Senza mascherina e distanze? A Liverpool si tenta il salto verso la «normalità»

Grandi eventi

Il concerto-pilota, inserito nel piano della ripartenza del Governo britannico, avrà luogo il 2 maggio al Sefton Park e parteciperanno fino a 5.000 persone senza alcuna protezione sanitaria oltre al tampone negativo - Gli esperti d’Oltremanica pensano sia la chiave di volta per i futuri open air - Intanto anche i Grigioni hanno deciso di sostenere progetti che mirano allo svolgimento di eventi sicuri

Senza mascherina e distanze? A Liverpool si tenta il salto verso la «normalità»
© Keystone/Emilio Morenatti

Senza mascherina e distanze? A Liverpool si tenta il salto verso la «normalità»

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Quale sarà la nuova frontiera dei grandi eventi? O meglio, torneremo a vivere i concerti senza l’impiccio della distanza sociale e della mascherina? Domande, queste, che a ridosso soprattutto del periodo estivo iniziano a dilagare più insistentemente tra la popolazione e la pressione sulla politica – oltre a quella della campagna vaccinale e dei ritardi nella fornitura delle dosi – si fa sempre più forte. Negli ultimi mesi diversi organizzatori di eventi sparsi per tutta Europa, ma non solo, sono saliti in cattedra e hanno dato luce verde a vari esperimenti scientifici per testare se in un futuro a breve termine sarà effettivamente possibile tornare ad ascoltare musica dal vivo lasciando il virus «al di là» delle transenne. Dopo Amsterdam, Barcellona e Oklahoma City dove il pubblico - dalle 1.300 alle 5.000 persone - ha assistito a prove di (nostalgica) normalità con eventi-pilota travestiti da concerti, a rompere gli schemi pandemici potrebbe pensarci il Regno Unito. Il Governo di Boris Johnson, dopo aver vaccinato oltre 23 milioni di abitanti, ha infatti dato il via libera a un evento musicale dal vivo per 5 mila persone senza alcun tipo di protezione sanitaria. Niente mascherina e niente distanza sociale. Anzi, bisognerà solo essere muniti di un biglietto d’ingresso e di un tampone negativo.

Liverpool farà da apripista?

Il progetto pilota, inserito nel Programma di ricerca sugli eventi (ERP) del Governo, avrà luogo il 2 maggio al Sefton Park di Liverpool e secondo i ministri britannici potrebbe essere la chiave di volta per i futuri aventi all’aperto. I fortunati che riusciranno ad accaparrarsi un biglietto per il concerto dovranno, prima di varcare l’entrata, fornire la prova di essersi sottoposti a un tampone con esito negativo, lasciare i dettagli dei propri contatti al NHS Test and Trace, ovvero il servizio di tracciamento sanitario britannico, e infine sottoporsi a un’ulteriore tampone al termine dell’evento. Niente di più. In cambio, invece, riceveranno l’impagabile sensazione di aver assistito a un concerto come se fosse il 2019. I ricercatori presenti al Sefton Park avranno modo di esaminare i movimenti e i comportamenti della folla di 5.000 persone con più facilità vista la capacità massima dell’area interessata di 7.500 spettatori.

Dato che l’evento farà parte di un esperimento scientifico, gli organizzatori hanno fatto sapere che potranno partecipare solo i residenti della città di Liverpool. Il segretario di Stato per il digitale, la cultura, i media e lo sport del Regno Unito Oliver Dowen si è dichiarato ottimista circa il progetto: «Siamo un passo più vicini a un’estate di eventi dal vivo ora che è in corso il programma guidato dalla scienza. Sperimentare diverse misure per ridurre la trasmissione del virus ci consentirà di raccogliere prove a sufficienza per aggiornare i nostri piani di protezione e consentire eventi futuri». L’evento di Liverpool, dicevamo, segue le orme di altri progetti pilota europei che hanno sperimentato diverse misure affinché i grandi appuntamenti tornino ad essere una realtà.

