Stati Uniti: le elezioni più costose della storia

USA 2020

Il bilancio totale previsto di quasi 14 miliardi di dollari (quasi 13 miliardi di franchi al cambio attuale), di cui 6,6 miliardi per le presidenziali

Stati Uniti: le elezioni più costose della storia
©EPA/RICK D'ELIA

Stati Uniti: le elezioni più costose della storia

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Le elezioni alle porte negli Usa hanno infranto ogni record del passato diventando le più costose della storia americana, con un bilancio totale previsto di quasi 14 miliardi di dollari (quasi 13 miliardi di franchi al cambio attuale), di cui 6,6 miliardi per le presidenziali, quasi il triplo dei 2,4 miliardi del 2016. Raddoppiati i costi delle gare federali per Camera e Senato. Sono le proiezioni del Center for responsive politcs.

La somma per la corsa alla Casa Bianca è stata gonfiata, in parte, dalla partecipazione alle primarie democratiche di due candidati miliardari che si sono autofinanziati, Michael Bloomberg e Tom Stayer, ma anche dalla raccolta fondi record di Joe Biden. Il center for responsive politics prevede che la campagna del candidato democratico, che ha già raccolto 938 milioni al 14 ottobre, sarà la prima a superare il miliardo di dollari in fund-raising (la cifra raccolta dai due candidati, sommata ai fondi raccolti dai partiti, supera già questo ammontare).

In queste elezioni ci sono anche otto dei dieci duelli più costosi che siano mai avvenuti per il Senato, compreso quello in North Carolina tra il senatore repubblicano Thom Tillis e il suo sfidante democratico Cal Cunningham, che ha già superato i 272 milioni di dollari. Si tratta di una delle quattro gare senatoriali che hanno varcato il tetto dei 200 milioni di dollari quest’anno (le altre sono in Iowa, South Carolina e Arizona), una cosa mai accaduta in elezioni senza candidati che si autofinanziano.

Biden davanti a Trump in sondaggio

Intanto Joe Biden è davanti a Donald Trump, 54% a 42%, nell’ultimo sondaggio della Cnn a livello nazionale: un vantaggio di 12 punti, «il più alto di qualsiasi candidato in oltre due decenni nei giorni finali della campagna elettorale», anche se poi a decidere è il risultato nei singoli Stati per il meccanismo dei grandi elettori.

Dal sondaggio non emergono indicazioni che Trump abbia allargato la sua base. Le chance del presidente di chiudere il gap sembrano legate all’affluenza nell’election day: Biden ha quasi due terzi del supporto tra quelli che hanno già votato (64% a 34%) o che intendono votare anticipatamente ma non l’hanno ancora fatto (63% a 33%), mentre l’inquilino della Casa Bianca guida, 59% a 36%, tra coloro che andranno a votare il 3 novembre.

Confermate le dinamiche demografiche: tra le donne Biden stacca Trump 61% a 37%, tra gli uomini è testa a testa (48% Trump, 47% il suo rivale). Nel voto di colore l’ex vicepresidente ha quasi 50 punti di vantaggio: 71% a 24%. I bianchi invece si dividono: 50% per il presidente, il 48% per il suo avversario.

Questi dati nascondono ulteriori divisioni in base al genere, alla razza e all’educazione. A favore di Biden le donne di colore (77% a 21%), le donne bianche (54% a 45%) e gli uomini di colore (64% a 28%). Gli uomini bianchi invece preferiscono Trump: 56% a 41%.

Il candidato democratico ha un vantaggio di 30 punti tra gli elettori con la laurea, mentre quelli senza si dividono equamente. Tra i bianchi con una laurea Biden guida, 58% a 40%, mentre tra i bianchi senza il titolo universitario il risultato è esattamente speculare: 58% per Trump e 40% per Biden.

N. Carolina: voto postale esteso

Dal canto suo, la Corte suprema ha consentito in North Carolina, uno degli Stati in bilico, il conteggio dei voti per corrispondenza ricevuti entro nove giorni dall’election day purché abbiano il timbro postale.

Una vittoria per i democratici, una sconfitta per Trump e i repubblicani, i quali avevano chiesto che fosse reintrodotta l’estensione di soli tre giorni decisa dal parlamento statale lo scorso giugno. Una corte d’appello federale aveva autorizzato i nove giorni disposti dalla commissione elettorale statale a causa della pandemia.

Il collegio del massimo organo giudiziario degli Usa ha respinto l’istanza dei repubblicani senza commento. La nuova giudice conservatrice della corte suprema Amy Coney Barrett non ha preso parte alla decisione, perché non ha avuto tempo di esaminare completamente le memorie.

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