Spuntano nuovi documenti, raffiche di critiche per Facebook

stati uniti

Scarsa attenzione a messaggi d’odio, disinformazione e interferenze, priorità a crescita e profitti - Diversi media statunitensi rivelano richieste d’intervento e allarmi ignorati dai vertici del noto social network

Spuntano nuovi documenti, raffiche di critiche per Facebook
© AP/Kirsty Wigglesworth

Spuntano nuovi documenti, raffiche di critiche per Facebook

© AP/Kirsty Wigglesworth

Segnalazioni inascoltate, allarmi ignorati, appelli all’azione caduti nel vuoto. Ma anche interferenze dei manager per spianare la strada a politici e vip. I Facebook Papers aprono probabilmente la crisi peggiore di sempre per il social di Mark Zuckerberg che, dopo lo scandalo di Cambridge Analytica, pensava o quantomeno sperava di aver superato il test maggiore.

Passate al setaccio da 17 media americani, le 10’000 pagine di documenti interni alla società consegnati alla Sec offrono uno spaccato di una Facebook dove - come denunciato dall’ex dipendente talpa Frances Hughues - i profitti e la crescita sono favoriti rispetto a tutto il resto, anche alla sicurezza degli amici. Proprio per non pesare sui conti Zuckerberg, campione dalla libertà di espressione negli Stati Uniti, si è piegato alla richiesta del partito comunista vietnamita di censurare i post anti-governativi. Non farlo avrebbe esposto Facebook al rischio di finire offline nel paese dove, secondo alcune stime, realizza un miliardo di ricavi l’anno.

Sempre su Zuckerberg ricadrebbe la responsabilità di diverse decisioni sui post su politici e celebrità. I documenti rivelano interferenze dei manager per consentire ai vip di postare qualsiasi cosa a prescindere da eventuali violazioni delle regole. «In molti casi la decisione sul mancato rispetto delle norme» da parte di persone di alto profilo «è stata presa da manager e in alcuni casi da Zuckerberg», ha denunciato un dipendente.

Accuse pesanti per il 37enne amministratore delegato e fondatore di Facebook, un gigante controllato da Zuckerberg che è anche presidente del consiglio di amministrazione oltre a detenere il 58% delle azioni con diritto di voto, con le quali il suo potere è praticamente senza limiti nella società ma anche di fronte al board. Una posizione quindi di estrema forza che lo espone ora a dure polemiche.

«Invece di cambiare nome, Facebook dovrebbe cambiare amministratore delegato», affermano alcuni critici riferendosi all’atteso cambio della denominazione e del logo del social per riflettere meglio il metaverso.

Oltre a gettare un’ombra su Zuckerberg direttamente, i documenti sollevano dubbi sul ruolo di Facebook nella disinformazione sulle elezioni e l’attacco del 6 gennaio, con l’incapacità di agire sul movimento «Stop the Steal» dei fan di Donald Trump. Ricerche interne a Facebook hanno mostrato la consapevolezza dei manager della società sui problemi legati ai discorsi d’odio e alla disinformazione, alla quale - rivelano i file - contribuiscono proprio i prodotti creati da Facebook e le sue politiche. La lotta alla cattiva o falsa informazione - hanno denunciato ancora i dipendenti - è minata dalle considerazioni politiche. Il problema dei discorsi di incitamento all’odio non riguarda comunque solo gli Stati Uniti ma si spinge ben oltre i suoi confini fino ad arrivare all’India e all’Etiopia.

La fotografia scattata dai documenti - che includono anche segnalazioni sul traffico di esseri umani - mostra una Facebook in qualche modo spietata che rischia di attirarsi ancora di più i malumori e le critiche delle autorità di tutto il mondo. A Wall Street comunque Facebook qualche «amico» ancora lo ha e nonostante la tempesta che si sta scatenando avanza decisa.

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

Ultime notizie: Mondo
  • 1
  • 2

    Levy in lacrime al Bundestag

    GIORNATA DELLA MEMORIA

    Il presidente della Knesset si è più volte commosso – Inge Auerbacher: «Il cancro dell’antisemitismo si è risvegliato»

  • 3

    Fridays for Future si prepara per il prossimo sciopero

    clima

    Il prossimo 25 marzo gli attivisti scenderanno in piazza per chiedere che «vengano garantiti i risarcimenti climatici da parte del nord del mondo che ha le maggiori responsabilità. Questi risarcimenti non dovrebbero essere prestiti, ma finanziamenti per le comunità indigene ed emarginate»

  • 4

    Easyjet è vicina ai livelli pre pandemia

    aviazione

    L’amministratore delegato Johan Lundgren si dice fiducioso sul 2022 e preannuncia che la domanda per l’estate sarà «forte, con il Regno Unito e le rotte turistiche che andranno particolarmente bene»

  • 5

    La Catalogna toglie il pass obbligatorio in bar e ristoranti

    spagna

    Lo hanno deciso le autorità della regione spagnola dopo che, negli ultimi giorni, è stata registrata una stabilizzazione della situazione epidemiologica – Eliminato anche il limite di 10 persone per riunioni sociali, mentre rimangono ancora chiusi i locali notturni

  • 1
  • 1