© Twitter
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Amsterdam prova a ripartire dallo Ziggo Dome
Prove di normalità si sono verificate prima nei Paesi Bassi, dove a inizio marzo 1.300 cittadini olandesi hanno partecipato a un esperimento sull’alleggerimento delle misure anti-COVID con musica dal vivo della durata di 4 ore allo Ziggo Dome di Amsterdam, l’arena da concerti più grande del Paese. Per far parte del test era necessario mostrare un tampone negativo di al massimo 48 ore precedenti e all’interno del Dome il pubblico è stato suddiviso in gruppi da 250 persone con diverse regole da seguire. Ad esempio, alcuni dovevano rispettare le distanze sulla pista da ballo, altri dovevano cantare e urlare il più possibile così da poter seguire la diffusione della loro saliva grazie a un drink fluorescente distribuito dagli organizzatori, un gruppo doveva indossare per tutta la durata del concerto la mascherina (anche se per la maggior parte del tempo finiva sotto il mento) mentre un altro non aveva l’obbligo di portarla. L’esperimento olandese aveva anche incassato l’approvazione dell’ex capo della task-force scientifica della Confederazione Matthias Eggert che aveva definitivo il test «un metodo interessante per capire se le misure in atto possano funzionare».

© EPA/Ferdy Damman
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In festa al Palau Sant Jordi di Barcellona
Sulla falsariga dell’evento-pilota tenutosi ad Amsterdam, sul fronte spagnolo gli organizzatori hanno voluto mettere in scena un concerto che si avvicinasse il più possibile ai classici eventi pre-pandemici dal punto di vista dell’affluenza di spettatori. Muniti di mascherina FFP2 e tampone negativo 5.000 persone si sono radunate al Palau Sant Jordi di Barcellona per assistere allo show della band indie rock spagnola «Love of Lesbian». L’esperimento, andato a buon fine secondo gli organizzatori visto che solo 6 dei 5 mila spettatori sono risultati positivi alla COVID-19 e non hanno potuto partecipare, è stato supervisionato da un team medico che dopo aver testato musicisti, pubblico e organizzatori ha dato il via libera a una super bolla protettiva di persone che, con la mascherina, si sono ammassati a ballare sotto il palco ridando speranza agli organizzatori in vista dell’estate.

© Keystone/Emilio Morenatti
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Il concerto «in bolla» dei Flaming Lips
Una bolla di persone, dicevamo. E gli organizzatori del concerto dei Flaming Lips andato in scena il 22 gennaio al Criterion di Oklahoma City hanno preso alla lettera questo stratagemma per svolgere l’evento in totale sicurezza. Sia il pubblico che la band, infatti, hanno passato la serata in una sorta di grosse palle gonfiabili di plastica nelle quali potevano stare fino a tre persone. L’idea era arrivata da un disegno fatto a mano e poi pubblicato sui canali social da Wayne Coyne, il cantante dei Flaming Lips. Nella prima metà dello schizzo era raffigurato sul palco durante uno dei suoi show del 2019, quando si era esibito all’interno di una bolla di plastica. Nella seconda metà, con la dicitura 2020, erano tutti nelle bolle: spettatori compresi.

Ci provano anche i Grigioni

Anche dalle nostre parti c’è chi non ha nessuna intenzione di rimanere con le mani in mano. Il Governo retico ha infatti deciso di sostenere un progetto pilota del settore privato che mira allo svolgimento di eventi sicuri. La pianificazione del primo test è pronta e sarà sperimentato nel mese di maggio in occasione di un’assemblea comunale che ospiterà fino a 300 persone. Il responsabile dello stato maggiore di crisi Martin Bühler ha spiegato che da parte del Cantone sono già state prese tutte le decisioni necessarie. Tuttavia, gli ulteriori passi nell’implementazione del sistema «Covent», nonostante sia ancora in fase di sviluppo, dipenderanno dalle disposizioni federali. Il sistema di controllo Covent sarà poi utilizzato prima della fine di maggio durante un evento pilota di tre giorni con 1.000 persone. Seguiranno altri eventi in giugno, mentre in luglio è prevista una collaborazione con il Festival da Jazz della durata di tre settimane in Engadina Alta.

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