«Stop al commercio globale degli strumenti di tortura»

diritti umani

L’appello di Amnesty International e della Omega Research Foundation alla vigilia di una riunione dell’ONU: «I Governi devono porre fine ai business del dolore» - Un rapporto denuncia anche le violazioni degli agenti di polizia

«Stop al commercio globale degli strumenti di tortura»
© AP/Nariman El-Mofty

«Stop al commercio globale degli strumenti di tortura»

© AP/Nariman El-Mofty

Proibire il commercio globale di attrezzature progettate per infliggere dolore e lesioni alle persone è l’obiettivo per il quale si battono Amnesty International e la Omega Research Foundation in concomitanza con un vertice sul tema dell’ONU. In un nuovo rapporto intitolato «Ending the torture trade: the path to global controls on the tools of torture» (Terminare il commercio per la tortura: la via per i controlli internazionali sugli strumenti di tortura) le organizzazioni hanno anche chiesto ispezioni sulle attrezzature convenzionali in dotazione alle polizie affinché si possa garantire che esse non finiscano in mano ad autori di violazioni dei diritti umani (vedi anche i numerosi abusi emersi con le pistole taser).

Presentando il documento, Patrick Wilken, responsabile di Amnesty International per il settore business, sicurezza e diritti umani, ha dichiarato che «a trent’anni dalla proibizione alla tortura a livello internazionale le persone continuano ad essere torturate, spesso fino alla morte, nelle prigioni e nei centri di detenzione di tutto il mondo». Oggi, ha specificato, si assiste ad un paradosso: «È assurdo vietare la tortura mentre si permette che continui il commercio di strumenti progettati appositamente a questo fine». Ma c’è di più. «Quando nel mondo manifestanti soffocano a causa dei gas lacrimogeni e sono feriti da proiettili di gomma c’è urgente bisogno di rafforzare i controlli sul commercio di attrezzature per il mantenimento dell’ordine. Se finiscono nelle mani sbagliate, equipaggiamenti standard come manette e manganelli possono diventare oggetti di tortura». L’esortazione delle associazioni umanitarie è che «i Paesi devono unirsi per creare uno strumento globale e giuridicamente vincolante per regolare il commercio di questi prodotti».

Il rapporto di Amnesty e Omega esprime la linea di 60 Stati dell’Alleanza per un commercio libero da tortura. La battaglia è anche quella di vietare il commercio di attrezzature legate alla pena di morte come la forca e le sedie elettriche tuttora utilizzate in Cina, Stati Uniti, India, Giappone, Corea del Nord, Bielorussia e Iran. Violazioni costanti ai diritti umani sono state riscontrate, come detto, anche da parte delle forze dell’ordine di varie nazioni. Segnalazioni di torture in carcere sono frequenti in Paesi come la Turchia, la Colombia, l’Arabia Saudita, il Burundi e nella stessa Bielorussia di Lukashenko. Del resto - concude il rapporto - anche le aziende hanno la responsabilità di rispettare i diritti umani» e gli Stati non possono più far finta di niente.

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

Ultime notizie: Mondo
  • 1
  • 1