Resta in carcere lo studente arrestato in Egitto

il caso

Il tribunale di Mansura ha respinto la richiesta di scarcerazione presentata dai legali di Patrick George Zaky, lo studente dell’Università di Bologna arrestato al rientro in Egitto con accuse di propaganda eversiva

Resta in carcere lo studente arrestato in Egitto
© EPA/FABIO FRUSTACI

Resta in carcere lo studente arrestato in Egitto

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Il tribunale di Mansura, dopo un’udienza durata appena dieci minuti, ha respinto la richiesta di scarcerazione presentata dai legali di Patrick George Zaky, lo studente dell’Università di Bologna arrestato al rientro in Egitto con accuse di propaganda eversiva. «Il ricorso è stato respinto», ha detto uno dei legali del ragazzo Wael Ghaly.

Ad essere esaminato è un ricorso dei legali di Zaky contro la detenzione di 15 giorni decisa l’8 febbraio: il giovane non verrà scarcerato e dunque resta fissata l’udienza del 22 febbraio in cui i giudici decideranno se prorogare o meno la custodia cautelare di altri 15 giorni.

La vicenda

Patrick George Zaky, studente egiziano di 27 anni, doveva tornare dalla sua famiglia a inizio febbraio, ma a Mansura non ci ha mai messo piede: all’arrivo al Cairo è stato arrestato dalle autorità locali con capi d’accusa che vanno dall’istigazione alle proteste alla diffusione di notizie false.

Da allora è detenuto e, secondo quanto riferito dai suoi legali, è stato non solo interrogato ma anche torturato con elettroshock. Un caso che richiama quello, tragico, dell’italiano Giulio Regeni e sul quale si è attivata la Farnesina.

Secondo quanto ricostruito dalla Egyptian Initiative for Personal Rights (Eipr), l’associazione egiziana cui Patrick fa capo, il giovane è stato fermato all’arrivo in aeroporto della capitale egiziana. Patrick era via dal suo Paese dall’agosto 2019, quando appunto si era trasferito a Bologna per il Master. Tornava a casa, dalla famiglia, per una vacanza, ma è stato preso in custodia dalle autorità egiziane e poi per 24 ore è di fatto scomparso fino a questa mattina, quando a Mansura, sua città natale a 120 chilometri dal Cairo, è comparso davanti ai pm egiziani che lo hanno accusato, tra le altre cose, di diffusione di notizie false, incitazione a proteste, tentativo di rovesciare il regime, uso dei social media per danneggiare la sicurezza nazionale, propaganda per i gruppi terroristici e uso della violenza.

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