«Ridurre le emissioni per il bene della salute»

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L’Organizzazione mondiale della sanità deplora la mancanza di impegno finanziario degli Stati per limitare gli effetti del cambiamento climatico

«Ridurre le emissioni per il bene della salute»
©EPA/ANTONIO PEDRO SANTOS

«Ridurre le emissioni per il bene della salute»

©EPA/ANTONIO PEDRO SANTOS

L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) deplora la mancanza di impegno finanziario degli Stati per limitare gli effetti del cambiamento climatico sulla salute. Uno studio presentato oggi a Ginevra rivela che pochissimi hanno i mezzi per realizzare i loro obiettivi.

La COP25 in Spagna rappresenta «un momento cruciale anche per la salute», ha sottolineato davanti alla stampa la direttrice della sanità pubblica all’OMS Maria Neira. Il cambiamento climatico è «una crisi di salute» che può provocare fino a 250’000 morti supplementari all’anno.

Secondo gli studi precedenti, i benefici per la salute di una riduzione delle emissioni di CO2 sarebbero doppi rispetto ai costi per l’applicazione del dispositivo per raggiungerla. E circa un milione di persone potrebbero essere salvate entro il 2050.

Per la prima volta l’OMS ha presentato oggi un rapporto sugli impegni nazionali dei Paesi sul clima e la salute. Oltre 100 di loro ha risposto, ma non la Svizzera né un certo numero di grandi attori come gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, la Francia o Stati molto colpiti dall’inquinamento.

La metà dei Paesi che hanno partecipato hanno stabilito una politica o un piano nazionale sugli effetti del cambiamento climatico per la salute. Ma solo un po’ più di un terzo di loro ha impegnato finanziamenti per cominciare ad applicarli. Ancora peggio, meno del 10% ha avviato un dispositivo che permetterà di attuarli completamente.

Il cambiamento climatico andrà a incidere sulla «fattura» in futuro, deplora il direttore generale dell’OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus, che invita a operare immediatamente per preservare la salute.

Salute mentale, morti dovute ai disastri meteorologici, malattie di origini alimentari o idriche come il colera rappresentano minacce identificate dagli Stati.

Ma il 60% dei Paesi che hanno risposto rilevano che malgrado queste componenti la salute non è sufficientemente collegata alle iniziative nazionali e internazionali sul clima. I ministri della salute dovrebbero partecipare alle discussioni, insiste Neira. E i fondi dovrebbero provenire da attori internazionali come il Fondo verde per il clima e non aggiungere un «onere» supplementare sul sistema della salute, secondo Neira.

La sola esposizione all’inquinamento dell’aria costa complessivamente 5000 miliardi di dollari nel mondo. E la direttrice rileva che centinaia di miliardi di dollari di sovvenzioni sono attribuite alle energie non rinnovabili. Queste rappresentano il principale problema che alimenta gli effetti del cambiamento climatico sulla salute, afferma un responsabile di tale questione all’OMS, Diarmid Campbell-Lendrum.

Alcuni Paesi insulari colpiti dal riscaldamento climatico hanno lanciato iniziative positive come la riorganizzazione degli ospedali o il ricorso alle energie rinnovabili nei centri di sanità. Ma gli attori della salute, dei trasporti e dell’energia collaborano in meno del 25% degli Stati che hanno risposto. Solo il 20% dei contributi nazionali per ridurre le emissioni di gas a effetto serra menzionano la salute.

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