Riapre il parlamento, Johnson sotto tiro

Gran Bretagna

La quarantena obbligatoria per chi arriva dall’estero e la sicurezza dei parlamentari a Westminster infiammano il dibattito a Londra

Riapre il parlamento, Johnson sotto tiro
© EPA/WILL OLIVER

Riapre il parlamento, Johnson sotto tiro

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Doppio fronte per il governo di Boris Johnson alla riapertura oggi del parlamento britannico, riconvocato dopo la tradizionale pausa di fine maggio. Già sotto tiro sulla gestione dell’emergenza coronavirus come sulle accuse di violazione del lockdown del super consigliere Dominic Cummings - e penalizzata dal dimezzamento abbondante negli ultimissimi sondaggi dell’enorme vantaggio di consensi che aveva sull’opposizione laburista -, la compagine conservatrice deve fare i conti con contestazioni diffuse sia sulla decisione d’interrompere il regime precauzionale introdotto per la prima volta in secoli di storia nelle settimane scorse delle sedute e dei voti in videocollegamento per la maggior parte dei deputati; sia sulla misura della quarantena obbligatoria per chi arriva nel Regno Unito dall’estero prevista a partire da lunedì 8 giugno.

Su entrambi i punti, non sono sul piede di guerra solo le opposizioni, ma pure diversi parlamentari conservatori. Per la quarantena, il governo - pressato anche dalle compagnie aeree e dall’industria del turismo britannica - sta esaminando ora la possibilità d’introdurre modifiche ed esenzioni parziali, secondo le anticipazioni dei media: si parla di corridoi aerei liberi da Paesi e aree meno colpite dalla malattia COVID-19 dal 20 giugno.

Mentre sui lavori del parlamento, l’esecutivo insiste per ora sulla volontà d’imporre un pieno ritorno al lavoro in aula, pur con presenze contingentate e con un sistema di voto speciale imposto dallo speaker, Lindsay Hoyle, che dovrebbe prevedere lunghe file distanziate invece degli assembramenti della rituale «division» nel vestibolo d’ingresso. Ma le resistenze sono molte, anche da parte di deputati della maggioranza che evocano rischi per la salute a Westminster e denunciano la possibile esclusione di fatto degli onorevoli colleghi più anziani e vulnerabili. Di qui una serie di emendamenti antigovernativi che potrebbero rimettere in discussione tutto e mantenere in vigore, temporaneamente, almeno il voto elettronico.

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