Salgono le tensioni tra Hezbollah e l’ONU

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Le Nazioni unite sono accusate di voler utilizzare le telecamere che i caschi blu installeranno lungo il tracciato che separa il Paese da Israele come «strumenti di spionaggio»

Salgono le tensioni tra Hezbollah e l’ONU
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Sale la tensione nel sud del Libano tra gli ambienti istituzionali vicini a Hezbollah e la missione ONU schierata a ridosso della Linea Blu di demarcazione con Israele sullo sfondo della decisione delle Nazioni Unite di far installare ai caschi blu delle telecamere lungo il tracciato che separa di fatto il Libano da Israele, due Paesi formalmente in guerra. Nel quadro della missione ONU sono schierati in Libano circa un migliaio di militari italiani.

Media di Beirut riferiscono che alcuni sindaci in quota Hezbollah di località del sud del Libano vicine alla Linea Blu hanno espresso la loro opposizione all’installazione delle telecamere. Ufficialmente il movimento sciita armato filo-iraniano, che nell’area gode di un ampio sostegno popolare, non ha rilasciato dichiarazioni. Ma da giorni analisti e commentatori considerati vicini al Partito di Dio hanno criticato anche duramente la decisione ONU, affermando che si tratta di una iniziativa che «serve gli interessi del nemico» israeliano.

Dal canto suo, Andrea Tenenti, portavoce di Unifil (il contingente ONU in Libano), ha ricordato che «il piano per l’installazione delle telecamere era già stato discusso all’ONU nel giugno 2020», circa due mesi prima del rinnovo del mandato di Unifil. L’incarico della missione, operativa dal 1978, viene rinnovato ogni anno ad agosto.

L’anno scorso si erano svolti accesi dibattiti in seno al Consiglio di sicurezza dell’ONU, poiché alcuni membri, in particolare gli Stati Uniti, non erano favorevoli a prorogare il mandato del contingente internazionale. L’allora amministrazione USA di Donald Trump affermava che a fronte di un ingente impegno finanziario, la missione Unifil doveva essere rafforzata con strumenti di sorveglianza più efficaci. La proroga della missione era stata alla fine approvata, ma a condizione che alcuni mezzi messi a disposizione dei caschi blu fossero rivisti e corretti, introducendo telecamere termiche e binocoli per la visione notturna.

L’Unifil afferma che sia l’esercito sia le istituzioni libanesi sono state informate da tempo della decisione. Anche il presidente del parlamento Nabih Berri, a capo del partito sciita Amal alleato di Hezbollah, è stato informato. Hezbollah dal canto suo contesta - senza però affermarlo in maniera ufficiale - questa versione e sostiene che la missione ONU ha agito in maniera unilaterale.

Tenenti, citato dai media di Beirut, rassicura sull’uso delle telecamere: «questa nuova apparecchiatura sarà utilizzata solo nelle aree non residenziali lungo la Linea Blu. Si intende dotare i militari di una tecnologia un po’ più sofisticata, che consentirà loro da un lato di proteggersi meglio e dall’altro di svolgere la loro missione di osservazione in modo più efficace», afferma il portavoce di Unifil.

«L’installazione delle telecamere è importante per permetterci di svolgere seriamente le nostre indagini quando si verificano incidenti in un luogo dove non siamo presenti», aggiunge Tenenti, riferendosi alla serie di incidenti che si sono verificati lungo la Linea Blu.

Lo scorso aprile, il comandante in capo di Unifil, il generale italiano Stefano Del Col, aveva ricordato che la missione ONU non ha alcun mandato «per monitorare l’interno dei villaggi o delle residenze private». Ma per gli ambienti di Hezbollah queste rassicurazioni non sono sufficienti e anche in queste ore da più parti, tra membri ed esponenti del movimento sciita, si afferma che le telecamere sono uno strumento di «spionaggio» contro la «resistenza islamica».

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