«Storia falsa» e il New Yorker restituisce il premio

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La testata era stata insignita di un importante riconoscimento giornalistico ma dopo aver scoperto che l’indagine premiata conteneva informazioni scorrette i vertici hanno restituito l’onorificienza

«Storia falsa» e il New Yorker restituisce il premio
©Shutterstock.om

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Anche le testate internazionali più blasonate scivolano in incidenti imbarazzanti. Il prestigioso magazine statunitense New Yorker ha restituito un importante riconoscimento giornalistico dopo avere scoperto con un’indagine interna che l’articolo premiato conteneva informazioni false.

Nel 2018 il periodico pubblicò una lunga inchiesta sul fenomeno emergente in Giappone dei cosiddetti ‘parenti in affitto’. La storia era centrata su una società che offre ai clienti degli attori che fingono di essere membri della famiglia. Autore del lungo pezzo, «A Theory of Relativity», è Elif Batuman, romanziere e autore della rivista dal 2010.

La storia è valsa al New Yorker il National Magazine Award ma la rivista ha poi scoperto che i tre protagonisti principali dell’articolo avevano ingannato l’autore e la squadra che si occupa del fact-checking. Sono risultate false persino le prime righe dell’articolo, dove si racconta che «due anni fa Kazushige Nishida, un uomo d’affari di sessant’anni, ha iniziato ad affittare una moglie part-time e una figlia» dopo la morte della sua vera moglie.

Un mese fa il magazine aveva aggiunto una nota alla versione online dell’articolo, sottolineando che i risultati dell’indagine «contraddicono aspetti fondamentali delle storie di queste persone e minano ampiamente la credibilità di ciò che ci hanno detto». Ma aveva lasciato la storia nel suo sito perchè il fenomeno dei «parenti in affitto» in Giappone è «ben documentato» e fornisce una «esplorazione delle idee di famiglia in Giappone e più in generale».

Il magazine aveva avviato la sua indagine dopo che nel 2019 un media giapponese aveva segnalato che un dipendente di Family Romance, lo stesso descritto nell’articolo, «si era finto cliente della società in un documentario tv». L’American Society of Magazine Editors, che assegna i National Magazine Awards, ha annunciato la decisione della rivista venerdì, lodando il New Yorker per la sua indagine e per la sua decisione di restituire il riconoscimento.

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