Schiaffo a Joe Biden sull’aumento del salario minimo

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Di fatto è il primo stop all’agenda del neopresidente americano, une vero e proprio smacco che per di più arriva alla vigilia del gran ritorno di Donald Trump sulle scene

Schiaffo a Joe Biden sull’aumento del salario minimo
© AP Photo/Evan Vucci) Joe Biden

Schiaffo a Joe Biden sull’aumento del salario minimo

© AP Photo/Evan Vucci) Joe Biden

Schiaffo a Joe Biden sull’aumento del salario minimo, una delle principali promesse della sua campagna elettorale. Il Senato americano ha infatti detto no all’inserimento della norma nel pacchetto di misure da 1.900 miliardi di dollari a sostegno dell’economia colpita dalla crisi sanitaria.

Di fatto è il primo stop all’agenda del neopresidente americano, une vero e proprio smacco che per di più arriva alla vigilia del gran ritorno di Donald Trump sulle scene. L’ex Commander in Chief promette battaglia ed è atteso domenica pomeriggio (le nove di sera in Italia) alla più importante kermesse conservatrice dell’anno, la sua prima uscita da quando il 20 gennaio scorso ha lasciato la Casa Bianca. Probabilmente il primo passo in vista di una sua candidatura alle presidenziali del 2024.

La proposta Biden di aumentare gradualmente il salario minimo a 15 dollari entro il 2025, molto cara soprattutto all’ala sinistra del partito democratico, è naufragata dopo che i tecnici del Senato hanno spiegato che inserire la norma nel piano di stimoli anti-Covid violerebbe le regole della rigida procedura della camera alta del Congresso. E pazienza se la Camera dei Rappresentanti si appresta ad approvarla. «Sono deluso», ha commentato Biden, promettendo comunque di lavorare con i leader del Congresso per trovare una soluzione: «Perché - ha ribadito - nessuno in America dovrebbe lavorare a tempo pieno e vivere in condizioni di povertà». Si dovrà quindi trovare una via alternativa per l’agognato aumento del salario minimo, oggi poco più di 7 dollari l’ora. Anche se i repubblicani sostengono che raddoppiarlo significherebbe perdere almeno 1,4 milioni di posti di lavoro.

Ma con l’arrivo del weekend tutti gli occhi sono puntati su Orlando, in Florida, dove è partita la Conservative Political Action Conference (Cpac) in cui ogni anno tutto il mondo conservatore si ritrova per fare il punto. Un appuntamento a cui stavolta il partito repubblicano arriva diviso tra chi sta con Trump e chi contro. Le attese sono tutte per il suo intervento di domenica pomeriggio. Obiettivo di The Donald è riprendersi la scena e confermare la sua leadership sul partito, con un duro attacco a Joe Biden ma soprattutto ai ‘traditori’ repubblicani che in Congresso hanno votato per il suo impeachment. Deputati e senatori a cui ha già giurato vendetta, soprattutto in vista delle elezioni di metà mandato del 2022. Non è chiaro se il tycoon annuncerà la sua intenzione di correre nel 2024, ma nel frattempo avrebbe già dato il via libera alla costituzione di un nuovo super Pac per raccogliere fondi, affidato all’ex manager della sua campagna Corey Lewandowski. Assenti eccellenti al Cpac l’ex vicepresidente Mike Pence, in rotta di collisione con Trump dopo l’assalto al Congresso del 6 gennaio scorso, il senatore ed ex candidato presidenziale Mitt Romney, acerrimo nemico del tycoon, e l’ex ambasciatrice Usa all’Onu Nikki Haley, che Trump non ha voluto incontrare a Mar-a-Lago e che in molti vedono come candidata della svolta repubblicana nel 2024.

Intanto Biden è volato insieme alla first lady Jill in Texas per visitare le zone colpite dall’eccezionale maltempo dei giorni scorsi, in uno Stato in cui ancora almeno un milione e mezzo di abitanti sono a secco di acqua potabile e dove i danni dell’ondata di neve e gelo ammontano ad almeno 20 miliardi di dollari.

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