni - matrimoni, circoncisioni ma anche manifestazioni politiche. L’Algeria ha lanciato il 30 gennaio scorso la sua campagna di vaccinazione a Blida, epicentro della pandemia, con un primo lotto del vaccino russo Sputnik V. Secondo i media locali, le autorità sono in trattative con Mosca per produrre questo vaccino nella stessa Algeria. Algeri ha anche ricevuto dosi del vaccino britannico AstraZeneca. In totale, sono stati registrati in Algeria, Paese più popoloso del Maghreb (44 milioni di abitanti), più di 110 mila contagi con quasi 3 mila decessi - dal censimento del primo caso positivo il 25 febbraio 2020, secondo l’ultimo bilancio del Ministero della Sanità.

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