Sequestro da 20 milioni a DHL

Italia

Un vero e proprio sistema, basato su un giro di false fatture e finte cooperative che assumevano i fattorini, sarebbe stato messo in piedi da una società del colosso tedesco

Sequestro da 20 milioni a DHL
© KEYSTONE/Rolf Vennenbernd

Sequestro da 20 milioni a DHL

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Un «sistema», basato su un giro di false fatture e su «finte» cooperative che assumevano formalmente i fattorini, che avrebbe favorito «lo sfruttamento dei lavoratori», ai quali non venivano versati contributi previdenziali e assicurativi, oltre che «pratiche di concorrenza sleale».

Lo avrebbe messo in piedi, appoggiandosi a un consorzio e a ben 23 società di intermediazione di manodopera, la Dhl Supply Chain Italy spa, società del colosso tedesco della logistica e dei trasporti.

Stamani, nei confronti della filiale italiana del gruppo e di suoi manager il Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di finanza (Gdf) di Milano ha eseguito un sequestro preventivo d’urgenza di oltre 20 milioni di euro per una presunta maxi frode sull’Iva.

Secondo i pubblici ministeri (pm), la società del gruppo Dhl per avere a disposizione «meri serbatoi di manodopera», ossia lavoratori da gestire di fatto per le consegne, si interfacciava con il Consorzio Industria dei Servizi, a cui facevano capo diverse società di intermediazione. Con un meccanismo di false fatturazioni, emesse dalle ‘finte’ coop a vantaggio di Dhl, quest’ultima avrebbe abbattuto i propri costi. Allo stesso tempo, le altre società non versavano l’Iva dovuta e nemmeno i contributi per i facchini impiegati.

Nell’inchiesta la Dhl Supply Chain Italy è indagata per la legge italiana sulla responsabilità amministrativa degli enti, mentre dei reati fiscali rispondono Fedele De Vita, presidente della società fino al 2018, e Antonio Lombardo, presidente dal maggio di 3 anni fa.

Tra l’altro, scrivono i pm, «le acquisizioni informatiche», le intercettazioni telefoniche e «le acquisizioni attraverso banche dati confermano una realtà non certo isolata nel territorio lombardo».

Una realtà fatta di «contratti di somministrazione illecita di manodopera fatti passare come contratti di appalto», tariffe «imposte dal committente, che non sono in grado di remunerare la manodopera» e di omessi versamenti «di IVA e contributi» sui «serbatoi di dipendenti», condizione «sostanzialmente ‘imposta’ dal committente», ossia Dhl.

Dall’inchiesta è emerso che, tra il 2016 e il 2019, sarebbero stati oltre 1500 i lavoratori assunti dalle ‘false’ cooperative. Non c’era alcuna «tutela», scrive la Procura, per i lavoratori «esternalizzati», «’costretti’ a passare da una cooperativa all’altra, pena la perdita del posto di lavoro».

Lo dimostrerebbe anche il «tenore» di alcune email agli atti. «L’amministratore delegato Lombardo sapeva tutto perché io gli mandavo per conoscenza a loro», diceva intercettato Claudio Rizzelli, responsabile del Consorzio Ids.

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