Scholz vince un altro duello tv, ma Laschet non molla

Germania

Il socialdemocratico si è dimostrato «più convincente», eppure l’avversario combatte: e se si andasse verso una Grosse Koalition?

Scholz vince un altro duello tv, ma Laschet non molla
© EPA/FILIP SINGER

Scholz vince un altro duello tv, ma Laschet non molla

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Il socialdemocratico Olaf Scholz lo ha battuto anche al secondo duello tv, dimostrandosi «più convincente». Eppure Armin Laschet combatte, come vedono e dicono tutti. Ma alla fine per cosa? Davvero ancora per la cancelleria? Il dubbio lo ha insinuato lui stesso con una risposta sibillina al dibattito domenica sera con i due avversari, quando non ha escluso una partecipazione da junior partner a un governo a guida Spd. Ed è stata Bild ad amplificare la cosa, con un titolone nell’edizione on line: sarà vice cancelliere di Scholz in una Grosse Koalition?

Il futuro della Germania resta aperto. Ad ogni modo, oggi, il presidente della Vestfalia, che sta tentando una difficile rimonta sul rivale Scholz, ancora per tutti i sondaggi in vantaggio, ha continuato ad essere il più attivo dei tre candidati in corsa. Laschet si è presentato infatti ancora una volta ai giornalisti alla Adenauer Haus, dopo il presidio del suo partito, per lanciare sei interventi da realizzare subito in caso di vittoria: vuole andare incontro alle famiglie, a chi tira su i figli da solo, al ceto medio. E fra i pacchetti del programma lampo ci sono misure sulla sicurezza, sul clima, sul lavoro. Interventi pensati per mobilitare il proprio elettorato classico.

«Non lo aiuterà molto», ha liquidato la cosa il vicecancelliere Spd, secondo il quale un Paese non si governa lanciando «continue iniziative di contorno». Anche i liberali hanno attaccato i nuovi «pacchetti» dell’Unione: «Una copia del programma dell’Fdp», è sbottato Christian Lindner, che venderà a caro prezzo un’alleanza con il suo partito. Laschet però si è presentato con un certo slancio davanti ai giornalisti, impugnando innanzitutto il buon successo alle comunali in Bassa Sassonia, dove la Cdu si è affermata nel weekend: «Non abbiamo vinto due anni, ma due settimane prima del voto». Questo è significativo e lascia ben sperare per il leader della Cdu.

Stando al sondaggio Insa realizzato dopo il duello tv, l’Unione resta però al 20,5%, contro l’Spd al 26%, mentre i Verdi ristagnano al 15. Questi ultimi, comunque ben rappresentati ieri da una Annalena Baerbock parsa ad alcuni commentatori «fresca», «simpatica» e come sempre decisa, sono comunque scivolati un po’ in ombra: la candidata ecologista non ha più alcuna chance di conquistare la cancelleria, nella percezione generale, e ieri è rimasta a tratti isolata, mentre Laschet e Scholz se le davano di santa ragione lanciandosi accuse incrociate, con il primo che tacciava il ministro delle Finanze di populismo e l’altro che gli dava del «disonesto» sul piano intellettuale.

L’iperattivismo e lo stile improvvisamente aggressivo di Laschet mostrano «il panico in cui sta finendo un partito che ha paura di perdere il potere», il commento secco di Saskia Esken, co-leader dei socialdemocratici, spesso tirata in ballo dai conservatori a dimostrazione che vi sarebbe un progetto politico di sinistra per il futuro della Germania, con una coalizione rosso-rosso-verde, grazie alla Linke. E all’Spd non è stata presa bene soprattutto una frase del leader della Cdu, che per fare bella figura al Parteitag della Csu bavarese, fra i falchi che gli preferiscono Markus Soeder, ha affermato sabato scorso: «I socialdemocratici sono sempre stati dalla parte sbagliata della storia» di fronte alle decisioni economico-finanziarie.

Il clima non è proprio ideale per un bis della cooperazione fra i due principali partiti tedeschi. Ma una ‘GroKo’ (abbreviazione che sta per grande coalizione in Germania) non è stata esclusa neppure dal presidente della Baviera Soeder, nei giorni scorsi, a condizione però che sia l’Unione a guidarla.

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