Spagna ancora senza maggioranza, boom dell’ultradestra

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I risultati indicano una tenuta dei socialisti del premier uscente Pedro Sánchez - In forte ascesa il partito di estrema destra VOX, che ha raddoppiato i seggi in Parlamento

Spagna ancora senza maggioranza, boom dell’ultradestra
© AP/Bernat Armangue

Spagna ancora senza maggioranza, boom dell’ultradestra

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Previsioni della vigilia confermate in Spagna, dove il Partito socialista (PSOE) si è confermato prima forza politica alle elezioni generali, bissando il successo dello scorso aprile. Chiamati nuovamente al voto dopo il fallimento dell’investitura a premier di Pedro Sánchez nei mesi scorsi, causato dal mancato accordo tra socialisti e Podemos, per gli elettori spagnoli si è trattato del quarto appuntamento con le urne nel corso degli ultimi quattro anni.

Nonostante il nuovo successo elettorale col 30% delle preferenze (secondo i risultati scrutinati al 95%), il Partito socialista ha però dovuto registrare una perdita di consensi rispetto all’ultima tornata elettorale, ottenendo un numero inferiore di seggi in Parlamento. Una realtà, quest’ultima, ampiamente pronosticata dai sondaggi elettorali, che complicherà ulteriormente la posizione dei socialisti nel nuovo tentativo di formazione del Governo.

Abascal protagonista
La palma di protagonista assoluto delle elezioni spetta all’estrema destra di VOX, la formazione presieduta da Santiago Abascal che ha raddoppiato il numero di seggi in Parlamento, passando dai 24 ottenuti in seguito al voto dello scorso aprile agli oltre 50 dell’ultima tornata elettorale.

In netta ripresa anche il Partito popolare (PP), tradizionale espressione dell’elettorato di destra spagnolo, che si è nuovamente attestato come seconda forza politica nazionale, superando la soglia del 20% delle preferenze ed ottenendo oltre 80 seggi al Congresso.

Crollo assoluto invece per Ciudadanos, terzo componente del blocco di centro destra. La formazione di Albert Rivera è passata infatti da 57 a 10 seggi in Parlamento, attestandosi come sesta forza politica spagnola, superata anche dagli indipendentisti catalani di Esquerra Republicana (ERC).

Il peso della Catalogna

A rafforzare la posizione di VOX ha contribuito senza dubbio il conflitto politico in corso in Catalogna. Le immagini dei violenti scontri di piazza tra manifestanti indipendentisti e forze di polizia delle scorse settimane, seguiti alla sentenza del Tribunale supremo che ha condannato al carcere i leader dell’indipendentismo catalano, hanno fatto breccia in una parte consistente dell’elettorato spagnolo, che, come dimostrato dal risultato elettorale, ha optato per VOX, formazione che, sin dal principio, ha posto la salvaguardia dell’unità nazionale al centro del proprio programma elettorale. In sede di campagna elettorale Abascal ha ribadito più volte di volere una nuova applicazione dell’art.155 della Costituzione in Catalogna, esautorando così il Governo regionale di Quim Torra, chiedendo al tempo stesso di dichiarare illegali i partiti indipendentisti catalani.

Sul fronte del centro sinistra, nonostante la nuova affermazione dei socialisti in termini assoluti, le urne hanno fatto registrare il cattivo risultato di Podemos, sceso al di sotto del 10% delle preferenze. Un risultato negativo su cui ha inciso anche la nascita di Más País, la neonata formazione presieduta da Iñigo Errejón, ex uomo forte di Podemos ed alleato stretto di Pablo Iglesias. Nonostante non abbia superato la soglia di sbarramento necessaria per sedersi in Parlamento, Más País ha comunque sottratto diverse migliaia di voti alla formazione di Iglesias.

Bene gli indipendentisti
Gli indipendentisti catalani di Esquerra Republicana (ERC) si sono nuovamente affermati come partito più votato in Catalogna, seguiti dai socialisti. Bene anche JxCAT, la formazione che fa capo all’ex presidente catalano Puigdemont.

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